Concimazione del lampone: teoria e pratica

La concimazione è una pratica che consiste nel modificare le caratteristiche chimiche del terreno, in maniera tale da apportare quegli elementi necessari alla pianta per poter vegetare e svilupparsi al meglio.

Il lampone ha un’intensa attività vegetativa che per larghi tratti della stagione di crescita la porta a sviluppare contemporaneamente sia elementi vegetativi (foglie, nuovi polloni, radici) sia elementi generativi (fiori e frutti).
Per fare tutto questo la pianta sfrutta ciò che riesce a captare con le sue radici e le sue foglie: acqua, aria, energia solare, elementi nutritivi.

Nella normale coltivazione del lampone noi andiamo ad asportare dal lamponeto sia foglie e tralci di potatura, sia frutta (Fig 1 & 2). Queste parti della lampone sono costate alla pianta energia e sfruttamento degli elementi nutritivi che è riuscita ad assorbire.


L’idea è dunque quella di apportare al nostro appezzamento di lamponi l’equivalente degli elementi nutritivi utilizzati per produrre quei tralci e quei lamponi, mediante la concimazione. E più ancora nello specifico, l’idea deve essere quella di apportare il quantitativo preciso di elementi nutritivi necessario per far sì che la pianta possa svilupparsi al meglio, garantirci una buona fruttificazione e nel caso della coltivazione in suolo, evitare di ridurre la fertilità del terreno in cui il lampone viene coltivato.

Si possono utilizzare sia concimi che fertilizzanti, con l’obiettivo di apportare i giusti livelli di diversi elementi, generalmente raggruppati in:
– macro elementi (quelli utilizzati in quantità superiori): Azoto (che possiamo trovare indicato col suo simbolo N), Fosforo (P), Potassio (K)
– meso elementi (utilizzati in quantità intermedie): Magnesio (Mg), Calcio (Ca) e Zolfo (S)
– microelementi (utilizzati in piccole quantità dalle piante): Ferro (Fe), Manganese (Mn), Boro (B), Molibdeno (Mo).

Gli elementi e il loro utilizzo


Tra i macro elementi ricordiamo anche Carbonio (C), Ossigeno (O) ed Idrogeno (H), che la pianta ottiene dall’aria (carbonio e ossigeno) e dall’acqua (idrogeno), di cui sono composte le piante per oltre il 90%. Sono elementi fondamentali per le piante, ma che non apportiamo con la concimazione. Il restante 10% circa delle piante è composto dalla parte minerale: è proprio quella parte che noi possiamo apportare con la concimazione.

Figura 3  Nutrizione della pianta dall’aria e dal terreno.  FONTE: Anka Rojc Polanec et al., 2014, “Fondamenti della nutrizione delle piante e della fertilizzazione

È bene specificare che i termini “macro, meso, micro elementi” fanno riferimento solamente alla quantità totale che viene utilizzata dalle piante per ciascuno di questi elementi.

È altrettanto importante sottolineare che questa categorizzazione non vuole assolutamente essere una classifica di importanza di ciascuno di questi elementi per l’accrescimento stesso della pianta.

Legge di Liebig

Un concetto importante da tenere sempre a mente è che se c’è anche solo una carenza, ovvero una mancanza di anche solo uno degli elementi nutritivi, mentre tutti gli altri elementi sono presenti e disponibili in quantità ideali, la pianta soffre e si dice che va in “carenza”. È importante dunque essere equilibrati e non dimenticarsi nemmeno uno degli elementi nutritivi della pianta.

Questo è un principio di agronomia, detto anche “legge di Liebig”, esemplificato dalla nota immagine del barile di Liebig (Fig. 4): la crescita è controllata non dall’ammontare totale delle risorse naturali disponibili, ma dalla disponibilità di quella più scarsa.

Figura 4  Barile di Liebig. FONTE: it.garynevillegasm.com

Ovvero: se come nel caso dell’immagine l’azoto (N) è l’elemento presente in quantità minore, tutto lo sviluppo della pianta sarà limitato dalla presenza dell’azoto, anche se gli altri elementi sono presenti in quantità superiori.

Per lo stesso principio, gli elementi apportati in maniera sproporzionatamente superiore agli altri saranno sprecati, in quanto la pianta non sarà comunque in grado di utilizzarli.

Gli elementi nutritivi e le loro funzioni.

Azoto: è un elemento fondamentale per la costituzione delle proteine della pianta e la sua presenza influenza notevolmente l’accrescimento della pianta, e di conseguenza anche il potenziale produttivo. D’altra parte un suo eccesso può portare ad uno squilibrio vegetativo a discapito della fruttificazione e anche ad una maggiore sensibilità ai danni da gelo invernali. L’azoto può essere assorbito in forma ammoniacale che in forma nitrica (Vedi fig 5). Può essere assorbito anche per via fogliare.

