La coltivazione del mirtillo dipende fortemente dall’impollinazione, un processo sempre più a rischio a causa dei cambiamenti climatici e della riduzione delle popolazioni di insetti impollinatori.
In questo scenario critico, la partenocarpia – ovvero la capacità della pianta di sviluppare frutti senza fecondazione – rappresenta una promettente alternativa agronomica.
Lo studio sulla partenocarpia
Un nuovo studio pubblicato nel 2025 su Horticulture Research (DOI: 10.1093/hr/uhaf086) e condotto da un team dell’Università della Florida in collaborazione con l’Universidade Federal de Viçosa in Brasile, ha analizzato in profondità la partenocarpia in due popolazioni di breeding di mirtillo southern highbush, gettando le basi genetiche per accelerare la selezione di varietà adatte anche in assenza di impollinazione.
L’esperimento: analisi fenotipiche e genetiche
I ricercatori hanno condotto prove specifiche per valutare la capacità partenocarpica di diversi genotipi. I fiori sono stati emasculati e protetti dagli impollinatori per escludere ogni possibilità di impollinazione, permettendo così di osservare direttamente la formazione di frutti partenocarpici.
Alcuni genotipi hanno mostrato frutti privi di semi anche in assenza di impollinazione, confermando un comportamento facoltativamente partenocarpico. Gli stessi genotipi, lasciati all’impollinazione naturale, producevano frutti con semi, evidenziando la duplice modalità riproduttiva.
GWAS e selezione genomica
Attraverso studi di associazione genome-wide (GWAS), lo studio ha individuato 55 associazioni significative tra marcatori genetici e la capacità partenocarpica, distribuite principalmente sui cromosomi 6, 7 e 11.
Questi marcatori sono associati a geni coinvolti nella regolazione ormonale, nel ciclo cellulare e nello sviluppo dei semi.
La ricerca ha inoltre confrontato tre strategie di selezione molecolare: la selezione genomica (GS), una versione potenziata con dati GWAS (GSdnGWAS) e la selezione assistita da marcatori (MAS).
Tra queste, GSdnGWAS ha dimostrato la maggiore capacità predittiva, confermandosi uno strumento particolarmente efficace per i programmi di miglioramento genetico.
“Modelli come GSdnGWAS stanno rivoluzionando il breeding,” afferma il professor Patricio R. Muñoz, autore principale dello studio. “Permettono di integrare conoscenze genetiche pregresse, riducendo tempi e costi di selezione.”
Immagine 1. Valutazione della partenocarpia in due popolazioni di coltivazione di mirtilli giganti del sud. (A) Il trattamento di partenocarpia comprendeva la castrazione dei fiori e l'esclusione degli impollinatori per 10 fiori di ciascun genotipo, al fine di impedire qualsiasi possibilità di impollinazione o fecondazione. (B) I genotipi partenocarpici facoltativi hanno prodotto frutti senza semi dopo il trattamento di castrazione. (C) Lo stesso genotipo ha prodotto frutti con semi dall'impollinazione aperta nei fiori non trattati. (D) La distribuzione fenotipica grezza della partenocarpia per popolazioni indipendenti e combinate è presentata in un grafico a violino. (E) I grafici a torta illustrano la proporzione di individui in ciascuna popolazione che mostrano un'allegagione partenocarpica ≥10%.
Verso un mirtillo più resiliente
L’impiego di varietà partenocarpiche potrebbe rivelarsi decisivo in aree dove gli impollinatori scarseggiano o le condizioni climatiche ostacolano l’impollinazione.
Le applicazioni di questo studio, infatti, vanno oltre il miglioramento genetico: offrono una risposta concreta alla crescente instabilità degli ecosistemi agricoli.
Grazie ai marcatori identificati, sarà possibile sviluppare cultivar di mirtillo più affidabili, produttive e meno dipendenti dai servizi ecosistemici, a beneficio di produttori, esportatori e ambiente.
Fonte testo e immagine: www.newswise.com

