Con l’avanzare dell’età, memoria, capacità di apprendimento e orientamento possono andare incontro a cambiamenti fisiologici. L’alimentazione è uno dei fattori studiati per capire se determinate abitudini possano contribuire al mantenimento delle funzioni cognitive nel tempo.
In questo ambito hanno attirato interesse anche le fragole e la memoria, soprattutto per la presenza nel frutto di antociani e altri composti fenolici.
Uno studio clinico randomizzato condotto da ricercatori dello USDA Human Nutrition Research Center on Aging della Tufts University ha valutato gli effetti di un consumo quotidiano di fragole liofilizzate in uomini e donne tra 60 e 75 anni.
I risultati, pubblicati nel 2021 sul British Journal of Nutrition, hanno evidenziato differenze favorevoli in alcuni test di apprendimento e memoria, ma non in tutte le capacità analizzate. Il lavoro offre quindi indicazioni interessanti, da interpretare considerando le dimensioni ridotte del campione e le caratteristiche specifiche dell’intervento.

Perché studiare fragole e memoria con l’avanzare dell’età
L’invecchiamento non comporta necessariamente un deterioramento cognitivo patologico. Alcune capacità, tuttavia, possono modificarsi gradualmente anche nelle persone sane: per esempio la velocità con cui si elaborano nuove informazioni o la facilità con cui si recuperano determinati ricordi.
La ricerca nutrizionale cerca di comprendere se il modello alimentare e alcuni gruppi di alimenti possano essere associati al mantenimento delle funzioni cerebrali. Le fragole rientrano in questo filone perché contengono diversi composti bioattivi, tra cui antociani, flavonoidi e acido ellagico.
Si tratta di sostanze studiate per la loro capacità di interagire con processi biologici legati allo stress ossidativo e all’infiammazione. Questi meccanismi sono coinvolti anche nell’invecchiamento, ma la presenza di un composto nel frutto non basta, da sola, a dimostrare un effetto sulla memoria nell’uomo.
Per questo gli studi clinici controllati sono particolarmente importanti: permettono di verificare direttamente se un intervento alimentare produce differenze misurabili rispetto a un gruppo di confronto.
Lo studio: fragole liofilizzate per 90 giorni
Lo studio di Miller e colleghi era un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. I partecipanti e i ricercatori che li seguivano non sapevano quindi chi ricevesse il prodotto a base di fragola e chi il controllo.
L’analisi finale ha incluso 37 adulti sani tra 60 e 75 anni, 22 uomini e 15 donne: 18 hanno assunto il prodotto a base di fragola e 19 il placebo. Lo studio aveva inizialmente arruolato un numero maggiore di persone, ma 16 partecipanti non lo hanno completato e non sono stati inclusi nell’analisi finale.
L’aderenza all’intervento tra chi ha concluso il protocollo è risultata superiore al 97%.
Il gruppo di intervento consumava 24 grammi al giorno di fragole liofilizzate, divisi in due somministrazioni da 12 grammi, una a colazione e una a cena. Secondo quanto riportato dagli autori, questa quantità corrispondeva a circa due tazze (circa 480 ml) di fragole fresche al giorno. Il prodotto derivava da una miscela standardizzata di quattro varietà di fragola.

Il gruppo di controllo e la durata
Il gruppo di controllo riceveva invece una polvere simile per colore e valore energetico, aromatizzata alla fragola ma priva del frutto utilizzato nell’intervento.
La sperimentazione è durata 90 giorni. Memoria, apprendimento, orientamento spaziale, equilibrio e capacità di camminare sono stati valutati all’inizio, dopo 45 giorni e alla fine dell’intervento.
Durante lo studio ai partecipanti veniva inoltre chiesto di evitare altri piccoli frutti e prodotti che li contenessero.
Fragole e memoria: quali risultati sono emersi
I risultati più interessanti hanno riguardato due prove cognitive.
Nel California Verbal Learning Test, un test utilizzato per valutare diverse componenti dell’apprendimento e della memoria verbale, il gruppo che assumeva fragole ha mostrato un miglioramento significativo nel riconoscimento delle parole rispetto al gruppo placebo nel corso dello studio.
Una seconda differenza è stata osservata in un test computerizzato di navigazione spaziale, progettato per valutare aspetti dell’apprendimento e della memoria legati all’orientamento. Anche in questo caso l’andamento nel gruppo fragola è risultato favorevole rispetto al controllo.
Questo non significa, però, che tutte le capacità cognitive siano migliorate. Alcune misure del richiamo verbale sono aumentate nel tempo in entrambi i gruppi, un risultato che gli stessi ricercatori hanno interpretato almeno in parte come un possibile effetto della familiarità con i test.
Mobilità e interpretazione dei risultati
Inoltre, lo studio aveva analizzato anche la mobilità, valutando equilibrio e cammino. Su questi parametri non sono stati osservati miglioramenti attribuibili all’intervento con fragole.
