Il rapporto tra mirtilli e memoria continua a richiamare l’attenzione della ricerca nutrizionale. Ma quanto sono solide le prove nell’uomo?
Uno studio pubblicato nel 2026 su Clinical Nutrition ESPEN aggiunge un risultato da considerare: nelle condizioni esaminate, il consumo quotidiano di mirtilli liofilizzati non ha migliorato le prestazioni cognitive rispetto al placebo.
La ricerca invita a distinguere il valore alimentare del frutto dalla possibilità di ottenere un beneficio misurabile sul cervello.
È una distinzione essenziale anche per comunicare i piccoli frutti ai consumatori: un’ipotesi interessante merita approfondimenti, ma non equivale a un effetto garantito.
Come leggere i risultati
Quando si parla di memoria, la parola “beneficio” può indicare risultati molto diversi. Ricordare più parole in una prova, rispondere meglio a un compito di attenzione e mantenere l’autonomia nella vita quotidiana non sono obiettivi intercambiabili.
Per interpretare una ricerca bisogna quindi chiedersi che cosa sia stato misurato. Un test può rilevare una variazione circoscritta, senza chiarire se questa abbia conseguenze percepibili nella vita di tutti i giorni.
Analogamente, un cambiamento in un parametro del sangue non basta, da solo, a stabilire una protezione da una malattia.
Anche il confronto utilizzato conta. Ripetere una prova può rendere una persona più abile nell’eseguirla: per attribuire un miglioramento all’intervento alimentare occorre verificare che superi quello osservato nel gruppo di controllo.

Il confronto con il placebo
Eric T. Guardino e colleghi hanno assegnato casualmente 57 anziani cognitivamente sani a due gruppi: 28 hanno ricevuto 20 grammi al giorno di polvere di mirtilli liofilizzati, 29 un placebo corrispondente. L’età media era di circa 73 anni.
L’intervento è durato 24 settimane ed era in doppio cieco: partecipanti e ricercatori coinvolti nelle valutazioni non conoscevano l’assegnazione. Le visite, con prelievi e prove cognitive, erano distanziate di otto settimane.
Gli obiettivi principali riguardavano due indicatori ematici studiati nella salute neurologica: tau fosforilata p-tau181 e neurofilamento leggero, o NfL. Non sono emerse differenze statisticamente significative nella loro evoluzione tra i gruppi.
Anche i test cognitivi non hanno mostrato un effetto dell’intervento.
Gli esiti dello studio
Tra gli esiti secondari è stata rilevata una riduzione della pressione diastolica, la “minima”, mentre non è emerso un effetto sulla sistolica, la “massima”.
Questo risultato pressorio non costituisce una prova di beneficio sulla memoria.
Un confronto utile arriva dallo studio di Eleanor Wood e colleghi, pubblicato nel 2023 sull’American Journal of Clinical Nutrition. La sperimentazione aveva coinvolto 61 persone sane tra 65 e 80 anni, assegnate a mirtilli selvatici liofilizzati oppure placebo per 12 settimane.
Il prodotto forniva 26 grammi di polvere al giorno, con 302 milligrammi di antociani, i pigmenti caratteristici del frutto.

La ricerca del 2023
Gli autori avevano osservato miglioramenti in alcune prove, tra cui il richiamo immediato di parole e l’accuratezza nel passaggio tra compiti, insieme a risultati favorevoli sulla funzione vascolare.
Non erano invece emerse variazioni significative del flusso sanguigno cerebrale o della diversità del microbiota intestinale.
Gli stessi ricercatori segnalavano il campione contenuto e il rischio di risultati casualmente significativi legato ai numerosi confronti statistici.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su Nutrition Research ha riunito 14 studi randomizzati, per complessivi 632 partecipanti. Questo tipo di lavoro confronta e combina i risultati delle sperimentazioni disponibili.
Le prove disponibili
La sintesi ha rilevato un miglioramento della dilatazione mediata dal flusso, una misura della capacità dei vasi di dilatarsi in risposta all’aumento del sangue che li attraversa.
