I piccoli frutti stanno ampliando il proprio spazio ben oltre il reparto ortofrutta. Gelati vegetali, bevande analcoliche, confetture funzionali e distillati mostrano come mirtilli, lamponi, more e ribes nero possano diventare motori di innovazione, differenziazione e valore.
È il tema al centro di “Berries as ingredients”, il monitor di Italian Berry dedicato all’impiego dei piccoli frutti nei prodotti alimentari e non alimentari. L’obiettivo è osservare come la filiera possa andare oltre il fresco, senza perdere il legame con il fresco.
Nel monitor di luglio 2026 il protagonista assoluto è il mirtillo, mentre la categoria più dinamica è quella dei gelati e dei dessert surgelati. Il codice d’innovazione emergente può essere definito fresh-produce brand extension: l’estensione dell’autorevolezza costruita nell’ortofrutta verso nuovi prodotti trasformati premium.
SanLucar porta la competenza del fresco nel freezer
Il caso più vicino alla filiera ortofrutticola è quello di SanLucar Fruitissimo, una nuova gamma di gelati vegetali sviluppata inizialmente per il mercato tedesco e destinata successivamente a una distribuzione internazionale.
La linea comprende sei gusti, tra cui mirtillo, lampone e fragola. Secondo SanLucar, Fruitissimo contiene, a seconda della variante, fino al 48,5% di frutta, con l’aggiunta di pezzi visibili. Le ricette sono vegetali, vegane e senza lattosio; quelle alla frutta sono inoltre prive di grassi. Non vengono utilizzati aromi, coloranti o conservanti artificiali.

L’elemento più interessante non è soltanto la formulazione, ma la strategia: un’azienda conosciuta principalmente per la frutta e la verdura fresche trasferisce nel reparto surgelati il proprio posizionamento premium e la propria competenza sulla materia prima.
La shelf-life dichiarata di 18 mesi consente inoltre di allungare il ciclo commerciale del prodotto, creare nuove occasioni di consumo e ridurre la dipendenza dalla stagionalità tipica del fresco.
I berries diventano colore naturale e intrattenimento
Un approccio differente caratterizza Twistpop Triple Berry, il dessert surgelato lanciato negli Stati Uniti da The Magnum Ice Cream Company e distribuito da Costco.
Il prodotto combina tre spirali colorate associate a lampone, mirtillo e ribes nero, presentandosi come un’alternativa alla tradizionale ice pop americana. La formula contiene vera frutta, aromi naturali e coloranti ottenuti anche da barbabietola e spirulina.
La lista degli ingredienti offre però un’indicazione importante. La base è costituita da purea di mela, seguita da purea di ribes nero e lampone, mentre la purea di mirtillo rientra tra gli ingredienti presenti in quantità inferiore al 2%.

Il prodotto dimostra quindi come i piccoli frutti possano guidare identità, colore ed esperienza sensoriale, anche quando la loro incidenza nella formulazione è molto diversa da quella suggerita dalla presentazione visiva.
Per la filiera è uno sbocco interessante per puree e ingredienti naturali. Per il consumatore è anche un promemoria: l’indicazione “con vera frutta” non equivale necessariamente a una presenza elevata di ogni frutto raffigurato.
Il mirtillo entra nelle occasioni festive
Con Sparkling Blueberry, Welch’s porta il mirtillo nel segmento delle bevande analcoliche frizzanti destinate alle occasioni conviviali.
La referenza, proposta negli Stati Uniti in edizione limitata per l’estate 2026, contiene succo di mirtillo da concentrato, preceduto nella lista degli ingredienti dal succo d’uva da concentrato. Non contiene dolcificanti artificiali e utilizza colori provenienti da fonti naturali.
Il posizionamento è quello di un prodotto celebrativo e accessibile, pensato per famiglie, feste e consumatori che cercano un’alternativa analcolica più ricercata rispetto alle normali bibite.

Welch’s rafforza inoltre il collegamento con l’agricoltura attraverso il racconto della propria struttura cooperativa, posseduta da famiglie di produttori americani. Il packaging commemorativo contiene un QR code che rimanda alle loro storie.
Il mirtillo diventa così un ponte fra naturalità, premiumizzazione, convivialità e patrimonio agricolo, creando una nuova occasione d’impiego per succhi concentrati e ingredienti coloranti naturali.
Quando la mora vende nostalgia
Non tutte le innovazioni si basano su salute e funzionalità. Il ritorno stagionale di Blue Bell Southern Blackberry Cobbler dimostra il potere della tradizione gastronomica.
Il gelato riproduce il blackberry cobbler, dessert tipico del Sud degli Stati Uniti, combinando una base al gusto di mora, salsa alla mora e pezzi di crosta.

