La stagione italiana del mirtillo è giunta alla sua conclusione e Filippo Laghi, product manager berries di I Frutti di Gil - Gruppo Orsero (a sx nella foto di copertina, con Luca Molari a dx) traccia in esclusiva per Italian Berry un bilancio che spazia dalla Sicilia al Nord Italia, con particolare attenzione alle strategie di crescita fondate su segmentazione e nuove occasioni di consumo.
Si tratta di un punto di vista che abbraccia tutta la filiera, grazie alla collaborazione con il breeder G-Berries e ai forti legami con la GDO italiana sviluppati dal Gruppo Orsero su altre linee del reparto ortofrutta.
Qual è il vostro bilancio della campagna italiana 2026 del mirtillo in termini di volumi, qualità, calendario produttivo e andamento commerciale?
È stata una campagna italiana positiva, come andamento commerciale e produttivo siamo pienamente soddisfatti; le nostre partnership e il progetto in sé è molto giovane, abbiamo avuto un forte incremento di quantità, circa +30% rispetto alla stagione precedente.
Stiamo avendo buone soddisfazioni dai nostri produttori; molti nostri progetti produttivi sono alla prima stagione di raccolta negli areali sud d’Italia e ci daranno grandi risultati nei prossimi anni.
Mirtillo Naike in Sicilia
A livello qualitativo, sono degni di nota i risultati ottenuti nei test effettuati in Sicilia con le nostre varietà di recente registrazione, Naike e Tafi, che fino ad oggi stanno perorando molto bene e non vediamo l’ora di vedere sulla tavola degli italiani.
Quali differenze avete riscontrato tra le diverse aree di produzione italiane e quali fattori climatici o agronomici hanno inciso maggiormente sui risultati della stagione?
Nonostante le difficoltà climatiche che hanno sfasato il calendario di raccolta, la qualità del prodotto italiano è stata mediamente elevata. L’inverno e la primavera particolarmente piovose e con alcuni eventi estremi, in particolare Sicilia e Calabria dove i produttori si sono dovuti difendere da calamità naturali.
Il passaggio dalla primavera all’estate è stato particolarmente rapido e questo ha causato una compressione del calendario di raccolta con successivi sbalzi repentini di disponibilità e quotazioni di mercato.

Quale ruolo ricoprono oggi i berries, e in particolare il mirtillo, nella vostra strategia per il mercato italiano?
Parlando a nome di I frutti di Gil, ci occupiamo della categoria berries all’interno del Gruppo Orsero, e all’interno del pacchetto il mirtillo rappresenta più del 65%.
Al momento il mirtillo rappresenta la più grande opportunità di crescita, a mio avviso nel panorama frutta, abbiamo davanti probabilmente un decennio in cui si manterrà forte l’interesse.
Come definite il segmento premium del mirtillo e quali caratteristiche del prodotto — gusto, consistenza, calibro, conservabilità, origine o varietà — ne giustificano il posizionamento e il differenziale di prezzo?
A livello globale la vendita di mirtillo appare molto segmentata e il prodotto “premium” è particolarmente ben riconoscibile soprattutto per caratteristiche intrinseche di alcune varietà, in particolare gusto e calibro. Molti grandi produttori si stanno orientando su alcune varietà di club.
Produzione di mirtilli in Perù
In Italia siamo ancora in una fase emergente di sviluppo dei consumi e spesso l’unica segmentazione in vendita è sulla base della grammatura. Probabilmente in un prossimo futuro si paleserà una segmentazione “vera”. Potrebbe aiutare un maggiore dialogo tra la parte produttiva e la parte distributiva.
Come si sviluppa la vostra strategia lungo la filiera, dalla scelta varietale e dalla programmazione produttiva fino al confezionamento, alla distribuzione e alla collaborazione con la GDO?
Fin dall’origine abbiamo messo al centro il lavoro di filiera, partendo dal breeding fino alla distribuzione; abbiamo una collaborazione con la società di breeding G-Berries, con cui lavoriamo in esclusiva sull’Italia per lampone, mirtillo e mora e siamo parte di Club a valore europeo.
Cerchiamo di organizzare eventi che avvicinino la parte distributiva al mondo produttivo, con l’obiettivo di creare una maggiore consapevolezza e conoscenza del prodotto e delle varietà.
Nuovo impianto di 11 ettari a Verona
Quali opportunità e criticità individuate per il futuro della categoria berries in Italia? Su quali leve — innovazione varietale, ampliamento dell’assortimento, formati, comunicazione o nuove occasioni di consumo — sarà necessario investire?
Opportunità di crescita di mercato connesse a nuove occasioni di consumo sono sicuramente presenti; fin dagli inizi del progetto IFDG c’è un forte impegno di anno in anno nella comunicazione relativa a innovazione varietale, segmentazione e consapevolezza sulla categoria.
Un esempio che trovo affine è quello della segmentazione delle uve legate alla comunicazione delle varietà con caratteristiche costanti e riconoscibili da parte del consumatore, il quale può tornare a ripetere l’esperienza di acquisto.
Mirtilli Naike (Sicilia)