Non sono invece emersi effetti statisticamente significativi sulle funzioni esecutive, cioè le capacità di organizzare e controllare le proprie azioni, né sull’umore. Anche le variazioni aggregate della pressione sistolica e diastolica non erano significative.
Gli studi differivano per prodotto, dose, durata ed età dei partecipanti. La revisione sostiene quindi soprattutto l’interesse per la funzione vascolare, mentre lascia incerto il beneficio cognitivo.
Tra le ipotesi studiate figurano il ruolo dei polifenoli e dei loro metaboliti, le sostanze che si formano durante la loro trasformazione nell’organismo.
I risultati della meta-analisi
Nel lavoro del 2023 alcune associazioni tra metaboliti ed esiti vascolari e cognitivi suggerivano piste da approfondire, senza identificare un meccanismo causale definitivo.
Il passaggio dall’ipotesi biologica al beneficio concreto richiede più verifiche. Individuare una sostanza interessante non significa sapere quale quantità alimentare produca un effetto, in quali persone e per quanto tempo.
Inoltre, un risultato favorevole sui vasi sanguigni non autorizza automaticamente la stessa conclusione sulla memoria.
Lo studio del 2026 riguarda anziani cognitivamente sani e una preparazione liofilizzata specifica. Non consente di estendere le conclusioni a persone con demenza, né di attribuire gli stessi esiti a qualsiasi prodotto a base di mirtillo.
Ipotesi e limiti
Gli autori dichiarano assenza di conflitti d’interesse; l’abstract pubblico non dettaglia i finanziamenti.
Il lavoro del 2023 era finanziato dalla Wild Blueberry Association of North America, che aveva anche fornito i prodotti. Gli autori dichiarano che il finanziatore non intervenne in progettazione, esecuzione, analisi o interpretazione.
È un elemento di trasparenza da considerare nella lettura.
Per il consumatore, le quantità sperimentali non diventano una prescrizione. La scelta di mangiare mirtilli può partire dal gusto, dalla varietà della dieta e dalla praticità, senza subordinarsi all’aspettativa di migliorare una prestazione mentale.
La trasparenza della ricerca
Il messaggio più solido su mirtilli e memoria resta prudente: i risultati nell’uomo sono eterogenei e il beneficio non è stabilito. Un esito nullo contribuisce a definire i limiti delle promesse, senza esaurire le domande della ricerca.
I mirtilli trovano spazio in una dieta varia ed equilibrata insieme agli altri alimenti. L’articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di medici, dietisti o nutrizionisti.
🫐 Benessere & Salute con i frutti di bosco 🍓Questo articolo fa parte della rubrica dedicata al progetto editoriale Benessere & Salute con i frutti di bosco, che avvicina la ricerca scientifica alla vita quotidiana, promuovendo i piccoli frutti come alleati del benessere. La rubrica propone contenuti chiari, aggiornati e basati su evidenze scientifiche, pensati per informare i consumatori e supportare tutti gli operatori della filiera dei frutti di bosco. |
Fonti:
- Guardino ET, Gabriel O, Mukamal KJ, Djousse L. “Effects of a 24-week intervention with freeze-dried blueberries on brain health in older adults: A randomized double-blind, placebo-controlled trial”. Clinical Nutrition ESPEN, 2026;74:103377. DOI: 10.1016/j.clnesp.2026.103377. PMID: 42251891.
- Wood E, Hein S, Mesnage R, et al. “Wild blueberry (poly)phenols can improve vascular function and cognitive performance in healthy older individuals: a double-blind randomized controlled trial”. The American Journal of Clinical Nutrition, 2023;117(6):1306–1319. DOI: 10.1016/j.ajcnut.2023.03.017. PMID: 36972800.
- He Y, et al. “Blueberry consumption enhances vascular function but not cognitive abilities in healthy individuals: a systematic review and meta-analysis”. Nutrition Research, 2026;149:162–177. DOI: 10.1016/j.nutres.2026.03.007. PMID: 41974068.
Italian Berry - Tutti i diritti riservati

