In autunno e in inverno, quando trovare alcuni piccoli frutti freschi può essere più difficile o costoso, quelli surgelati diventano una scelta pratica. Ma il passaggio dal banco frigo al congelatore modifica vitamine e composti vegetali? E conta anche il modo in cui vengono scongelati?
Gli studi non indicano una risposta identica per ogni frutto e ogni nutriente. In generale, il congelamento può conservare buona parte dei composti analizzati, ma i risultati variano secondo la specie, la varietà, la lavorazione e la durata della conservazione.
E misurare i nutrienti nel frutto non equivale a dimostrare effetti diversi sulla salute di chi lo consuma.
Fresco e surgelato: il confronto dipende da cosa si misura
Quando si parla di qualità nutrizionale dei frutti di bosco, si considerano spesso vitamina C, antociani e altri composti fenolici. Gli antociani sono pigmenti vegetali che contribuiscono al colore rosso, blu o violaceo di molti berries.
La loro presenza è interessante per la ricerca, ma la quantità misurata in laboratorio non dice, da sola, quale effetto avrà il frutto nell’organismo.
Anche il confronto tra fresco e surgelato va interpretato con attenzione. Il prodotto fresco può essere stato raccolto, trasportato e conservato per giorni prima di arrivare sulla tavola. Quello surgelato, invece, può essere congelato vicino al momento della raccolta.
Perciò il risultato dipende anche dal percorso del prodotto e dalle condizioni usate negli esperimenti: non esiste un unico confronto valido per ogni confezione e stagione.

Cosa hanno trovato gli studi su mirtilli, fragole e lamponi
Uno studio del 2026 ha analizzato nove prodotti commerciali a base di mirtillo, freschi o surgelati, misurandone antociani, acidi organici e composti volatili. Alcuni campioni surgelati avevano quantità di antociani comparabili o superiori a quelle dei campioni freschi.
Il lavoro offre un confronto vicino ai prodotti in commercio, ma riguarda pochi campioni: non consente di stabilire che tutti i mirtilli surgelati siano più ricchi di antociani, né che il surgelato sia sempre nutrizionalmente superiore.
Una ricerca del 2024 ha esaminato fragole di una sola varietà, sottoposte a diverse modalità di congelamento, conservate fino a sei mesi e poi scongelate in condizioni differenti.
Durante la conservazione a −20 °C, il contenuto di antociani non ha mostrato una diminuzione significativa; la vitamina C è calata del 17% tra il primo e il sesto mese. In alcuni campioni, lo scongelamento è stato associato a riduzioni più marcate di antociani e altri composti.
Conservazione e scongelamento
Questi risultati descrivono quella varietà e quel protocollo sperimentale: non si trasferiscono automaticamente a tutte le fragole surgelate.
Un esperimento sui lamponi rossi, pubblicato nel 2002, ha rilevato che il congelamento non modificava in modo significativo i livelli di vitamina C e composti fenolici nel frutto esaminato.
Gli autori hanno anche simulato il percorso del prodotto fresco, con tre giorni a 4 °C e un giorno a 18 °C: in quelle condizioni la vitamina C diminuiva, mentre gli antociani non mostravano variazioni.
È un risultato utile per ricordare che anche la conservazione del fresco può incidere sulla composizione.

Il confronto tra specie
Infine, uno studio del 2017 ha confrontato cinque specie di piccoli frutti freschi, congelati, liofilizzati o essiccati. In media, gli autori hanno riportato perdite relativamente contenute di antociani e vitamina C dopo il congelamento rispetto ai cali osservati con l’essiccazione.
Le differenze tra le specie, però, erano rilevanti: una media non descrive necessariamente il singolo frutto.
Perché i risultati non sono tutti uguali
Il congelamento non è un trattamento uniforme. Temperatura, rapidità del processo, durata di conservazione e scongelamento possono influire sulla composizione.
Inoltre, cultivar diverse possono reagire in modo diverso: una ricerca su una sola varietà non basta per prevedere cosa accadrà a tutte le fragole o a tutti i mirtilli.
Va considerato anche il metodo di analisi. Il congelamento può rompere parte della struttura delle cellule vegetali e rendere alcuni composti più estraibili in laboratorio.
