21 set 2026

Mirtilli in Cina: il boom produttivo accende la guerra su prezzi e varietà

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La Cina ha trasformato il mirtillo da prodotto di nicchia a coltura strategica. La rapida espansione produttiva ha però provocato un forte calo dei prezzi e moltiplicato le controversie sull’uso non autorizzato di varietà protette.


In circa quindici anni la Cina è passata dall’essere un mercato ancora poco sviluppato per i mirtilli a diventare il maggiore produttore mondiale. Dietro questa crescita ci sono investimenti in genetica, coltivazione fuori suolo, serre e irrigazione di precisione, ma anche un’intensa competizione e numerosi casi di presunta o accertata violazione dei diritti di proprietà intellettuale.

La ricostruzione è contenuta in un’ampia inchiesta del Wall Street Journal firmata dal giornalista Jon Emont. Secondo i dati riportati dal quotidiano statunitense, la produzione cinese di mirtilli è aumentata di 25 volte dal 2010. Nel 2021 la Cina avrebbe superato gli Stati Uniti, mentre nel 2025 avrebbe prodotto un quantitativo doppio rispetto a quello statunitense.

Gli investimenti di Driscoll’s nello Yunnan

Driscoll’s ha iniziato a valutare l’ingresso in Cina intorno al 2012, individuando nella provincia sud-occidentale dello Yunnan un’area adatta allo sviluppo della coltura. L’azienda ha introdotto varietà proprietarie o concesse in licenza e sistemi produttivi avanzati, collaborando con agricoltori locali.

Le condizioni del terreno e il rischio di contaminazione delle acque provenienti dalle aziende confinanti portarono a modificare il progetto iniziale. Le piante furono quindi coltivate in contenitori con substrato in fibra di cocco, sotto serre e con fertirrigazione a goccia alimentata da acqua filtrata.

Secondo quanto dichiarato al Wall Street Journal da Soren Bjorn, ex amministratore delegato di Driscoll’s, quello cinese sarebbe il sistema di coltivazione più costoso tra quelli utilizzati dall’azienda a livello mondiale.

Driscoll’s è arrivata a collaborare con oltre 150 produttori e a ottenere nello Yunnan circa 30.000 tonnellate di mirtilli freschi all’anno. Tra le cultivar utilizzate figura Eureka Sunrise, varietà a frutto grande e dolce sviluppata dall’azienda australiana Mountain Blue e concessa in esclusiva a Driscoll’s per il mercato cinese per un periodo pluriennale a partire dal 2014 circa.

Dalla crescita dei consumi alla corsa agli investimenti

L’aumento dell’offerta è stato accompagnato dallo sviluppo del consumo interno. Il mirtillo, inizialmente considerato un frutto esotico e costoso, è entrato progressivamente nei supermercati, nella ristorazione e nelle bevande. Le qualità salutistiche attribuite al prodotto hanno contribuito alla sua popolarità tra le famiglie cinesi.

I prezzi elevati della prima fase hanno attirato aziende agricole, gruppi industriali e investitori. Noposion, società con sede a Shenzhen attiva nel settore degli agrofarmaci, ha investito in ampie superfici a mirtillo. Anche operatori provenienti da altri comparti hanno realizzato impianti tecnologicamente avanzati, spesso finanziati attraverso prestiti bancari.

Tra i casi citati dal quotidiano figura quello di Lanxing Agriculture. La società ha preso in affitto circa 101 ettari nello Yunnan, investendo anche nella logistica refrigerata per consegnare i frutti ai punti vendita entro due giorni dalla raccolta.

L’espansione delle serre e l’adozione della coltivazione in substrato con irrigazione a goccia hanno contribuito ad aumentare rapidamente produttività e disponibilità. Secondo uno studio accademico dell’Università di Copenaghen pubblicato su Nature Food e richiamato dal Wall Street Journal, nel 2019 circa il 60% delle serre mondiali si trovava in Cina.

Le controversie sulle varietà protette

La crescita del settore è stata accompagnata dalla propagazione non autorizzata di materiale genetico. Il International Blueberry Organization ha segnalato che l’estensione dei vivai e degli impianti illegali rende particolarmente complesso far rispettare i diritti dei costitutori.

Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Driscoll’s avrebbe avviato più di 20 cause in Cina contro società accusate di essersi appropriate di piante proprietarie, averle moltiplicate e averle vendute ad altri produttori. L’azienda sostiene di avere finora ottenuto due decisioni favorevoli.

Anche Planasa ha svolto indagini sulla presunta riproduzione senza licenza della varietà Blue Maldiva. Investigatori incaricati dalla società si sarebbero presentati come agricoltori o commercianti per acquistare campioni da sottoporre ad analisi genetica.

In uno dei procedimenti citati, un tribunale cinese ha stabilito, sulla base dei test del DNA e delle ammissioni raccolte, che la maggior parte delle piante presenti in un vivaio era coltivata illegalmente. Tra queste figurava anche Eureka Sunrise. Il tribunale ha ordinato la distruzione delle piante e il pagamento di circa 23.000 dollari tra risarcimenti e spese.

In un altro contenzioso, alcune controllate di Noposion sono state accusate da una società del gruppo Planasa di coltivare illegalmente varietà protette. Noposion ha comunicato ai propri azionisti che una prima decisione giudiziaria aveva stabilito un pagamento di circa 1,3 milioni di dollari. Le controllate di Noposion hanno, a loro volta, avviato azioni contro Planasa contestando la qualità delle piante ricevute.

Produzione in aumento e prezzi dimezzati

La forte crescita dell’offerta ha esercitato una pressione rilevante sui prezzi. Secondo l’inchiesta, le quotazioni dei mirtilli in Cina si sono ridotte almeno della metà rispetto alla fase iniziale del boom.

Jack Zhu, investitore e fondatore di Lanxing Agriculture, ha dichiarato al quotidiano che i prezzi di vendita dei mirtilli dello Yunnan sarebbero scesi da circa 45 dollari/kg nel 2021 a 15 dollari/kg nel 2026. Si tratta di valori riferiti dall’imprenditore e non di una serie statistica indipendente.

Nel commercio al dettaglio alcune confezioni da circa 255 grammi sarebbero state vendute a 3 dollari o meno. I mezzi di comunicazione statali cinesi hanno descritto questa maggiore accessibilità con l’espressione “libertà del mirtillo”, indicando il passaggio da prodotto esclusivo a frutto alla portata di una fascia molto più ampia di consumatori.

Per i produttori, tuttavia, la riduzione dei prezzi ha assottigliato i margini e frenato nuovi investimenti. Alcuni operatori citati dal giornale ritengono che il mercato abbia già raggiunto una condizione di saturazione, mentre Driscoll’s non ha reso pubblici i risultati economici delle proprie attività cinesi.

Licenze e tutela genetica: il mercato cerca un nuovo equilibrio

Di fronte alla diffusione di impianti non autorizzati, alcune società occidentali stanno ampliando il rilascio di licenze agli operatori cinesi. Mountain Blue, proprietaria di Eureka Sunrise, ha iniziato a concedere la varietà anche ad aziende diverse da Driscoll’s. Nel febbraio 2026 Noposion ha annunciato che una propria controllata aveva ottenuto una licenza da Mountain Blue.

La strategia potrebbe consentire ai breeder di recuperare almeno parte delle royalty in un mercato nel quale la varietà è ormai ampiamente diffusa. Parallelamente, le aziende stanno intensificando le azioni legali e le verifiche genetiche, confidando anche in un rafforzamento della normativa cinese.

Driscoll’s ha dichiarato di voler mantenere la propria presenza nel Paese, aumentando la produzione cinese fuori stagione e le esportazioni dallo Yunnan verso altri mercati asiatici. L’azienda ritiene che i consumi pro capite, ancora inferiori rispetto a quelli degli Stati Uniti e dell’Europa, lascino spazio a un’ulteriore crescita.

Il caso cinese mostra però che l’aumento della produzione non coincide automaticamente con una maggiore redditività. Quando investimenti, offerta e diffusione delle varietà crescono più rapidamente della domanda, la competizione si sposta sui prezzi e sulla capacità di proteggere l’innovazione genetica.

 Redazione 

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