03 ott 2026

Mirtilli e colesterolo: cosa dice la ricerca su LDL, trigliceridi e salute cardiovascolare

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Quando si parla di mirtilli e colesterolo, una delle domande più frequenti è se il consumo di questi piccoli frutti possa contribuire a migliorare i valori di LDL e trigliceridi.

L’interesse scientifico nasce soprattutto dal contenuto di antociani, i pigmenti della famiglia dei polifenoli che conferiscono ai mirtilli il caratteristico colore blu-violaceo e che sono stati studiati per i loro possibili effetti sul metabolismo e sulla funzione dei vasi sanguigni.

Le ricerche sull’uomo offrono però un quadro più articolato di quanto suggeriscano alcuni messaggi divulgativi. Alcune meta-analisi hanno rilevato effetti favorevoli sul colesterolo totale e LDL, mentre altri studi non hanno osservato modifiche significative.

Anche per i trigliceridi i risultati non sono uniformi. La domanda, quindi, non è semplicemente se i mirtilli “abbassino il colesterolo”, ma quali effetti siano stati realmente misurati, in quali persone e con quali quantità e forme di prodotto.

Mirtilli e colesterolo: perché LDL e trigliceridi sono importanti

Il colesterolo LDL è uno dei principali parametri utilizzati nella valutazione del rischio cardiovascolare.

I trigliceridi rappresentano invece un’altra classe di lipidi presenti nel sangue e possono aumentare in relazione a diversi fattori, tra cui alimentazione, peso corporeo, metabolismo glucidico, consumo di alcol e predisposizione individuale.

Per questo motivo è utile distinguere i diversi indicatori.

Un alimento può, per esempio, essere associato a una variazione dei trigliceridi senza modificare significativamente il colesterolo LDL, oppure influenzare alcuni parametri della funzione vascolare senza produrre cambiamenti rilevabili nel profilo lipidico.

Inoltre, l’effetto di un singolo alimento va sempre considerato all’interno dell’alimentazione complessiva. Anche quando una differenza risulta statisticamente significativa, non significa automaticamente che sia abbastanza grande da produrre un beneficio clinico rilevante.

Cosa mostrano le meta-analisi sui mirtilli

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2021 su Nutrition Research ha esaminato 18 studi clinici randomizzati, includendone 12 nell’analisi quantitativa.

Le ricerche utilizzavano forme di mirtillo molto diverse: frutto, prodotto congelato, succo, polvere o estratto, con dosi, durate e popolazioni differenti.

Nel complesso, gli autori hanno rilevato una riduzione statisticamente significativa del colesterolo totale e del colesterolo LDL nei gruppi che assumevano prodotti a base di mirtillo. Non sono invece emersi effetti significativi sugli indicatori glicemici o sulle misure antropometriche.

Non tutte le analisi, tuttavia, arrivano alla stessa conclusione.

Una meta-analisi pubblicata nel 2020 su Complementary Therapies in Medicine, basata su 11 trial randomizzati, non aveva rilevato differenze significative tra mirtillo e controllo per la maggior parte degli indicatori cardiovascolari studiati.

Per i trigliceridi la riduzione media era di 0,27 mmol/L, ma l’intervallo di confidenza comprendeva l’assenza di effetto e il risultato non raggiungeva la significatività statistica, con p=0,06.

La diversa selezione degli studi e l’eterogeneità degli interventi aiutano a spiegare perché le conclusioni possano cambiare da una meta-analisi all’altra.

LDL e trigliceridi: cosa è successo nei singoli studi clinici

Un trial randomizzato e controllato pubblicato nel 2020 ha coinvolto 52 uomini con diabete di tipo 2, prevalentemente veterani statunitensi, con età media di 67 anni. Per otto settimane i partecipanti hanno assunto ogni giorno 22 grammi di mirtilli liofilizzati oppure un placebo.

Alla fine dell’intervento, i trigliceridi erano significativamente più bassi nel gruppo mirtillo rispetto al placebo: 179,6 contro 199,6 mg/dL nell’analisi riportata dagli autori.

Il risultato non si è però esteso all’intero profilo lipidico: colesterolo totale, LDL e HDL non differivano significativamente tra i due gruppi.

Un altro studio offre una prospettiva ancora diversa. Nel 2019, un trial durato sei mesi ha coinvolto 115 adulti con sindrome metabolica. I partecipanti ricevevano polvere di mirtillo liofilizzato equivalente, secondo gli autori, a 75 o 150 grammi di mirtilli al giorno, oppure un placebo.

La quantità equivalente a 150 grammi al giorno ha migliorato alcuni indicatori della funzione vascolare, tra cui la dilatazione flusso-mediata, una misura della capacità delle arterie di dilatarsi.

Nei partecipanti che non assumevano statine è stato inoltre osservato un piccolo incremento del colesterolo HDL.

Al contrario, il colesterolo totale e LDL non sono diminuiti significativamente nel campione complessivo, mentre la dose più bassa non ha prodotto miglioramenti nei biomarcatori considerati.

Questi dati mostrano perché sia riduttivo giudicare l’effetto cardiovascolare dei mirtilli soltanto attraverso il valore dell’LDL.

Il possibile ruolo degli antociani

Gli antociani sono tra i composti più studiati dei mirtilli. Dopo il consumo vengono trasformati dall’organismo e dal microbiota in diversi metaboliti, alcuni dei quali possono entrare in circolo.

