22 ago 2026

More e salute: lo studio su colesterolo, trigliceridi e glicemia nell’uomo

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Dolci, succose e caratterizzate dal colore scuro degli antociani, le more sono tra i piccoli frutti che stanno attirando l’attenzione della ricerca nutrizionale. Il motivo non riguarda soltanto il loro profilo alimentare: alcune varietà sono particolarmente ricche di polifenoli, composti vegetali che vengono studiati per le loro possibili interazioni con diversi processi dell’organismo.

Uno studio clinico pubblicato nel Journal of Berry Research ha fornito risultati particolarmente interessanti sul rapporto tra more e salute. In un gruppo di adulti sani, il consumo regolare di una bevanda ottenuta da mora tropicale d’altura è stato accompagnato da valori più bassi di colesterolo totale, trigliceridi e glicemia. Un risultato positivo che rafforza l’interesse verso questo frutto, pur richiedendo alcune importanti precisazioni.

Perché le more interessano la ricerca sulla salute

La mora studiata dai ricercatori era Rubus adenotrichos Schltdl., una specie tropicale d’altura coltivata in America Latina. I frutti utilizzati provenivano dalla Costa Rica ed erano stati raccolti a piena maturazione. Secondo le analisi effettuate dagli autori, la bevanda conteneva diversi composti fenolici, tra cui antociani ed ellagitannini.

Gli antociani sono i pigmenti che contribuiscono alle tonalità rosse, viola e blu di molti piccoli frutti. Gli ellagitannini appartengono invece a un’altra famiglia di polifenoli e possono essere trasformati dall’organismo e dal microbiota intestinale in diversi metaboliti.

È proprio questa ricchezza di sostanze bioattive ad aver spinto i ricercatori a verificare cosa potesse accadere nell’uomo, andando oltre gli esperimenti condotti esclusivamente in laboratorio o sugli animali.

Il lavoro è interessante anche perché ha analizzato contemporaneamente tre parametri molto conosciuti dai consumatori: colesterolo, trigliceridi e glucosio nel sangue.

Lo studio sulle more: cosa hanno fatto i ricercatori

Lo studio ha coinvolto 13 adulti sani, uomini e donne, con un’età media di circa 25 anni e un indice di massa corporea medio nella norma. Tutti i partecipanti hanno completato le due fasi previste dal protocollo.

Il disegno era randomizzato e crossover. Significa che gli stessi partecipanti hanno sperimentato, in momenti diversi, sia la condizione con la bevanda di more sia quella di controllo.

Durante l’intervento veniva proposta una dieta particolarmente ricca di grassi e carboidrati e povera di frutta e verdura. A ogni pasto i volontari assumevano 250 millilitri di bevanda di mora, per un totale di 750 millilitri al giorno. La bevanda era composta per il 50% da succo microfiltrato di Rubus adenotrichos.

Non si trattava quindi di more fresche mangiate direttamente, ma di un prodotto ottenuto dal frutto attraverso spremitura e microfiltrazione. Questa distinzione è importante: i risultati dello studio riguardano specificamente questa preparazione e non possono essere trasferiti automaticamente a qualsiasi varietà o forma commerciale di mora.

Colesterolo e trigliceridi: i risultati più interessanti

È sui lipidi nel sangue che lo studio ha prodotto alcuni dei dati più positivi.

Dopo il periodo con la bevanda di more, il colesterolo totale si era ridotto dell’8,1%, passando in media da 184,2 a 169,2 mg/dL. La variazione risultava statisticamente significativa.

Ancora più marcata era la variazione dei trigliceridi, scesi mediamente da 90,8 a 66,9 mg/dL, una diminuzione del 26,33%. Anche in questo caso la differenza risultava statisticamente significativa.

Sono numeri che rendono lo studio particolarmente interessante nell’ambito della salute metabolica e cardiovascolare. Non significano che le more possano sostituire terapie o interventi dietetici specifici, ma mostrano che un prodotto ricco di composti della mora è stato associato, nelle condizioni sperimentali considerate, a cambiamenti favorevoli di due importanti parametri ematici.

Non tutti i lipidi sono però cambiati: LDL e HDL non hanno mostrato variazioni statisticamente significative. Anche questo dato va considerato per avere una lettura completa della ricerca.