Fosforo: lo troviamo nelle proteine e in generale in ciascun processo metabolico che richieda l’utilizzo di ATP (adenosina trifosfato) che è la “moneta energetica” utilizzata dalla pianta. Non è un elemento molto mobile nel terreno, per cui potrebbe essere presente anche in grande quantità, ma non tutto quanto è disponibile per la pianta. Soprattutto nei momenti di scarsa attività, come quando ci sono eccessi idrici o clima freddo, il fosforo potrebbe non essere facilmente assorbibile. Il fosforo viene assorbito sotto forma di ione fosfato.

Potassio: molto importante per la qualità della frutta e per la resistenza della pianta agli stress. Un buon livello di potassio garantisce un ottimale ingrossamento dei frutti e una loro migliore serbevolezza, oltre che una maggiore resistenza delle pareti cellulari. Viene assorbito come K+.

Magnesio: è un componente fondamentale della molecola della clorofilla e attivo in diverse reazioni enzimatiche. Viene assorbito come Mg++.

Calcio: è l’elemento principale delle pareti cellulari, fondamentale per l’accrescimento delle cellule. Viene assorbito come Ca++.

Microelementi: molte sono le funzioni dei microelementi nel normale sviluppo della pianta e sarebbe difficile ridurre la descrizione a poche righe. Suggeriamo di approfondire l’argomento a parte.

Figura 5  Elementi nutritivi e loro forme di assorbimento.

I concimi

I concimi sono quei composti che contengono gli elementi nutritivi che le piante sono effettivamente in grado di assorbire.

La concimazione può essere fatta con concimi organici e con concimi minerali.

I concimi organici sono, ad esempio, il letame, e in generale le feci animali, che apportano al terreno sostanza organica e elementi nutritivi. Sono normalmente a più lento rilascio e per questa caratteristica possono essere preferiti in fase di concimazione pre impianto, quando ancora la coltura non è presente.

I concimi minerali invece sono a più pronta azione e vengono prodotti partendo da una base inorganica.

I concimi organici e quelli minerali hanno vantaggi e svantaggi entrambi e non devono essere visti come alternativi gli uni agli altri. Bisogna studiarne le caratteristiche ed utilizzarli in maniera appropriata entrambi in modo da ottenere i migliori risultati.

I concimi minerali consigliati sono:
– azoto: forma nitro ammoniacale. Nel caso di terreni a pH basico è consigliato l’uso di concimi a reazione acida come solfato e fosfato ammonico (Fig 6).
– fosforo: fosfato ammonico.
– potassio: solfato potassico.
– calcio: nitrato di calcio.
– magnesio: solfato di magnesio.
– microelementi: chelati di ferro e di manganese.

Figura 6  Solfato ammonico.

Facciamo ora un esempio pratico di come si calcola il quantitativo di concime da distribuire.

Normalmente si esprime il fabbisogno delle nostre piante di un certo elemento in kg di quello specifico elemento. Se dunque dobbiamo apportare 80 kg di azoto (80 kg di elemento azoto) e abbiamo a disposizione un concime come il solfato di ammonio che contiene il 21% di N (quantitativo che possiamo leggere in etichetta), vuol dire che dovremo apportare 380 kg di solfato di ammonio. Infatti il 21% di 380 kg di solfato di ammonio equivale agli 80 kg di azoto che dobbiamo apportare al nostro impianto.

Le condizioni di crescita

E’ importante apportare i fertilizzanti, ma è altrettanto importante renderli disponibili. Ovvero è necessario creare un’ambiente in cui i fertilizzanti possano effettivamente essere assorbiti dalla pianta.

Dobbiamo preparare l’ambiente di coltivazione delle nostre piante prima di mettere a dimora le piante: è una cosa che non possiamo più fare dopo il trapianto. Se non ci sono le condizioni adatte sin da subito rischiamo di vanificare i nostri sforzi ed i nostri investimenti. È bene tenerne conto in fase di preparazione dell’impianto.

Come sappiamo ci sono piante che preferiscono un pH neutro, altre piante che preferiscono un pH sub acido. E questo è il caso del lampone, il quale preferisce un pH attorno al 6. Il lampone è infatti in grado di assorbire efficacemente gli elementi nutritivi di cui ha bisogno, in quantità equilibrate, ad un pH attorno al 6.

Analizzando la figura 7, un pH troppo basso renderebbe indisponibili elementi quali azoto, fosforo, calcio e altri ancora. Un pH troppo alto, al contrario, ridurrebbe eccessivamente la capacità di assorbire ferro, manganese e in generale soprattutto i microelementi.

Figura 7 L’influenza del pH del suolo sulla disponibilità dei nutrienti. FONTE: http://www.ekogrow.it

Da non sottovalutare è l’interazione tra micro organismi presenti nel terreno e capacità delle piante di assorbire gli elementi nutritivi: infatti una buona presenza di funghi micorrizici può favorire l’assorbimento di alcuni elementi, come il fosforo.