Nel trial di sei mesi, l’assunzione di mirtilli ha determinato un aumento dose-dipendente dei metaboliti derivati dagli antociani nel sangue e nelle urine.

Nello stesso studio sono stati osservati miglioramenti di alcuni parametri della funzione endoteliale, cioè del funzionamento dello strato di cellule che riveste internamente i vasi sanguigni.

È plausibile che polifenoli e loro metaboliti possano interagire con processi legati alla funzione vascolare, allo stress ossidativo e al metabolismo lipidico. Tuttavia, questi meccanismi non dimostrano che gli antociani dei mirtilli riducano direttamente il colesterolo LDL nell’uomo.

Il passaggio da un meccanismo biologicamente plausibile a un effetto clinicamente rilevante richiede conferme attraverso studi controllati.

Perché i risultati non sono sempre uguali

Le principali incertezze riguardano l’eterogeneità degli studi. Le popolazioni esaminate comprendono persone sane, adulti con sindrome metabolica o diabete, soggetti che assumono farmaci ipolipemizzanti e individui con caratteristiche metaboliche molto differenti.

Anche il “mirtillo” studiato non è sempre lo stesso prodotto. Alcuni trial utilizzano frutto intero, altri polvere liofilizzata, succo o estratti. Dosi e durata possono variare da pochi giorni a diversi mesi.

Non è quindi corretto trasferire automaticamente al consumo abituale di mirtilli freschi un risultato ottenuto con una quantità concentrata di prodotto liofilizzato.

Va considerato anche il finanziamento. I trial del 2019 e del 2020 citati sopra hanno ricevuto sostegno dall’US Highbush Blueberry Council; gli articoli precisano che il finanziatore non ha partecipato alla progettazione, all’analisi o all’interpretazione dei risultati.

È un elemento da dichiarare e valutare insieme alla metodologia dello studio, non una ragione sufficiente per ignorarne i dati.

Come inserire i mirtilli in un’alimentazione equilibrata

Le evidenze disponibili non permettono di stabilire una quantità di mirtilli da assumere con l’obiettivo specifico di ridurre il colesterolo. Le dosi impiegate nei trial servono a studiare un’ipotesi scientifica e non rappresentano una prescrizione nutrizionale.

I mirtilli possono essere inseriti come frutto all’interno di una dieta varia ed equilibrata, insieme ad altri alimenti vegetali. Il frutto intero, inoltre, non è equivalente a un estratto o a un integratore concentrato di antociani.

In presenza di colesterolo LDL o trigliceridi elevati, l’alimentazione complessiva, l’attività fisica, il peso corporeo, eventuali patologie e le terapie prescritte hanno un ruolo molto più ampio.

Il consumo di mirtilli non sostituisce farmaci o indicazioni formulate da medico, dietista o nutrizionista.

Mirtilli e colesterolo: qual è il messaggio più solido

La ricerca su mirtilli e colesterolo suggerisce un possibile effetto favorevole su alcuni indicatori lipidici, ma il quadro non è ancora uniforme.

Alcune meta-analisi rilevano riduzioni di colesterolo totale e LDL; alcuni trial osservano invece cambiamenti soprattutto nei trigliceridi o nella funzione vascolare, mentre altri non trovano differenze significative.

Il dato più prudente è quindi che i mirtilli possono contribuire alla qualità di un modello alimentare favorevole alla salute cardiovascolare, ma non possono essere considerati uno strumento autonomo per controllare LDL o trigliceridi.

Come per ogni singolo alimento, il significato nutrizionale dipende dal contesto complessivo della dieta e dello stile di vita. Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di professionisti sanitari.

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 Redazione Italian Berry 

Fonti:

Carvalho MF, Lucca ABA, Silva VRRE, Macedo LR, Silva M, “Blueberry intervention improves metabolic syndrome risk factors: systematic review and meta-analysis”, Nutrition Research, 2021, 91:67-80. DOI: 10.1016/j.nutres.2021.04.006. PMID: 34139510.

Miraghajani M, Momenyan S, Arab A, Hasanpour Dehkordi A, Symonds ME, “Blueberry and cardiovascular disease risk factors: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials”, Complementary Therapies in Medicine, 2020, 53:102389. DOI: 10.1016/j.ctim.2020.102389. PMID: 33066847.

Curtis PJ, van der Velpen V, Berends L, Jennings A, Feelisch M, Umpleby AM, Evans M, Fernandez BO, Meiss MS, Minnion M, Potter J, Minihane AM, Kay CD, Rimm EB, Cassidy A, “Blueberries improve biomarkers of cardiometabolic function in participants with metabolic syndrome-results from a 6-month, double-blind, randomized controlled trial”, The American Journal of Clinical Nutrition, 2019, 109(6):1535-1545. DOI: 10.1093/ajcn/nqy380. PMID: 31136659.

Stote KS, Wilson MM, Hallenbeck D, Thomas K, Rourke JM, Sweeney MI, Gottschall-Pass KT, Gosmanov AR, “Effect of Blueberry Consumption on Cardiometabolic Health Parameters in Men with Type 2 Diabetes: An 8-Week, Double-Blind, Randomized, Placebo-Controlled Trial”, Current Developments in Nutrition, 2020, 4(4). DOI: 10.1093/cdn/nzaa030. PMID: 32337475.


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