30 lug 2026

PPWR e imballaggi dei piccoli frutti: Pro Food chiede il rinvio

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Il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio entrerà nella sua fase applicativa il 12 agosto 2026, ma diversi elementi decisivi per il settore ortofrutticolo devono ancora essere definiti. Per i piccoli frutti, l’incertezza riguarda soprattutto la possibilità di continuare a utilizzare confezioni in plastica dopo l’introduzione delle restrizioni previste dal 2030.

Pro Food, Unionplast e le aziende associate hanno aderito allo “Stop the Clock”, la petizione sostenuta da oltre 500 imprese e associazioni europee che chiede alle istituzioni dell’UE di rinviare di almeno 24 mesi la data generale di applicazione del Packaging and Packaging Waste Regulation, il PPWR.

Secondo le organizzazioni firmatarie, a poche settimane dalla scadenza mancano ancora atti attuativi, criteri tecnici, metodologie armonizzate e indicazioni operative necessarie per consentire alle imprese di verificare la conformità degli imballaggi e programmare gli investimenti.

Piccoli frutti tra le categorie più esposte

Il confronto interessa direttamente fragole, mirtilli, lamponi, more e altri piccoli frutti. Si tratta infatti di prodotti delicati, facilmente danneggiabili e caratterizzati da una vita commerciale limitata, per i quali il confezionamento svolge una funzione che va oltre il contenimento.

Gli imballaggi devono proteggere i frutti durante lavorazione, trasporto e distribuzione, preservarne l’integrità e contribuire a prolungarne la conservazione. La trasparenza delle confezioni permette inoltre al consumatore di verificare visivamente freschezza, colore e condizioni del prodotto prima dell’acquisto.

In questo contesto, gli imballaggi in plastica rappresentano oggi una delle soluzioni maggiormente utilizzate dal comparto. La loro eventuale sostituzione dovrebbe quindi essere valutata considerando non soltanto il materiale impiegato, ma anche la protezione assicurata al prodotto, la durata commerciale, la riciclabilità, il contenuto di materia prima riciclata, la logistica e il possibile impatto sugli sprechi alimentari.

Le esenzioni saranno decisive

Il principale punto interrogativo riguarda le future liste di esenzione dalle restrizioni previste dal PPWR.

«Solo a febbraio 2027 conosceremo le linee guida della Commissione e sarà forse possibile comprendere se i piccoli frutti, considerate le loro caratteristiche di elevata deperibilità e fragilità, potranno continuare a essere confezionati in imballaggi in plastica», dichiara Mauro Salini, presidente di Pro Food (foto di copertina).

L’articolo 25 e l’Allegato V del Regolamento prevedono infatti, dal 1° gennaio 2030, restrizioni per alcuni imballaggi in plastica monouso, compresi quelli destinati a frutta e verdura fresca non trasformata e preconfezionata in quantità inferiori a 1,5 chilogrammi. Le modalità di applicazione e le possibili deroghe dovranno però essere precisate attraverso i successivi strumenti normativi.

Per il settore dei piccoli frutti, la definizione delle esenzioni sarà determinante: la maggior parte delle confezioni comunemente presenti sul mercato – dalle vaschette da 125 grammi ai formati famiglia – rientra infatti nella soglia indicata dal Regolamento.

Il rischio di regole differenti nei diversi Paesi

Un secondo elemento di preoccupazione è rappresentato dalla possibilità che le esenzioni non siano applicate nello stesso modo in tutta l’Unione europea.

«A rendere il quadro ancora più complesso è la possibilità che gli Stati membri adottino regimi di esenzione differenti o non ne adottino», sottolinea Salini. «Questo scenario potrebbe determinare una frammentazione del mercato unico europeo, con significative conseguenze operative, logistiche ed economiche per le aziende ortofrutticole che esportano in più Paesi».

Un’impresa che commercializza piccoli frutti in diversi mercati europei potrebbe quindi trovarsi a dover utilizzare confezioni differenti a seconda del Paese di destinazione. Ne deriverebbero una maggiore complessità nella gestione delle linee di confezionamento, un aumento del numero di materiali e formati, difficoltà nella pianificazione delle forniture e costi aggiuntivi lungo la filiera.

Pro Food: serve una valutazione d’impatto specifica

Pro Food precisa di non mettere in discussione gli obiettivi ambientali del PPWR, come l’incremento del riciclo, l’utilizzo di materie prime seconde e la riduzione degli impatti degli imballaggi. L’associazione sostiene però che le restrizioni destinate all’ortofrutta non siano state precedute da una valutazione comparativa specifica delle alternative disponibili.

La sostituzione della plastica con carta, cellulosa, legno o altri materiali, secondo Pro Food, non determinerebbe automaticamente un miglioramento ambientale. La comparazione dovrebbe prendere in considerazione l’intero ciclo di vita della confezione e, nel caso dei prodotti freschi, anche le perdite causate da un’eventuale minore capacità di protezione.

L’associazione evidenzia inoltre che diversi imballaggi plastici oggi utilizzati nell’ortofrutta contengono già percentuali di materiale riciclato post-consumo superiori agli obiettivi fissati dal PPWR per il 2040. Un divieto basato esclusivamente sul materiale potrebbe quindi escludere soluzioni già inserite in circuiti di economia circolare, senza che sia stata dimostrata la maggiore sostenibilità delle alternative.

«Pro Food auspica uno “Stop the Clock”, che consentirebbe non solo di completare gli strumenti applicativi ancora mancanti, ma anche di realizzare una concreta valutazione d’impatto delle restrizioni agli imballaggi in plastica per il settore ortofrutticolo», afferma Salini.

Secondo il presidente dell’associazione, questa analisi non è mai stata condotta in modo specifico, nonostante il ruolo degli imballaggi nella protezione dei prodotti e nella prevenzione dello spreco alimentare. Salini richiama anche i tentativi compiuti da alcune multinazionali del settore per introdurre confezioni alternative nei piccoli frutti, successivamente abbandonate con il ritorno a soluzioni in plastica.

La richiesta: rinvio di almeno 24 mesi

Lo “Stop the Clock” propone di posticipare di almeno due anni l’applicazione generale del PPWR. Il periodo aggiuntivo dovrebbe essere utilizzato per completare gli atti delegati e le norme tecniche, definire le metodologie di prova, chiarire le responsabilità dei diversi operatori e assicurare criteri di controllo uniformi tra gli Stati membri.

«Le imprese non chiedono di fermare la transizione, ma di poterla attuare sulla base di regole complete e verificabili», conclude Salini. Per la filiera dei piccoli frutti, il nodo sarà trovare un equilibrio tra riduzione dell’impatto degli imballaggi, protezione di prodotti particolarmente fragili e prevenzione delle perdite alimentari.


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