Composizione e prove cliniche
Un valore misurato più alto dopo il congelamento non significa necessariamente che il prodotto abbia acquisito nutrienti o che l’organismo li utilizzi meglio.
Infine, questi studi misurano soprattutto la composizione chimica del frutto. Non confrontano, in sperimentazioni cliniche, gli effetti sulla salute di persone che mangiano frutti freschi rispetto a persone che mangiano quelli surgelati.
Non dimostrano quindi che una forma prevenga malattie o offra benefici clinici maggiori.
Come scegliere e usare i frutti di bosco surgelati
La scelta può dipendere da stagione, prezzo, disponibilità e uso in cucina. Il fresco è pratico da consumare al naturale; il surgelato permette di avere i frutti a disposizione più a lungo e può essere impiegato in yogurt, porridge, frullati o preparazioni cotte.
Sul piano nutrizionale, gli studi disponibili non giustificano una regola generale secondo cui una delle due forme sia sempre migliore.
Per il surgelato, è utile seguire le istruzioni riportate sulla confezione e limitare il tempo a temperatura ambiente.
Conservazione domestica
Se il frutto viene scongelato, il liquido rilasciato può contenere parte dei composti solubili: in una preparazione domestica, si può incorporare insieme al frutto invece di scolarlo.
Se si consumano i frutti freschi, la conservazione in frigorifero e il consumo in tempi ragionevoli aiutano a ridurre il deterioramento.
In entrambi i casi, ha senso scegliere il prodotto che si riesce a usare con regolarità e inserire i piccoli frutti in un’alimentazione varia, senza attribuire a una singola porzione un effetto terapeutico.
Freschi o surgelati: il messaggio più solido
La ricerca suggerisce che il congelamento può mantenere una parte consistente dei nutrienti e dei composti vegetali dei piccoli frutti, ma non consente di dare una risposta universale valida per ogni specie e ogni prodotto.
Conservazione e scongelamento fanno parte del confronto, così come la varietà e il metodo di analisi.
Per il consumatore, fresco e surgelato possono essere entrambe opzioni sensate. La scelta può seguire gusto, disponibilità e praticità: oggi non ci sono prove cliniche sufficienti per dire che una delle due forme garantisca maggiori benefici per la salute.
Le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere di medici, dietisti o nutrizionisti.
🫐 Benessere & Salute con i frutti di bosco 🍓Questo articolo fa parte della rubrica dedicata al progetto editoriale Benessere & Salute con i frutti di bosco, che avvicina la ricerca scientifica alla vita quotidiana, promuovendo i piccoli frutti come alleati del benessere. La rubrica propone contenuti chiari, aggiornati e basati su evidenze scientifiche, pensati per informare i consumatori e supportare tutti gli operatori della filiera dei frutti di bosco. |
Fonti:
- Adhikari J., Singh J., Jha D. K., Patil B. S., “Does price reflect quality in fresh and frozen commercial blueberries?”, Journal of Agriculture and Food Research, 2026, 28:102936. DOI: 10.1016/j.jafr.2026.102936.
- Simkova K., Grohar M. C., Pelacci M., Veberic R., Jakopic J., Hudina M., “The Effect of Freezing, Frozen Storage and Thawing on the Strawberry Fruit Composition”, International Journal of Fruit Science, 2024, 24(1):186–199. DOI: 10.1080/15538362.2024.2355920.
- Mullen W., Stewart A. J., Lean M. E. J., Gardner P., Duthie G. G., Crozier A., “Effect of Freezing and Storage on the Phenolics, Ellagitannins, Flavonoids, and Antioxidant Capacity of Red Raspberries”, Journal of Agricultural and Food Chemistry, 2002, 50(18):5197–5201. DOI: 10.1021/jf020141f.
- Sadowska K., Andrzejewska J., Klóska Ł., “Influence of freezing, lyophilisation and air-drying on the total monomeric anthocyanins, vitamin C and antioxidant capacity of selected berries”, International Journal of Food Science & Technology, 2017, 52(5):1246–1251. DOI: 10.1111/ijfs.13391.
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