Qualità e quantità positive nell’Alto Frignano, mentre l’aumento delle temperature, la scarsità di neve e l’abbandono dei pascoli riducono le aree di crescita spontanea.
La stagione 2026 del mirtillo nero selvatico dell’Appennino modenese si annuncia positiva. I frutti presentano buone caratteristiche qualitative e la disponibilità appare soddisfacente, anche se la produzione non sarà sufficiente a rispondere a una domanda in costante aumento.
Un primo bilancio arriva da Stefano Baraldi, imprenditore di Fanano e titolare dell’azienda I Rodi, specializzata nella lavorazione del prodotto.
«Per il mirtillo nero selvatico questo è un anno buono: ci sono qualità e quantità, anche se non riusciremo a soddisfare tutte le richieste, che sono in costante crescita», afferma Baraldi in vista della Festa del Mirtillo, in programma a Fanano l’8 e il 9 agosto.

Un frutto spontaneo caratteristico del Frignano
Il Vaccinium myrtillus, comunemente conosciuto come mirtillo nero, cresce spontaneamente nelle praterie e nelle brughiere di alta quota dell’Appennino. Nel territorio del Frignano è presente indicativamente tra i 1.400 e i 2.000 metri di altitudine, a seconda delle caratteristiche delle diverse aree.
I frutti hanno forma quasi sferica e un diametro di circa 6-8 millimetri. La parte esterna è nero-bluastra e ricoperta di pruina, mentre la polpa presenta una colorazione rosso-bluastra intensa e tingente. Il sapore è caratteristico, agrodolce e leggermente astringente.
La maturazione avviene generalmente tra luglio e agosto. All’interno del Parco del Frignano la raccolta è disciplinata da un regolamento che stabilisce periodi e modalità per residenti, non residenti e raccoglitori professionisti.
Le piante si spostano verso quote più elevate
Nonostante il buon andamento dell’annata, gli effetti del cambiamento climatico stanno diventando evidenti anche alle quote più elevate dell’Appennino modenese.
«Ogni anno vediamo che le piante di mirtillo crescono un po’ più in alto: si adattano per trovare il microclima più favorevole, perché la temperatura è aumentata anche da queste parti», spiega Baraldi.
A preoccupare è anche la progressiva riduzione delle precipitazioni nevose. «Durante l’inverno le nevicate sempre più scarse, indispensabili per creare le condizioni ideali per la crescita, tolgono vigore alle piante», aggiunge l’imprenditore.
Il mirtillo nero selvatico risente infatti della siccità estiva e delle gelate primaverili tardive. La minore copertura nevosa invernale può ridurre la protezione delle piante e alterare la disponibilità idrica nei mesi successivi.
L’abbandono dei pascoli favorisce le specie infestanti
Il clima non rappresenta l’unica minaccia. La progressiva scomparsa della pastorizia di montagna ha modificato la gestione delle praterie, favorendo la diffusione di graminacee e specie legnose concorrenti.
Tra queste figurano il ginepro, il pino mugo e il cosiddetto falso mirtillo, il Vaccinium gaultherioides. La loro espansione riduce la superficie occupata dal mirtillo nero e rende la raccolta più difficile e meno redditizia. Anche l’avanzamento del bosco verso quote superiori sta sottraendo spazio alle tradizionali brughiere.
Luciana Serri, presidente dell’Ente per i Parchi e la Biodiversità Emilia Centrale, sottolinea la necessità di intervenire contemporaneamente sulla tutela ambientale e sulla valorizzazione economica del prodotto.
«Da un lato siamo impegnati nel sostegno al territorio e, quindi, anche nella promozione del prodotto e dei suoi derivati. Un esempio è la partecipazione alle fiere. Dall’altro c’è l’impegno diretto per tutelare l’ambiente e la biodiversità», afferma Serri.
Mappatura, pascolo e recupero delle brughiere
Le azioni individuate per proteggere il mirtillo nero comprendono innanzitutto la mappatura dei vaccinieti, valutandone produttività, stato di purezza e accessibilità.
A questa attività si affiancano la rimozione delle specie infestanti, il monitoraggio a lungo termine degli interventi e il ripristino della viabilità necessaria per raggiungere le brughiere.
Un ruolo centrale potrebbe essere nuovamente assunto dal pascolo ovino, utile per contenere le graminacee e ostacolare l’espansione delle piante legnose. Sul versante economico, vengono inoltre considerate la formazione dei raccoglitori e la creazione di cooperative o imprese dedicate alla raccolta e alla lavorazione del frutto.
«Alla fine di ottobre saremo al Festival della Scienza di Genova: sarà un’occasione per far conoscere il mirtillo nero selvatico e approfondire le peculiarità dei terreni sui quali si sviluppano le praterie. Stiamo muovendo i primi passi, ma cominciano già a vedersi i risultati», anticipa Serri.

Un’eccellenza agroalimentare modenese
Il valore del mirtillo nero selvatico è riconosciuto anche dal suo inserimento tra le 26 eccellenze agroalimentari modenesi riunite sotto il marchio “Tradizione e sapori di Modena”.
Il prodotto è inoltre valorizzato dal marchio di tutela “Mirtillo nero dell’Appennino Modenese”, registrato dalla Camera di Commercio di Modena in collaborazione con il GAL, il Parco dell’Alto Appennino Modenese e le Comunità Montane del territorio.
La buona stagione 2026 rappresenta dunque un segnale favorevole, ma non elimina le criticità strutturali. Proteggere questo frutto spontaneo significa preservare le praterie di alta quota, sostenere la raccolta e la trasformazione locale e mantenere un equilibrio ambientale costruito nel tempo anche attraverso le attività tradizionali dell’uomo.

Fonte: Appenino Modenese - EFA News - Comune di Fanano

