In questa intervista esclusiva Marco Antolini, produttore di piccoli frutti dal 2012, racconta a Italian Berry il progetto sviluppato con il fratello Riccardo per introdurre la raccolta meccanica dei mirtilli, una pratica ancora poco diffusa in Italia ma già applicata a circa metà della produzione negli Stati Uniti.
Nella prima parte sono stati affrontati i criteri e i requisiti che guidano la scelta della raccolta meccanica, oltre alle implicazioni organizzative e agronomiche.
In questa seconda parte Marco Antolini approfondisce gli aspetti più operativi legati a qualità, scarti, pratiche agronomiche e scelte varietali.
Fresco o industria
La raccolta meccanica consente di destinare il prodotto al mercato fresco oppure comporta ancora un rischio elevato di declassamento verso l’industria?
La raccolta meccanizzata può essere impiegata con successo anche per il prodotto destinato al mercato del fresco, a condizione che vengano rispettati rigorosi parametri tecnici e operativi. L'obiettivo è preservare l'integrità del frutto, evitando traumi da caduta, l'asportazione della pruina e, nei casi più critici, la rottura delle bacche.
Un fattore determinante è rappresentato dall'orario di raccolta. Le operazioni devono essere effettuate esclusivamente nelle ore più fresche della giornata. Nella nostra azienda la raccolta meccanizzata inizia alle prime luci dell'alba e termina indicativamente tra le 8:30 e le 9:00.
Oltre questa fascia oraria, l'aumento della temperatura ambientale determina un progressivo incremento della temperatura interna del frutto, che può raggiungere valori di circa 20-22 °C.
L'innalzamento della temperatura comporta una riduzione della consistenza del frutto, rendendola più suscettibile ai danni meccanici. La nostra esperienza evidenzia che, quando la consistenza del frutto scende al di sotto dei 45-55 valori rilevati con il penetrometro BAXLO, il prodotto non risulta più idoneo alla raccolta meccanizzata destinata al mercato del fresco.
Sebbene il frutto possa apparire integro esternamente, gli urti durante il passaggio sulla macchina possono provocare microlesioni interne che evolvono in fenomeni necrotici, compromettendo la shelf life del prodotto e aumentando il rischio di contestazioni commerciali da parte dei clienti.
Quando, invece, vengono rispettati i corretti parametri di maturazione, consistenza e temperatura del frutto, la raccolta meccanizzata rappresenta una soluzione pienamente compatibile con il mercato del fresco.
Nella nostra esperienza aziendale è possibile mantenere un indice complessivo di scarto inferiore al 7%, comprendendo in tale valore i frutti rotti, quelli non perfettamente maturi e quelli che presentano una perdita significativa della pruina.
Questo dimostra come una gestione tecnica accurata consenta di coniugare l'efficienza della raccolta meccanizzata con gli elevati standard qualitativi richiesti dal mercato.
La qualità del mirtillo raccolto a macchina
Quali differenze osserva rispetto alla raccolta manuale in termini di qualità del frutto: consistenza, pruina, ammaccature, shelf life e presenza di frutti immaturi?
Come evidenziato in precedenza, il rispetto di specifici parametri operativi consente di effettuare la raccolta meccanizzata senza compromettere la shelf life del prodotto.
Se il frutto viene raccolto nelle corrette condizioni di maturazione, temperatura e consistenza, il rischio di danni tali da pregiudicarne la conservabilità risulta estremamente contenuto.
Un ulteriore aspetto fondamentale riguarda la programmazione degli interventi di raccolta.

Per evitare perdite qualitative dovute a un'eccessiva maturazione del prodotto, è essenziale non prolungare eccessivamente l'intervallo tra uno stacco e il successivo con il solo obiettivo di aumentare la resa oraria della macchina.
La raccolta meccanizzata non deve essere interpretata esclusivamente come uno strumento per massimizzare la produttività, ma come una tecnica che, se gestita correttamente, deve perseguire gli stessi obiettivi qualitativi della raccolta manuale.
