16 set 2026

Cina: mirtilli oltre 100.000 ettari e il debutto sul mercato dell'export

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La filiera cinese del mirtillo è proiettata a superare 1,2 milioni di tonnellate al 2029 mentre si stanno imponendo le prime, storiche esportazioni verso le destinazioni asiatiche e limitrofe.


Il settore globale dei mirtilli assiste a un fenomeno senza precedenti in termini di scala e velocità: l'espansione della Cina. Storicamente focalizzata sulla soddisfazione della propria imponente domanda interna, l'industria cinese ha raggiunto una maturità produttiva tale da spingere il Paese a debuttare con forza sui mercati internazionali, trasformandosi da importatore netto a temibile concorrente per i canali d'esportazione globali. 

I dati dell'IBO Global Blueberry Report 2026 mostrano come Pechino non rappresenti più solo un mercato di destinazione, ma il nuovo baricentro produttivo del pianeta.


Il report (294 pagine - inglese) può essere scaricato gratuitamente dal sito dell'IBO.


La barriera dei 100.000 ettari e la crescita "a forza bruta"

Nel 2025, la Cina ha tagliato un traguardo storico, raggiungendo 102.251 ettari piantati, una superficie che doppia quella degli Stati Uniti (fermi a 51.678 ettari) e che rappresenta quasi un terzo dell'intera superficie mondiale coltivata. 

La produzione complessiva ha toccato le 753.470 tonnellate (753,47 mila tonnellate), registrando un balzo significativo rispetto alle 638.580 tonnellate del 2024.

Questo incremento straordinario è alimentato da ciò che gli analisti definiscono una crescita "a forza bruta" (brute force growth), in cui l'aumento dei volumi mondiali è guidato per ben l'86% dalla messa a dimora di nuovi ettari e solo per il 14% dal miglioramento delle rese agronomiche per ettaro. 

Entro il 2029, l'Asia-Pacifico è destinata a essere la macro-regione a più rapida crescita al mondo (+60%) e la Cina da sola supererà gli 1,2 milioni di tonnellate di mirtilli coltivati, rappresentando circa il 94% dell'intera produzione dell'area.

Il debutto nell'export: la Cina entra nella Top 15 mondiale

L'aspetto più dirompente dell'evoluzione del mercato cinese risiede nel suo improvviso debutto come esportatore. Nel 2025, la Cina è ufficialmente entrata nella classifica dei primi 15 esportatori mondiali di mirtilli freschi, superando nazioni produttrici storiche come la Romania, l'Ucraina, la Serbia e lo Zimbabwe.

Le esportazioni cinesi di mirtillo fresco hanno raggiunto 7.100 tonnellate nel 2025, un volume che, per quanto ancora modesto rispetto alla produzione nazionale, ha aperto canali commerciali strategici per alleviare la pressione sul mercato interno. La Cina si è già posizionata come il quinto esportatore di mirtilli freschi verso le destinazioni asiatiche per volume, e il terzo per valore economico.

I flussi commerciali mostrano una distribuzione geografica ben definita verso i mercati limitrofi e l'Eurasia:

  • Hong Kong: rimane la principale destinazione con 2.390 tonnellate.
  • Malaysia: ha ricevuto 1.130 tonnellate.
  • Singapore: ha importato 930 tonnellate.
  • Russia (Siberia e mercato di Mosca): ha registrato volumi significativi pari a 870 tonnellate.
  • Kirghizistan: ha importato 700 tonnellate.

I dati dei primi mesi del 2026 confermano l'accelerazione: a marzo e aprile, le spedizioni cinesi verso il Sud-est asiatico hanno registrato due record mensili consecutivi

Pur restando inferiori in volume rispetto alle esportazioni peruviane nella regione, il divario si sta riducendo sensibilmente in termini di valore, indicando la possibilità concreta che Pechino possa in futuro contendere la leadership commerciale al Perù nei mercati asiatici ad alto potere d'acquisto.

Il ruolo dello Yunnan e la "democratizzazione" del mirtillo in patria

Il motore propulsivo di questa rivoluzione è la provincia sud-occidentale dello Yunnan, l'hub d'eccellenza per la coltivazione dei mirtilli a basso fabbisogno di freddo (Southern Highbush). Se lo Yunnan fosse una nazione indipendente, si collocherebbe saldamente nella top 5 dei produttori mondiali freschi

L'espansione in questa regione è inarrestabile, con nuove piantagioni stimate tra i 7.000 e i 10.000 ettari solo nel 2026.

Tuttavia, l'improvviso afflusso di enormi volumi di prodotto provenienti dallo Yunnan ha generato una forte pressione al ribasso sui prezzi interni, avvertita soprattutto prima e dopo le festività del Capodanno Cinese. Questo calo delle quotazioni ha innescato un'interessante dinamica di "democratizzazione" del consumo

Se in passato i mirtilli erano venduti quasi esclusivamente nei supermercati premium delle ricche città costiere a prezzi proibitivi, oggi è comune trovarli sulle bancarelle di strada a prezzi accessibili al consumatore medio anche nelle aree interne. Una svolta cruciale per un Paese in cui il consumo pro capite annuo è storicamente basso, fermo a circa 200 grammi.

A livello agronomico, la Cina presenta un mosaico variegato: oltre allo Yunnan, crescono la provincia di Sichuan (Xichang), caratterizzata da produzioni più tardive, e la provincia di Guizhou, che vanta la maggiore superficie coltivata ma produce principalmente varietà rabbiteye destinate all'industria del succo e della trasformazione, con un impatto limitato sul mercato del fresco. 

Nel nord-est (Liaoning e Shandong), invece, la produzione di Northern Highbush estiva fa i conti con un clima monsonico instabile e una forte competizione tecnologica.

Implicazioni B2B per la filiera internazionale

Per la filiera internazionale dei piccoli frutti, il cambio di pelle della Cina comporta un effetto domino immediato. Man mano che i produttori cinesi affineranno i loro standard qualitativi e la catena logistica del freddo verso i paesi vicini come Singapore, Thailandia e Vietnam, i grandi esportatori dell'emisfero sud, Perù in testa, dovranno ridefinire le loro rotte commerciali e diversificare i mercati.

Con una produzione interna cinese che marcia a passi da gigante verso la stabilità e l'esportazione dei surplus di fine stagione, la competizione asiatica si preannuncia come uno dei banchi di prova più complessi per i player globali del mirtillo nei prossimi quattro anni.

 Redazione 

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