In Belgio la difesa delle fragole entra in una nuova fase: meno chimica, più tecnologia e un ruolo crescente della luce UV-C nella prevenzione delle malattie fungine. Una soluzione già arrivata su scala commerciale che, secondo il settore, sta cambiando il modo di coltivare le fragole da tavolo nelle serre delle Fiandre.
Dalla ricerca alla coltivazione commerciale
Le fragole sono frutti delicati e particolarmente vulnerabili all’oidio, una malattia fungina persistente che può compromettere qualità e resa. Per anni la protezione delle colture ha richiesto trattamenti chimici mirati, ma un gruppo di produttori belgi ha scelto una strada diversa: utilizzare robot autonomi a luce UV-C per neutralizzare i funghi prima che si diffondano.
Il sistema, sperimentato a partire dal 2017, è arrivato in questa stagione alla piena applicazione commerciale. I robot si muovono autonomamente nelle serre durante la notte, trattando le piante con luce ultravioletta-C quando le condizioni sono più adatte all’intervento.
Nelle Fiandre la tecnologia è già su larga scala
Secondo VLAM, l’adozione sta procedendo rapidamente nel comparto belga della fragola. Da marzo 2026, il 40% dei produttori di fragole in Belgio utilizza già questa tecnologia, che copre circa la metà della superficie interessata dalla coltivazione di fragole da tavolo.
“La capacità è raddoppiata rispetto allo scorso anno, quindi questa tecnologia sta diventando una parte centrale della nostra infrastruttura”, ha dichiarato Nele Van Avermaet, marketing manager fruit and vegetables di VLAM.
Meno fungicidi e piante più robuste
L’impiego notturno dei robot UV-C ha permesso ai coltivatori di ridurre fino all’80% l’uso di fungicidi. Integrata con insetti utili per il controllo naturale dei parassiti, la tecnologia ha inoltre dimezzato il numero di prodotti di protezione necessari.
Il risultato, secondo i produttori, è una fragola più pulita, resistente e dall’aspetto migliore. Un coltivatore della Coöperatie Hoogstraten ha raccontato che, dall’introduzione dei robot UV-C, la differenza in serra è visibile ogni mattina: le piante restano forti, il raccolto appare più vigoroso e i frutti mostrano una finitura particolarmente lucida.
“Per noi non si tratta solo di efficienza”, ha spiegato il produttore. “Significa offrire una fragola che abbia l’aspetto e il sapore di una bacca premium, con la tranquillità che sia stata coltivata in modo sostenibile”.
Un vantaggio anche per il mercato britannico
La tecnologia potrebbe avere ricadute positive anche sulla distribuzione. I produttori ritengono che le fragole belghe arriveranno ai retailer in condizioni migliori durante questa stagione.
Il Regno Unito rappresenta un mercato importante: la domanda di fragole supera la breve finestra della produzione locale e le importazioni europee restano fondamentali per coprire i consumi. La vicinanza geografica delle Fiandre al mercato britannico, appena oltre la Manica, riduce i tempi tra raccolta e scaffale.
“Questo significa che le fragole belghe sono la cosa più vicina alla nostra produzione nazionale, naturali e fresche quanto possibile”, ha osservato Gary Marshall di Bevington Salads. “Anche mentre aspettiamo il picco della produzione locale, ogni giorno può essere un buon giorno per una fragola”.
Uno sguardo al futuro
Il caso belga mostra come la sostenibilità nella fragolicoltura possa passare da soluzioni concrete già disponibili: automazione, luce UV-C e difesa biologica integrata. Se l’adozione continuerà a crescere, la riduzione dei fungicidi potrebbe diventare non solo un obiettivo ambientale, ma anche un nuovo standard competitivo per le fragole premium destinate ai mercati europei.
Fonte testo e immagine: www.fruitnet.com