Per questo motivo è fondamentale mantenere intervalli di raccolta regolari, generalmente compresi tra i 5 e i 6 giorni tra uno stacco e l'altro, compatibilmente con l'andamento climatico e con la velocità di maturazione del frutto.
Le performance per varietà
Tra Valor, Cargo, Top Shelf e Blue Ribbon, quali varietà si sono dimostrate più adatte alla raccolta meccanica e per quali motivi?
Dal mio punto di vista, le varietà che meglio si prestano alla raccolta meccanizzata sono senza dubbio Valor e Cargo. Entrambe presentano caratteristiche morfologiche e vegetative che le rendono particolarmente adatte a questo tipo di gestione.
La scelta di coltivare anche Top Shelf e Blue Ribbon è stata invece dettata dall'esigenza di distribuire la produzione su un periodo più ampio, garantendo una finestra di raccolta di circa due mesi e consentendo una migliore organizzazione delle operazioni aziendali.
Dal punto di vista agronomico, Cargo e Valor risultano fisiologicamente più vocate alla raccolta meccanizzata. Si caratterizzano infatti per un portamento più eretto, con una parte basale della pianta più libera dalla vegetazione e una minore emissione di nuovi germogli e branche di rinnovo.
Proprio per questa loro naturale predisposizione, è spesso necessario intervenire con tecniche di potatura mirate per stimolare il rinnovo vegetativo e mantenere elevata la produttività nel tempo.
Le varietà Top Shelf e Blue Ribbon, al contrario, presentano un habitus più cespuglioso e una spiccata capacità di emettere nuovi ricacci ogni anno.
Questa caratteristica non le rende inadatte alla raccolta meccanizzata, ma richiede una gestione agronomica differente. In particolare, è necessario effettuare una potatura più energica e selettiva, finalizzata a contenere l'eccesso di vegetazione, favorire una struttura della pianta più ordinata e garantire il corretto passaggio della macchina raccoglitrice.
In definitiva, tutte e quattro le varietà possono essere gestite con successo mediante raccolta meccanizzata, purché vengano adottate strategie di potatura e di gestione della chioma specifiche per ciascuna cultivar, valorizzandone le caratteristiche fisiologiche e produttive.

La scelta della varietà più adatta
Quali caratteristiche varietali considera indispensabili per una raccolta meccanica efficace: portamento della pianta, facilità di distacco, consistenza della bacca, maturazione concentrata?
Nella scelta delle varietà destinate alla raccolta meccanizzata, ritengo fondamentale valutare una serie di caratteristiche agronomiche e morfologiche che incidono direttamente sull'efficienza della raccolta e sulla qualità finale del prodotto.
In particolare, gli aspetti che considero prioritari sono i seguenti:
- Portamento della pianta: la pianta deve presentare branche erette, robuste e poco flessibili. Una struttura vegetativa ben sostenuta consente alla macchina di operare in modo più efficace, riducendo le perdite di prodotto e il rischio di danneggiamento dei rami.
- Capacità di rinnovo della vegetazione: è preferibile scegliere varietà con un rinnovo vegetativo equilibrato e facilmente gestibile. Piante eccessivamente cespugliose richiedono interventi di potatura più intensi e rendono più complesso il passaggio della raccoglitrice.
- Pezzatura del frutto: anche il calibro delle bacche rappresenta un elemento determinante. Frutti di dimensioni eccessivamente elevate tendono generalmente a presentare una consistenza inferiore, risultando più sensibili ai danni meccanici. Dal punto di vista operativo, i calibri 14-16 mm e 16-18 mm rappresentano il miglior compromesso tra qualità, consistenza e idoneità alla raccolta meccanizzata.
- Facilità di distacco del frutto: un ulteriore parametro da considerare è la forza di distacco. Non tutte le varietà presentano la stessa predisposizione al distacco del frutto; quelle che consentono una separazione più agevole al giusto grado di maturazione permettono di ottenere una raccolta più efficiente, riducendo sia i danni ai frutti sia quelli alla pianta.
Il nodo delle pratiche colturali
La potatura e la forma di allevamento cambiano rispetto a un impianto destinato alla raccolta manuale?
La gestione della potatura risulta completamente differente rispetto a un impianto progettato esclusivamente per la raccolta manuale.
