Dall’alto dei 950 metri della sua azienda agricola in Val d’Intelvi, Chiara Guffanti trascina il lettore di “Mille metri di dolcezza” in un turbine di passione per la montagna e i suoi frutti.
Il libro di Chiara Guffanti non è un racconto bucolico, ma una cavalcata impetuosa tra sveglie prima dell’alba, lacrime per la grandine che distrugge il lavoro di un anno in quindici minuti e la soddisfazione di servire, a sole tre ore dalla raccolta, gli chef degli alberghi migliori del mondo.
Qual è il segreto di questa giovane imprenditrice, che a vent’anni ha comprato un’azienda agricola dopo averci lavorato per due estati e che, pochi anni dopo, l’ha quasi azzerata per ripartire da capo, avendo in mente soltanto l’eccellenza assoluta? Non il semplice “funziona…”, ma la volontà di produrre qualcosa che non fosse paragonabile a nient’altro.
C’è in Chiara una sorta di fuoco sacro, un testimone che ha raccolto attingendo da “saperi che non sono scritti in nessun libro, che esistono solo nella memoria di chi ha ottant’anni e che moriranno con loro se nessuno li raccoglie prima”.
“Lavorare così è difficile e richiede una disciplina ferrea […] ma è anche l’unica scelta che ha senso, se vuoi fare davvero la differenza”.
Questa vita radicale, fatta di scelte forti, porta anche a verità scomode, che riguardano principalmente il nostro rapporto con gli acquisti quotidiani di cibo nei supermercati.
Il vero costo del tempo
Il lettore deve prepararsi a parole crude sulla logica di business che sta dietro a un mirtillo che troviamo nel nostro abituale carrello della spesa e che “ha viaggiato due settimane ed è biologicamente morto”.
Un mirtillo “perfetto quando viene raccolto e mediocre quando arriva allo scaffale […] semplicemente perché il sistema richiede troppo tempo”.
Lascio a voi il piacere di sfogliare le oltre duecento pagine di questa appassionata confessione, che contiene il manifesto di Chiara sul prezzo e sul valore della qualità, la ricerca continua di varietà nuove e migliori, la determinazione a produrre ciò che nessun altro produce – come il lampone giallo e il mirtillo siberiano – e un profondo senso del calendario e della stagionalità.
Ricette, immagini e trasformazione
Il libro è costellato di ricette semplici, basate su ingredienti giusti e combinazioni antiche, e di fotografie che raccontano la quotidianità di una produttrice di montagna.
Si conclude con la trasformazione, quando in cinque mesi Chiara racchiude l’estate in un barattolo o in una bottiglia speciale, “irripetibile per natura”.
Quel “troviamo il modo” che rende possibili i progetti
In conclusione, è doveroso citare l’altro protagonista – anche se più defilato, per carattere e per scelta – di questa storia dal sapore antico: Antonio.
Una vita professionale nel mondo della tecnologia moderna, tra computer e stampanti 3D, gli ha permesso di rispondere ai progetti più audaci della figlia Chiara con un semplice “Troviamo il modo”. Un atteggiamento che le ha consentito di muovere i primi passi e una disponibilità che oggi continua a sostenere Chiara nelle scelte manageriali e negli impegni quotidiani.
Ma in campagna, alle sei del mattino, in prima linea c’è lei. Perché "la qualità non viene dal fare le cose facili, ma dal fare le cose difficili nel modo giusto”.
Incontrare Chiara
L’invito finale al lettore si trova a pagina 198: “Se vuoi venire di persona, guarda il calendario, trova una data tra giugno e settembre, segnala, programmala, vieni davvero”.
Perché “il sapore parla e l’esperienza diretta vale più di mille certificazioni”.
I contatti di Chiara
Sito web: ilpiccolofruttodichiara.it
Telefono e WhatsApp: 366 289 2113
Email: info@ilpiccolofruttodichiara.it
Indirizzo: Via ai Monti, località Pellio Intelvi, Alta Valle Intelvi, 22024 (CO)

