I mirtilli in gravidanza sono interessanti non soltanto per il loro profilo nutrizionale, ma anche per la presenza di antocianine e altri polifenoli studiati per i possibili effetti sul metabolismo. Un piccolo trial clinico randomizzato condotto negli Stati Uniti ha valutato proprio questa possibilità in un gruppo particolarmente delicato: donne con obesità e ad alto rischio di sviluppare diabete gestazionale.
Per 18 settimane, le partecipanti assegnate all’intervento hanno consumato ogni giorno 280 grammi di mirtilli interi insieme a 12 grammi di fibra solubile. Rispetto al gruppo seguito con le cure prenatali standard, i ricercatori hanno osservato un minore aumento di peso durante la gravidanza, valori più bassi di glicemia al test di screening e una minore concentrazione di proteina C-reattiva, un indicatore dell’infiammazione.
Un secondo lavoro sullo stesso gruppo ha inoltre rilevato cambiamenti favorevoli in alcuni marcatori dello stress ossidativo.
Perché metabolismo e glicemia sono importanti durante la gravidanza
La gravidanza comporta profonde modificazioni metaboliche. Tra queste vi è una fisiologica riduzione della sensibilità all’insulina, necessaria anche a garantire un adeguato apporto di nutrienti al feto. In alcune donne, tuttavia, l’organismo fatica maggiormente a mantenere la glicemia entro valori appropriati.
Obesità pregravidica, precedente diabete gestazionale e alcuni modelli alimentari possono contribuire ad aumentare il rischio.
È in questo contesto che l’alimentazione assume particolare interesse per la ricerca. Frutta, verdura e altri alimenti vegetali apportano fibre e numerosi composti bioattivi, tra cui i polifenoli. I mirtilli sono particolarmente ricchi di antocianine, i pigmenti che conferiscono al frutto il caratteristico colore blu-violaceo e che vengono studiati per la loro interazione con metabolismo, funzione vascolare e processi infiammatori.
Questo non significa che un singolo alimento possa controllare il diabete gestazionale. Gli studi clinici servono piuttosto a verificare se l’inserimento di specifici alimenti all’interno della dieta possa contribuire a modificare alcuni indicatori misurabili.

Mirtilli in gravidanza: come è stato condotto lo studio
Il trial, pubblicato nel 2021 su The Journal of Nutrition da Arpita Basu e colleghi, ha coinvolto 34 donne in gravidanza con obesità, con un’età media di 27 anni e un indice di massa corporea medio di 35,5 kg/m². Circa il 56% aveva già avuto in precedenza un diabete gestazionale e circa il 79% delle partecipanti era di origine ispanica.
Le donne sono state reclutate prima della ventesima settimana di gravidanza e assegnate casualmente a due gruppi. Il gruppo di intervento consumava ogni giorno 280 grammi di mirtilli interi surgelati, pari a due tazze (circa 473 ml) secondo il protocollo statunitense, più 12 grammi di fibra solubile sotto forma di gomma di guar parzialmente idrolizzata.
Il gruppo di controllo riceveva invece l’assistenza prenatale standard. Entrambi i gruppi seguivano inoltre un programma di educazione nutrizionale.
L’intervento è proseguito per circa 18 settimane, arrivando fino alle fasi avanzate della gravidanza. Peso, pressione arteriosa, esami ematici e parametri metabolici sono stati valutati all’inizio, tra la ventiquattresima e la ventottesima settimana e nuovamente tra la trentaduesima e la trentaseiesima.
Meno aumento di peso e una risposta glicemica più favorevole
Uno dei risultati più evidenti ha riguardato l’aumento di peso materno. Al termine dello studio, le donne del gruppo mirtilli più fibra avevano registrato in media un incremento di 6,8 ± 3,2 kg, contro 12,0 ± 4,1 kg nel gruppo di controllo. La differenza era statisticamente significativa.
Anche il test utilizzato per valutare la risposta al glucosio ha mostrato una differenza: la glicemia risultava mediamente pari a 100 ± 33 mg/dL nel gruppo di intervento e 131 ± 40 mg/dL nel controllo. I risultati suggeriscono quindi un profilo glicemico più favorevole nelle donne che avevano seguito l’intervento alimentare.
Un altro dato interessante riguarda la proteina C-reattiva (CRP), un indicatore ematico utilizzato per valutare lo stato infiammatorio. Alla fine dell’intervento era pari a 5,5 ± 2,2 mg/L nel gruppo mirtilli e fibra, rispetto a 9,5 ± 6,6 mg/L nel controllo.
Non tutti i parametri sono però cambiati. Colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi non hanno mostrato differenze significative tra i gruppi. Non sono state osservate differenze neppure nel peso alla nascita dei bambini.

Antiossidanti e stress ossidativo: altri segnali favorevoli
Gli stessi ricercatori hanno successivamente analizzato più in dettaglio i campioni di sangue raccolti nel trial. In un secondo articolo, pubblicato su Antioxidants, sono emerse differenze favorevoli in alcuni indicatori dello stress ossidativo.