Nei primi due anni dall’impianto è fondamentale impostare correttamente la forma di allevamento, prevedendo un adeguato contenimento vegetativo delle piante, con l’obiettivo di mantenerle particolarmente strette nella fascia basale, nei primi 35-40 cm.
La parte inferiore della pianta deve essere costantemente pulita, mantenendo solamente le branche più idonee, che rappresenteranno la base per il futuro rinnovo produttivo della pianta.
Successivamente, proprio in funzione del contenimento della parte bassa, è necessario favorire una maggiore apertura della porzione superiore della chioma, così da garantire una migliore penetrazione della luce e una corretta circolazione dell’aria.

Inoltre, è importante indirizzare i tralci verso l’esterno, portandoli il più possibile in posizione favorevole alla raccolta. Queste pratiche agronomiche risultano fondamentali per mantenere un elevato stato sanitario della pianta e ottenere una produzione di frutti qualitativamente superiore.
Un impianto destinato alla raccolta manuale, invece, viene gestito con criteri differenti: in questo caso si tende a creare maggiore spazio all’interno della struttura vegetativa già dalla parte bassa della pianta, al fine di migliorare l’arieggiamento della chioma, ridurre il rischio di problematiche fitosanitarie e garantire una migliore qualità del prodotto.
Quanto incidono sesto d’impianto, larghezza delle file, gestione dei rami bassi e uniformità della parete produttiva sull’efficienza della macchina?
Il sesto d’impianto adottato è stato progettato con l’obiettivo di ottimizzare la gestione della coltura, garantendo un adeguato equilibrio tra sviluppo vegetativo, produttività e facilità delle operazioni colturali.
La struttura portante prevede una distanza di 3 metri tra un palo e l’altro lungo la fila, mentre l’interfilare è stata impostata a 10 metri. La copertura utilizzata è costituita da una rete antigrandine di tipo tradizionale, in grado di garantire una protezione efficace della coltura dagli eventi atmosferici avversi.
Per quanto riguarda il sesto d'impianto delle piante, sono stati realizzati tre filari di pali, con una distanza di 10 metri tra i pali sulla fila e 3 metri tra una fila e l’altra. Le piante sono state messe a dimora con una distanza di 80 cm sulla fila, al fine di ottenere una struttura produttiva ordinata e contenuta.
Il sistema di allevamento prevede l’impiego di due fili per lato e di un filo basale per lato, utilizzati per mantenere le piante adeguatamente contenute e guidarne lo sviluppo vegetativo, favorendo una distribuzione uniforme della chioma e una migliore gestione delle operazioni di coltivazione e raccolta.
I vantaggi e le criticità della raccolta meccanica
Quali sono i principali vantaggi operativi: riduzione dei tempi, minore dipendenza dalla manodopera, tempestività di intervento, gestione dei picchi produttivi?
I principali vantaggi derivanti da questa impostazione colturale riguardano innanzitutto la riduzione del fabbisogno di manodopera e, di conseguenza, una minore dipendenza dalla disponibilità di personale.
Questa gestione consente inoltre un significativo abbattimento dei costi di raccolta, grazie alla maggiore efficienza delle operazioni e alla possibilità di organizzare in modo più razionale le attività aziendali.
Un ulteriore aspetto positivo è rappresentato dalla migliore gestione dei picchi produttivi, permettendo di affrontare i momenti di maggiore concentrazione della raccolta con una maggiore flessibilità operativa e una più elevata capacità di programmazione.

Quali sono invece le criticità più importanti: perdite a terra, danni ai frutti, danni alla pianta, necessità di operatori specializzati o limiti degli appezzamenti?
Le principali criticità riscontrate riguardano diversi aspetti legati alla gestione dell’impianto e all’utilizzo della raccolta meccanizzata.
Un primo elemento da considerare è lo spazio necessario per consentire alla macchina di operare correttamente, con la possibilità di uscire dalle file e rientrare agevolmente, garantendo così una maggiore efficienza delle operazioni e una corretta manovrabilità.
