“Non chiamatelo kiwi, è NERGI”

NERGI® non è un kiwi“: lo afferma Andrea Rigazio, responsabile commerciale di Ortofruit, in questa intervista esclusiva a Italian Berry.

E’ un’affermazione che illustra con un efficace paradosso il percorso da kiwi a berry fatto da Actinidia arguta, un frutto che ha mosso i suoi primi passi sui mercati negli anni novanta del secolo scorso ma che era stato individuato oltre cento anni prima in una pubblicazione degli Annales Musei botanici lugduno-batavi del 1867.

Il suo nome botanico (Actinidia arguta) indica chiaramente che si tratta di una specie del genere Actinidia, lo stesso del più famoso kiwi, ormai diffuso in tutto il mondo e di cui l’Italia è tra i primi produttori mondiali.

Infatti il nome comune con cui Actinidia arguta è più conosciuto è proprio baby kiwi: così lo chiama ad esempio Sant’Orsola (la cooperativa trentina che fu tra i primi a introdurlo in Italia) per indicarne una sua caratteristica particolare: le ridotte dimensioni. Si tratta quasi di un kiwi in miniatura, ed è per questo che viene chiamato anche mini kiwi.

Ma c’è chi la pensa diversamente: NERGI® infatti si definisce un baby frutto. In che senso Ortofruit sta cambiando il posizionamento di questo prodotto?

Siamo convinti che NERGI® abbia la sua collocazione logica nella categoria dei berries per le sue caratteristiche gustative, le modalità di consumo, il packaging utilizzato, afferma Andrea Rigazio di Ortofruit Italia. Inoltre la sua colorazione verde brillante lo rende distintivo negli scaffali dei piccoli frutti, rappresentando un unicum cromatico tra i lamponi e i ribes rossi, i mirtilli blu e le more nere.

Come sta reagendo il mercato?

NERGI® appartiene a una nuova generazione di Actinidia arguta: dopo le difficoltà incontrate trent’anni fa con le prime varietà caratterizzate da una scarsa conservabilità, siamo in grado di offrire un prodotto che, mentre è presente sul mercato per un lungo periodo che va da settembre a novembre, ha una tenuta di 7 giorni nei banchi frigo del supermercato. E questo ha velocemente ricostruito fiducia e interesse da parte di buyer e consumatori e quest’anno le prime richieste di NERGI® hanno anticipato l’inizio della stagione: ai clienti che ci chiedevano prodotto già in agosto abbiamo dovuto chiedere di pazientare qualche settimana.

Quali sono le cifre del NERGI® italiano?

Ortofruit è esclusivista italiano del NERGI® e nella stagione 2021 appena conclusa abbiamo prodotto, confezionato e venduto 1.600.000 confezioni da 125 g. Abbiamo sofferto le gelate primaverili che hanno ridotto del 40% la produzione sugli impianti esistenti; tuttavia l’impatto negativo rispetto al 2020 è stato contenuto in un -30% grazie ai nuovi impianti entrati in produzione quest’anno.

Dove si trovano i consumatori più appassionati?

L’85% del NERGI® italiano viene venduto all’esterno, in particolare in Germania (nei punti vendita di Kaufland, Rewe, Edeka e Penny) e nei Paesi Bassi. Il restante 15% si trova sugli scaffali dei supermercati italiani. Inoltre 10% della produzione è certificata biologica: questo prodotto viene venduto esclusivamente in una confezione speciale in cartoncino 100% compostabile.

Quali sono le caratteristiche tecniche principali di NERGI®?

Per migliorare l’uniformità della presentazione calibriamo i frutti secondo due categorie di peso: 7-15g e 15-22g. La calibrazione viene effettuata su linee automatiche dedicate, in cui i frutti vengono trasportati ad acqua per ridurre al minimo gli shock meccanici che possono causare imperfezioni sulla buccia. La maggior parte dei frutti non subisce trattamenti in campagna e non ha quindi residui chimici.

Cosa ne contraddistingue l’esperienza di consumo?

Innanzitutto l’elevata dolcezza (da 15 a 18 gradi brix) e la buccia sottile e morbida, completamente edibile e di cui il consumatore neanche si accorge. E poi, come tutti i piccoli frutti, la facilità di consumo: un NERGI® ha le dimensioni di un’oliva di medie dimensioni ed è fantastico anche per uno snack al volo!

Come siete riusciti ad allungare la stagione di commercializzazione?

Le due cultivar principali (Rua e Tahi) sono state selezionate appositamente per la loro diversa epoca di maturazione e una maggiore conservazione dei frutti. A questo si unisce un’attenta prassi di raccolta, che avviene solo quando i nostri tecnici riscontrano i parametri qualitativi ideali. Il processo si completa con la refrigerazione che può avvenire anche in atmosfera modificata, allungando ulteriormente il calendario di commercializzazione.

Cosa ci possiamo aspettare per il futuro di questo baby frutto?

I risultati ci stanno confermando che stiamo andando nella giusta direzione: ad esempio i prezzi della campagna 2021 sono in linea con quelli del 2020. Anche per questo Ortofruit continua a crederci e abbiamo in programma di arrivare a 65 ettari in produzione, tutti in Piemonte. Questo ci permetterà di ampliare la produzione a 700-800 tonnellate per fare fronte alla domanda che cresce ogni anno.


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