Il messaggio è quindi circoscritto: il consumo di fragole liofilizzate è stato associato a risultati migliori in specifiche prove di memoria e apprendimento, non a un miglioramento generale di tutte le funzioni cognitive o motorie.
Perché le fragole potrebbero influire sulle funzioni cognitive
Gli autori indicano tra i possibili protagonisti i polifenoli presenti nelle fragole. Antociani e altri flavonoidi sono oggetto di ricerca per le loro interazioni con processi infiammatori, stress ossidativo e sistemi di comunicazione cellulare.
L’interesse per questi meccanismi nasce anche da precedenti studi sperimentali su modelli animali, nei quali l’integrazione della dieta con piccoli frutti aveva prodotto cambiamenti in alcune funzioni neuronali e comportamentali.
Passare dagli animali all’uomo, però, richiede cautela. Lo studio clinico non ha dimostrato quale sostanza delle fragole fosse responsabile dei risultati osservati e non permette di affermare che antociani o altri singoli composti migliorino direttamente la memoria.
Anche studi osservazionali sul consumo di flavonoidi hanno rilevato associazioni tra un’alimentazione più ricca di questi composti e alcuni indicatori di salute cognitiva. Un’associazione, tuttavia, non dimostra un rapporto di causa ed effetto: chi consuma più frutta e verdura può avere contemporaneamente molte altre abitudini favorevoli alla salute.
I limiti: campione piccolo e risultati da confermare
La principale cautela riguarda le dimensioni dello studio. L’analisi finale comprendeva soltanto 37 persone, un numero insufficiente per estendere automaticamente i risultati all’intera popolazione anziana.
I partecipanti erano inoltre adulti relativamente sani, con indice di massa corporea compreso tra 18,5 e 29,9 kg/m². Erano escluse, tra le altre, persone con diabete, importanti malattie neurologiche o punteggi indicativi di compromissione cognitiva al Mini Mental State Examination.
I risultati non possono quindi essere trasferiti direttamente a persone con demenza, diabete o altre condizioni cliniche.
Un altro punto riguarda il prodotto utilizzato: fragole liofilizzate standardizzate, non normali fragole fresche acquistate e consumate quotidianamente. Gli autori indicano un’equivalenza con due tazze (circa 480 ml) di frutto fresco, ma questo non significa che qualsiasi quantità o forma di fragola produca necessariamente lo stesso risultato.
Cosa significa nella vita quotidiana
Lo studio non fornisce una prescrizione alimentare e non dimostra che mangiare fragole possa prevenire il declino cognitivo o malattie neurodegenerative.
Può però contribuire a un quadro più ampio nel quale frutta e piccoli frutti rappresentano componenti interessanti di un’alimentazione varia. Le fragole possono essere consumate fresche quando disponibili, oppure inserite insieme ad altri frutti all’interno delle normali abitudini alimentari.
Non è necessario interpretare i 24 grammi di prodotto liofilizzato utilizzati nella ricerca come un dosaggio da replicare autonomamente. Lo studio ha testato una precisa preparazione in condizioni controllate e per un periodo definito.
Nel caso di persone con patologie, terapie farmacologiche o esigenze nutrizionali specifiche, le indicazioni alimentari vanno valutate con medico, dietista o nutrizionista.
Fragole e memoria, cosa possiamo concludere
Lo studio offre un segnale interessante sul rapporto tra fragole e memoria: dopo 90 giorni di consumo quotidiano di fragole liofilizzate, adulti sani tra 60 e 75 anni hanno ottenuto risultati migliori rispetto al placebo in alcune prove di riconoscimento delle parole e memoria spaziale.
Non sono emersi benefici in tutte le misure cognitive né nelle prove di equilibrio e cammino, e il numero dei partecipanti era limitato. Servono quindi studi più ampi, di maggiore durata e condotti su popolazioni diverse per capire quanto questi risultati siano riproducibili e quale possa essere la loro rilevanza nella vita quotidiana.
Le fragole restano un frutto che può trovare posto in una dieta varia ed equilibrata. Considerarle come una componente dell’alimentazione complessiva è più coerente con le evidenze disponibili che attribuire a un singolo alimento un ruolo protettivo specifico nei confronti dell’invecchiamento cerebrale.
Fonti:
- Miller MG, Thangthaeng N, Rutledge GA, Scott TM, Shukitt-Hale B, “Dietary strawberry improves cognition in a randomised, double-blind, placebo-controlled trial in older adults”, British Journal of Nutrition, 2021, 126(2), 253-263. DOI: 10.1017/S0007114521000222. PMID: 33468271.
- Miller MG, Thangthaeng N, Rutledge GA, Scott TM, Shukitt-Hale B, “Dietary strawberry improves cognition in a randomised, double-blind, placebo-controlled trial in older adults – ERRATUM”, British Journal of Nutrition, 2021, 126(2), 320. DOI: 10.1017/S0007114521000842. PMID: 33827726.
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