Il mirtillo “smart” non è più soltanto un’idea da convegno tecnologico. Per una filiera che genera un impatto di quasi 9,1 miliardi di dollari (circa 8,4 miliardi di euro) sull’economia statunitense, trasformare i dati raccolti in campo in decisioni operative può diventare una leva concreta di competitività.
È da questa visione che nasce BerrySmart Field, il programma sponsorizzato dallo U.S. Highbush Blueberry Council (USHBC) e realizzato da innov8.ag, società ag-tech con sede a Walla Walla, Washington, fondata nel 2019 dall’ex dirigente Microsoft Steve Mantle.
L’obiettivo è costruire una nuova rete di “smart farm” per il mirtillo, capace di collegare ricerca universitaria, tecnologie avanzate e realtà quotidiana dei campi a risultati misurabili lungo tutta la catena del valore.
Un modello di innovazione pensato per i produttori
Sensori, immagini ad alta risoluzione, automazione, intelligenza artificiale e analisi avanzata stanno entrando rapidamente anche nella frutticoltura specializzata. Ma per molti produttori il rischio è trovarsi davanti a strumenti complessi, difficili da integrare e spesso lontani dalle pressioni reali dell’azienda agricola.
BerrySmart Field nasce proprio per ridurre questa distanza. Il programma punta a selezionare, testare e validare soluzioni che possano funzionare davvero nei campi di mirtilli, offrendo ai produttori strumenti, formazione e informazioni utili non solo alla gestione agronomica, ma anche alla programmazione del lavoro, del confezionamento, della logistica e della vendita.
Nel settore del mirtillo, molta innovazione si è concentrata storicamente sul post-raccolta. Meno misurabile, invece, è rimasto ciò che accade in campo, dal suolo alla chioma. BerrySmart prova a colmare questo divario, collegando dati agronomici e performance economiche a livello di magazzino, marketer e cliente finale.

Prima si valida, poi si scala
Come ricorda Noel Sakuma, produttore dello Stato di Washington e presidente della USHBC BerrySmart Technology Task Force, l’innovazione non può limitarsi a “mettere un robot in campo” e considerare risolto il problema.
Per questo il programma adotta un approccio graduale: partire dalle basi, testare l’affidabilità delle tecnologie e solo successivamente applicarle su scala più ampia.
Nella prima fase vengono stabiliti i parametri di riferimento e si verifica che sensori, immagini e analisi funzionino in veri campi commerciali di mirtilli, non solo in prove controllate. Nella fase successiva, i dati vengono utilizzati per migliorare irrigazione, nutrizione, potatura, impollinazione e pianificazione della raccolta. Infine, le pratiche più efficaci e gli strumenti più solidi vengono estesi ad aziende e regioni diverse.
Questo percorso riduce il rischio sia per i produttori sia per le aziende tecnologiche, creando fiducia e rendendo più chiaro cosa significhi davvero “successo” in campo.
Aziende pilota come laboratori a cielo aperto
BerrySmart Field si basa su aziende pilota in Oregon, Washington e, più recentemente, New Jersey e Florida. Questi siti operano come laboratori reali, dove le tecnologie vengono messe alla prova in condizioni commerciali: polvere, pioggia, caldo, picchi di raccolta e vincoli operativi quotidiani.
Qui vengono testati strumenti come mappature del suolo ad alta risoluzione, immagini di fiori e frutti, carrelli autonomi e sistemi di previsione delle rese assistiti dall’intelligenza artificiale.
I BerrySmart Field Days, organizzati annualmente in questi siti con partner come Washington State University, Oregon State University, University of Florida e Rutgers University, hanno già portato centinaia di operatori della filiera direttamente nei campi, per osservare confronti pratici, porre domande e analizzare i dati raccolti.
Stime di resa: il banco di prova decisivo
Uno dei fronti più rilevanti del programma riguarda la previsione delle rese, una priorità per l’intera industria del mirtillo.
Secondo Paul Macrie III, produttore del New Jersey ed ex membro del Council USHBC, i coltivatori non hanno bisogno semplicemente di più dati, ma di informazioni migliori. La stima della resa è una variabile centrale: se è accurata, può fare la differenza tra un’annata redditizia e un’occasione mancata; se è sbagliata, può compromettere la pianificazione della manodopera, la logistica e le relazioni con i clienti.
Sotto il cappello BerrySmart, innov8.ag e i partner del programma stanno lavorando su due linee complementari basate sui dati. Da un lato, l’utilizzo di AI e immagini satellitari per identificare le superfici coltivate a mirtillo per azienda, contea, Stato, regione e, in prospettiva, Paese. Dall’altro, l’analisi dei tempi di raccolta per superfici precoci, intermedie e tardive, insieme all’impatto di meteo e anno di impianto sulla produttività.
Il lavoro si appoggia a un database pluriennale che comprende oltre 45 varietà, 1,97 miliardi di mirtilli contati, 432 milioni di immagini analizzate e previsioni riferite a più di 79.000 ettari di coltivazioni.
Il passaggio è significativo: dalle medie per blocco e dall’esperienza intuitiva si va verso una lettura riga per riga, pianta per pianta, combinando dati storici nazionali e informazioni aggiornate su ciò che sta accadendo in campo.
Una filiera del mirtillo più connessa e precisa
Alla sua quinta stagione, BerrySmart Field si trova in una fase cruciale. Il programma può iniziare a generare risultati tangibili: maggiore visibilità sulle rese già nelle prime fasi della stagione, raccolta dati più coerente tra aziende e aree produttive, e più fiducia nell’adozione di nuove tecnologie.
La prospettiva è quella di una filiera del mirtillo sempre più connessa, in cui produttori e marketer possano gestire la complessità con strumenti più precisi. Non più tecnologia come semplice accumulo di dati, ma come supporto a decisioni più redditizie per tutti gli attori coinvolti: dal personale in campo fino al consumatore finale.
Fonte testo e immagini: northamerica.visionmagazine.com