Anche la glicemia ha mostrato un cambiamento favorevole

Un altro risultato interessante riguarda il glucosio a digiuno.

La glicemia media dei partecipanti è passata da 89,3 a 84,4 mg/dL, con una diminuzione media del 5,2%. La variazione risultava statisticamente significativa.

Si tratta di persone sane e con valori iniziali generalmente nella norma: non siamo quindi di fronte a uno studio sul trattamento del diabete. Il dato indica piuttosto che, nelle condizioni dell’esperimento, il consumo della bevanda di more è stato accompagnato da un profilo glicemico favorevole.

È un risultato che aumenta l’interesse verso lo studio dei piccoli frutti nell’alimentazione umana, soprattutto perché riguarda persone reali e non esclusivamente modelli sperimentali.

Antociani ed ellagitannini: cosa potrebbe spiegare questi effetti

Gli autori hanno ipotizzato che parte delle variazioni osservate possa essere collegata ai polifenoli presenti nella bevanda.

Ogni giorno i partecipanti assumevano attraverso il prodotto circa 1.950 mg di polifenoli, compresi circa 388,5 mg di antociani. La bevanda conteneva inoltre ellagitannini.

I ricercatori hanno proposto diversi possibili meccanismi attraverso cui questi composti potrebbero interagire con il metabolismo dei lipidi e del glucosio. Si tratta tuttavia di spiegazioni biologicamente plausibili, non della dimostrazione che un singolo polifenolo sia responsabile delle variazioni osservate.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti degli alimenti vegetali: il frutto contiene una combinazione complessa di sostanze, che vengono assorbite, trasformate dal metabolismo e in parte modificate anche dal microbiota intestinale.

Nello studio sono state misurate anche due attività enzimatiche legate ai sistemi antiossidanti dell’organismo, superossido dismutasi e catalasi. Entrambe hanno mostrato piccoli aumenti, ma le differenze non erano statisticamente significative.

More a tavola: un piccolo frutto che merita attenzione

Il valore dello studio non consiste nel suggerire di bere 750 millilitri di succo di mora ogni giorno. Il messaggio più interessante è un altro: i composti naturalmente presenti nelle more meritano di essere studiati sempre più nell’uomo, perché alcune ricerche stanno rilevando risposte metaboliche favorevoli.

Per il consumatore, le more rimangono soprattutto un frutto da inserire con naturalezza in un’alimentazione varia: fresche quando sono di stagione, oppure surgelate, da sole o abbinate ad altri alimenti.

La ricerca aggiunge però un motivo in più per guardare con interesse a questo piccolo frutto. In questo studio, il consumo di una bevanda ricca di mora tropicale d’altura è stato associato a riduzioni significative di colesterolo totale, trigliceridi e glicemia, tre risultati positivi osservati direttamente nell’uomo.

In conclusione

Il rapporto tra more e salute è un campo di ricerca promettente. Lo studio pubblicato sul Journal of Berry Research mostra che, in 13 adulti sani, il consumo di una bevanda di mora tropicale d’altura è stato accompagnato da una diminuzione dell’8,1% del colesterolo totale, del 26,33% dei trigliceridi e del 5,2% della glicemia media.

Il campione ridotto e la particolare forma del prodotto impongono prudenza, ma il segnale è certamente interessante: le more contengono una combinazione di composti bioattivi che continua a meritare attenzione nella ricerca sulla nutrizione e sulla salute dell’uomo.

Il modo più corretto di valorizzarle è quindi considerarle parte di un’alimentazione varia ed equilibrata, aspettando che studi più ampi e di maggiore durata chiariscano quanto gli effetti osservati possano essere replicati con le normali modalità di consumo.

L’articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di medici, dietisti o nutrizionisti.

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 Redazione Italian Berry 

Fonte: Quesada-Morúa M.S., Hidalgo O., Morera J., Rojas G., Pérez A.M., Vaillant F., Fonseca L., “Hypolipidaemic, hypoglycaemic and antioxidant effects of a tropical highland blackberry beverage consumption in healthy individuals on a high-fat, high-carbohydrate diet challenge”, Journal of Berry Research, 2020, 10(3), 459-474. DOI: 10.3233/JBR-190516. 


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