Un’ulteriore criticità è rappresentata dal distacco di una parte dei frutti ancora verdi o in fase di invaiatura, che avrebbero necessitato di alcuni giorni aggiuntivi per raggiungere il corretto grado di maturazione e poter essere raccolti nelle condizioni ottimali.
Un altro aspetto riguarda una certa percentuale di prodotto che può cadere a terra durante la fase di raccolta. Dal punto di vista tecnico, tuttavia, questa problematica può essere affrontata e progressivamente ridotta attraverso un’adeguata messa a punto della gestione agronomica e dei parametri operativi della macchina.
Infine, è importante sottolineare che la realizzazione di un impianto destinato alla raccolta meccanizzata richiede investimenti iniziali significativi per la costruzione della struttura e una progettazione specifica.
Inoltre, trattandosi di una tecnica ancora relativamente recente, le esperienze consolidate nel settore risultano ancora limitate e richiedono ulteriori osservazioni e adattamenti per ottimizzare al meglio il sistema produttivo.
Il ritardo dell’Italia
Perché, secondo lei, in Italia la raccolta meccanica del mirtillo è ancora poco diffusa rispetto ad altri Paesi produttori?
Il principale limite del settore italiano dei piccoli frutti, che coinvolge sia le aziende già operative sia quelle che si stanno avvicinando a questa filiera, è rappresentato dalla dimensione media delle imprese agricole, generalmente molto contenuta e caratterizzata da una forte frammentazione.
A questo si aggiunge il tema del ricambio generazionale: negli ultimi anni si è registrato un interesse crescente da parte dei giovani verso il settore agricolo, ma il numero di nuovi ingressi non risulta ancora sufficiente a garantire un adeguato sviluppo e consolidamento del comparto.

Dal mio punto di vista, prima come produttore e successivamente come tecnico, avendo avuto la possibilità di conoscere e confrontarmi con numerose realtà aziendali, ritengo che uno dei principali ostacoli all’adozione di nuovi sistemi produttivi e tecnologici sia legato alla percezione del rischio economico.
Molte aziende, pur riconoscendo i potenziali vantaggi di questi investimenti, mostrano una certa difficoltà nell’intraprendere percorsi di innovazione a causa degli elevati costi iniziali e dell’incertezza legata al ritorno dell’investimento.
Questo atteggiamento è comprensibile, soprattutto in realtà di piccole dimensioni, dove ogni scelta strategica deve essere attentamente valutata per mantenere la sostenibilità economica dell’azienda.
Guardando al futuro
La raccolta meccanica può diventare una componente strutturale della produzione italiana di mirtilli di qualità oppure resterà una soluzione per pochi produttori specializzati?
Dal punto di vista tecnico, l’esperienza maturata e l’attenzione nella progettazione dell’impianto hanno rappresentato elementi fondamentali per arrivare a una soluzione funzionale, anche se il percorso di miglioramento è ancora lungo.
La strada davanti a noi è ancora ricca di sfide: sarà necessario affinare ulteriormente alcuni aspetti della gestione agronomica e della meccanizzazione per arrivare a un impianto sempre più efficiente e in grado di esprimere al meglio le potenzialità della raccolta meccanizzata del mirtillo.
Marco Antolini
Guardando al futuro, dal mio punto di vista, il comparto della raccolta meccanizzata del mirtillo è destinato ad avere una crescita sempre maggiore, spinto dalla necessità di rendere la produzione più efficiente, sostenibile e meno dipendente dalla disponibilità di manodopera.
Tuttavia, ritengo che ci sia ancora molto lavoro da svolgere e un importante percorso di esperienza da sviluppare, sia da parte dei produttori sia da parte delle aziende costruttrici delle macchine per la raccolta.
L’evoluzione del settore richiederà un continuo confronto tra il mondo produttivo e quello tecnologico, con l’obiettivo di migliorare le soluzioni attualmente disponibili, adattandole sempre più alle esigenze agronomiche delle diverse realtà aziendali.
Solo attraverso la sperimentazione, la raccolta di dati e il perfezionamento delle tecniche sarà possibile raggiungere livelli di efficienza sempre maggiori e consolidare questo sistema produttivo nel tempo.