Il prodotto viene distribuito per un periodo limitato e utilizza la mora per evocare estate, cucina domestica e ricordi familiari. La disponibilità stagionale rafforza l’urgenza d’acquisto e consolida il legame emotivo con i consumatori.
In questo caso il piccolo frutto genera valore attraverso nostalgia, territorialità e indulgenza, senza bisogno di ricorrere a claim salutistici.
Il lato oscuro: quando resta soltanto l’immagine del frutto
Accanto ai prodotti nei quali i piccoli frutti svolgono un ruolo reale, cresce il numero delle referenze che utilizzano nomi, colori e immagini della frutta pur non contenendola.
Un caso verificabile è Pepsi Raspberry Ripple Zero Sugar, lanciata nel Regno Unito e distribuita su scala nazionale dal 14 luglio 2026.

Il posizionamento è costruito sul lampone: il nome richiama il tradizionale gelato raspberry ripple, la confezione è rosa e le immagini promozionali mostrano lamponi freschi accanto al prodotto.
La lista degli ingredienti pubblicata da Tesco comprende però acqua gassata, aromi, colorante caramello, acidificante, dolcificanti, pectina, correttore di acidità e conservante. Non risultano lampone, succo, purea o concentrato di lampone.
Si tratta quindi di una cola al gusto di lampone, non di una bevanda contenente il frutto. La distinzione è importante perché l’immagine trasferisce al prodotto parte dei valori positivi associati ai piccoli frutti — naturalità, freschezza e qualità — anche quando la materia prima agricola è assente.
Un altro prodotto da osservare è Mega Smarties Blue Raspberry, arrivato negli Stati Uniti a luglio. La formulazione normalmente pubblicata per Mega Smarties comprende destrosio, acido citrico, aromi artificiali e coloranti, senza frutta. In assenza di un’etichetta leggibile relativa alla nuova referenza, l’assenza del lampone resta però una valutazione probabile, non ancora verificata sul singolo prodotto.

I principali codici d’innovazione
I casi osservati mostrano che i piccoli frutti possono attivare contemporaneamente diversi codici:
colore naturale, particolarmente importante in bevande e dessert;
valore sensoriale, presente trasversalmente in tutte le categorie;
salute e funzionalità, attraverso fibre, proteine, collagene e micronutrienti;
premiumizzazione, quando il frutto viene collegato a origine, tradizione o competenza produttiva;
clean label, con l’eliminazione di coloranti, aromi e conservanti artificiali;
beauty-from-within, come nel caso degli alimenti arricchiti con collagene;
territorialità e filiera locale, soprattutto nei prodotti artigianali;
nostalgia, che trasforma ricette tradizionali in proposte stagionali ad alto valore.
Più debole, almeno nei casi analizzati, è il codice della sostenibilità. Una ricetta vegetale o l’impiego di materia prima locale non sono sufficienti, da soli, per dimostrare un minore impatto ambientale.
Il mirtillo come piattaforma d’innovazione
Il quadro complessivo conferma che il mirtillo sta diventando una vera platform ingredient. Può offrire colore, familiarità, percezione salutistica, gusto e posizionamento premium, attivando ciascuno di questi valori separatamente oppure combinandoli.
Il surgelato rappresenta oggi il ponte più diretto fra fresco e trasformato: conserva l’immediatezza visiva e sensoriale della frutta, ma amplia shelf-life, distribuzione e occasioni di consumo. Parallelamente, prodotti come Jam Packd mostrano come i piccoli frutti possano entrare nell’alimentazione funzionale senza perdere la propria riconoscibilità.
La linea di demarcazione decisiva è quella tra prodotti fruit-led, realmente costruiti intorno alla frutta, e prodotti semplicemente fruit-flavoured, nei quali il piccolo frutto resta confinato al nome, all’aroma o all’immagine.
Per la filiera la sfida consiste nel presidiare il primo spazio: andare oltre il fresco, creando nuovi impieghi e nuovo valore, ma mantenendo un collegamento credibile con la materia prima, con i produttori e con i territori.