Antagonismi

Eventuali eccessi di un elemento possono portare come conseguenza ad un più limitato assorbimento di un altro elemento e questo porta ad una carenza. Credevamo di aver concimato abbastanza e invece a causa di un disequilibrio di fatto non rendiamo disponibili tutti gli elementi. Ad esempio: un eccesso di potassio (K) porta a un limitato assorbimento di magnesio (Mg) e boro (B), ma al contrario favorisce un sovra assorbimento di ferro (Fe) e manganese (Mn).

Tutto questo porta a dei disequilibri, che sono da evitare. Come in tutte le cose: ci vuole equilibrio.

Momenti e metodi di applicazione

Fase di studio

Suggeriamo sempre di eseguire regolarmente delle analisi del suolo, dell’acqua di irrigazione, delle foglie delle piante e, nel caso si effettui la fertirrigazione, fare delle analisi di routine sulla soluzione nutritiva, per verificare che l’impianto lavori in maniera corretta. Queste analisi ci permetteranno di studiare il piano di concimazione ideale da adottare nell’impianto.

Sarebbe opportuno studiare contemporaneamente le analisi del suolo e le analisi fogliari, perché le prime ci danno l’idea di ciò che è presente nel suolo, le seconde ci danno un’idea della capacità effettiva della pianta di utilizzare ciò che hanno a disposizione nel suolo.

L’osservazione costante e puntuale delle piante è importantissima perché sono loro stesse a suggerirci come stanno. In particolare consigliamo di fare l’occhio a quelli che sono i segnali che ci danno i nostri lamponi con la colorazione delle foglie: FIG 8.

Figura 8 Diagnosi visiva di deficienza nutrizionale. FONTE: http://www.smart-fertilizer.com

Come distribuire i concimi

Le piante sono in grado di assorbire i nutrienti sia dalle radici che dalle foglie.
Normalmente macro e meso elementi vengono somministrati per via radicale, mentre i microelementi possono essere applicati anche per via fogliare, rendendoli più prontamente disponibili.

Nel caso di coltivazione in suolo, per quanto riguarda la concimazione di mantenimento, se non si ha a disposizione un impianto di fertirrigzione, allora ci concimi vengono distribuiti frazionati in più momenti durante l’anno.

Normalmente vengono distribuiti in un paio di volte durante l’anno quegli elementi più dilavabili come l’azoto, frazionando la concimazione in due momenti che sono prima del risveglio vegetativo e prima della fioritura.

Nel caso del fosforo e del potassio invece, essendo elementi poco mobili nel terreno, meglio interrare il concime già in autunno, in previsione della successiva stagione di coltivazione e comunque è essenziale aver preparato bene la concimazione di fondo pre-impianto. Non aspettiamoci risultati immediati dopo la concimazione come accade invece per l’azoto: in caso di necessità meglio intervenire per via fogliare, per rimediare più velocemente ad una carenza.

Caldeggiamo la soluzione dell’impianto di fertirrigazione perché col suo utilizzo è più facile gestire in maniera puntuale sia l’irrigazione che la concimazione delle piante.

Nel caso di coltivazione fuori suolo lo riteniamo indispensabile perché in questa maniera siamo in grado di gestire contemporaneamente sia la concimazione che l’irrigazione. Sicuramente il potenziale massimo che possiamo raggiungere con un buon sistema di fertirrigazione è superiore a quello che possiamo raggiungere concimando manualmente più volte l’anno.

Necessità nelle diverse fasi fenologiche

Fasi fenologiche diverse richiedono diverse concimazioni. I singoli elementi nutritivi hanno importanza diversa a seconda del periodo di sviluppo della pianta. In generale l’azoto è richiesto in larga parte durante la fase di sviluppo vegetativo. Meno nelle altre fasi. (Fig. 9)

Figura 9 Lamponi in fase di accrescimento vegetativo. FONTE: Molari Berries & Breeding

Raccomandiamo la concimazione fosforica soprattutto nelle fasi in cui è più attiva la crescita radicale (Fig. 10).
Il potassio e il calcio invece sono richiesti in abbondanza durante la fase di fruttificazione, e nello specifico nella fase di accrescimento del frutto, prima ancora della maturazione.

Figura 10 Radici di lampone in fase di rapido accrescimento. FONTE: Molari Berries & Breeding

Genericamente il lampone ha bisogno dei seguenti elementi nutritivi durante l’anno:
– Azoto: fino a 80 kg di N ad ettaro all’anno.  
– Fosforo: fino a 60 kg di P ad ettaro all’anno.
– Potassio: fino a 100 kg di K ad ettaro all’anno.
– Magnesio: fino a 100 kg di Mg ad ettaro all’anno.

Questi dati vanno presi con molta cautela e suggeriamo di avvalersi sempre della consulenza di un tecnico esperto, nel caso non si abbia esperienza con la coltivazione del lampone.

La concimazione non è l’unico fattore di produzione che può determinare il buono o cattivo esito della nostra coltura. Tuttavia la sua importanza incide per circa il 30% sui risultati che possiamo ottenere: una buona e precisa concimazione è sicuramente determinante per massimizzare la resa del nostro impianto.


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