Nel gruppo che aveva ricevuto mirtilli e fibra sono aumentati il glutatione ridotto e la capacità antiossidante del siero, mentre è diminuita la malondialdeide, un indicatore della perossidazione dei lipidi. Sono state osservate riduzioni anche di PAI-1 e visfatina, due biomarcatori studiati in relazione alla funzione del tessuto adiposo e ai processi metabolici.
Le antocianine e gli altri polifenoli dei mirtilli rappresentano un possibile contributo a questi risultati. Il frutto utilizzato forniva, secondo l’analisi riportata dagli autori, circa 1.600 mg di polifenoli totali e 700 mg di antocianine al giorno.
I meccanismi restano però da chiarire. Parlare genericamente di “effetto antiossidante” non significa che le antocianine agiscano semplicemente neutralizzando radicali liberi nel sangue: oggi la ricerca considera anche la loro trasformazione in metaboliti, l’interazione con il microbiota e la modulazione di differenti vie cellulari.
Un limite importante: mirtilli e fibra sono stati studiati insieme
Il dato più importante da tenere presente è che lo studio non permette di separare l’effetto dei mirtilli da quello della fibra solubile aggiunta.
Le partecipanti non hanno consumato soltanto 280 grammi di mirtilli, ma anche 12 grammi al giorno di gomma di guar parzialmente idrolizzata. La fibra può a sua volta influenzare sazietà, risposta glicemica, microbiota e metabolismo. Gli stessi autori riconoscono esplicitamente che non è possibile attribuire con precisione i risultati a uno solo dei due componenti dell’intervento.
L’importanza di questa precisazione è confermata anche da ricerche più recenti sulla fibra in gravidanza. Un trial del 2026 condotto su 98 donne ad alto rischio di diabete gestazionale ha osservato che la sola integrazione con fibra solubile migliorava alcuni parametri della risposta glicemica e modificava il microbiota intestinale.
Ciò rafforza la necessità di considerare mirtilli e fibra come un intervento combinato, non come la dimostrazione dell’effetto isolato del frutto.
Limiti dello studio
Ci sono poi altri limiti: solo 34 partecipanti, una popolazione molto specifica e l’assenza di un placebo alimentare comparabile al mirtillo. I risultati sono quindi promettenti, ma richiedono studi più grandi e interventi capaci di distinguere il contributo delle diverse componenti alimentari.
Cosa suggeriscono questi risultati per il consumo quotidiano
Lo studio ha un aspetto interessante anche per la filiera: sono stati utilizzati mirtilli interi surgelati, non un estratto concentrato o una capsula. La ricerca ha quindi valutato il frutto all’interno di un vero intervento alimentare, anche se associato a fibra supplementare.
La quantità studiata, 280 grammi al giorno, è però elevata rispetto a un consumo occasionale e non deve essere interpretata come una dose raccomandata per tutte le donne in gravidanza. Le necessità nutrizionali in questa fase della vita dipendono dalle condizioni individuali e vanno valutate con i professionisti sanitari che seguono la gravidanza.
Il messaggio più utile è più generale. I risultati aggiungono evidenze all’interesse verso alimenti vegetali ricchi di fibra e polifenoli all’interno di modelli alimentari equilibrati. In particolare, questo piccolo trial suggerisce che un intervento comprendente mirtilli in gravidanza possa contribuire a un profilo metabolico più favorevole nelle donne con obesità e alto rischio metabolico.
Prospettive della ricerca
Non è ancora possibile stabilire quanto del beneficio osservato dipenda specificamente dai mirtilli, ma i segnali su aumento di peso, glicemia, CRP e stress ossidativo meritano ulteriori ricerche.
I mirtilli possono rientrare in una dieta varia ed equilibrata durante la gravidanza, senza attribuire al singolo frutto proprietà terapeutiche o preventive non dimostrate. L’articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di medici, dietisti o nutrizionisti.
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Fonti:
- Basu A., Feng D., Planinic P., Ebersole J.L., Lyons T.J., Alexander J.M., “Dietary Blueberry and Soluble Fiber Supplementation Reduces Risk of Gestational Diabetes in Women with Obesity in a Randomized Controlled Trial”, The Journal of Nutrition, 2021, 151(5):1128-1138. DOI: 10.1093/jn/nxaa435. PMID: 33693835.
- Basu A., Crew J., Ebersole J.L., Kinney J.W., Salazar A.M., Planinic P., Alexander J.M., “Dietary Blueberry and Soluble Fiber Improve Serum Antioxidant and Adipokine Biomarkers and Lipid Peroxidation in Pregnant Women with Obesity and at Risk for Gestational Diabetes”, Antioxidants, 2021, 10(8):1318. DOI: 10.3390/antiox10081318. PMID: 34439566.
- Machairiotis N., Vasilakaki S., Minns L., Malakasis A., “Nutrients that modulate gestational diabetes mellitus: A systematic review of cohort studies Jan 2019-Jan 2020”, International Journal of Clinical Practice, 2021, 75(8). DOI: 10.1111/ijcp.14033. PMID: 33480127.
- Zhang et al., “Dietary fiber supplementation mitigates gestational diabetes risk and preterm birth via gut microbiota modulation: a randomized controlled trial”, Frontiers in Endocrinology, 2026, 17:1794560. DOI: 10.3389/fendo.2026.1794560. PMID: 41982769.

