Sintesi dell'intervento "Il futuro di lamponi e more: nuove frontiere genetiche" tenuto da Jorge Duarte (Hortitool Consulting) nell'ambito del programma degli eventi della Berrya Area 2026 a Macfrut.
Il mercato europeo dei piccoli frutti si trova a un crocevia strategico, stretto tra la spinta verso l'espansione dei consumi e le rigidità strutturali di una filiera fortemente concentrata.
Il comparto del genere Rubus, che comprende lamponi e more, vale oggi 1,3 miliardi di euro e deve affrontare sfide profonde legate alla proprietà intellettuale, all'accesso al germoplasma e alla qualità percepita dal consumatore.
Nel lampone, il nodo principale riguarda l'eccessiva chiusura genetica e il peso crescente dei modelli a club. Nella mora, invece, la sfida è recuperare fiducia dopo anni in cui trasportabilità e resa sono state spesso privilegiate rispetto al sapore.
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L'analisi delle attuali dinamiche varietali ed economiche rivela una transizione in atto: dai grandi monopoli genetici verso un ecosistema più ibrido, in cui vivaisti e produttori rivendicano un ruolo attivo nello sviluppo di nuove cultivar per difendere margini, adattamento locale e soddisfazione del consumatore.
Takeaway chiave
1. Valore e volumi di mercato sono in espansione.
Il mercato europeo di lamponi e more ha raggiunto nel 2024 un valore di 1,3 miliardi di euro per circa 125.000 tonnellate consumate, con una proiezione di crescita a 130.000 tonnellate entro il 2035, frenata però dall'attuale carenza di offerta.
2. I lamponi sono condizionati da un collo di bottiglia proprietario.
La coltivazione del lampone è sempre più vincolata dalla concentrazione della proprietà intellettuale, dall'accesso limitato al germoplasma e dal forte affidamento su varietà a club, che impongono ai produttori onerosi pagamenti di royalty.
3. Le more devono ricostruire la fiducia del consumatore.
Decenni di selezione focalizzata su resa e trasportabilità hanno generato more spesso aspre e ricche di semi. Il rilancio passa dalla priorità al sapore, che oggi può garantire un premium price del 12% e un incremento del 18% nei riacquisti.
4. Il breeding si concentra in poche mani.
Il settore registra un forte consolidamento, evidenziato dall'acquisizione di realtà come Planaza e ABB da parte di EW Group. Questo accentramento rischia di restringere la diversità genetica attraverso il continuo riciclo delle stesse linee d'élite.
5. Il Marocco assume un ruolo strategico.
Il Marocco si è imposto come il principale fornitore invernale dell'Unione Europea, con oltre 64.000 tonnellate esportate, sfruttando la stessa genetica proprietaria utilizzata dai coltivatori europei ma beneficiando di condizioni climatiche e operative più vantaggiose.
6. Vivaisti e produttori cercano nuove vie di innovazione.
Per arginare i monopoli multinazionali, vivaisti e agricoltori stanno internalizzando lo sviluppo genetico, anche attraverso l'Esenzione del Costitutore prevista dal Regolamento UE 2100/94, che consente di utilizzare varietà protette per ottenere nuove cultivar indipendenti.
Cosa emerge dall'intervento
L'evoluzione della filiera europea del genere Rubus mostra una frattura sempre più evidente tra le esigenze della logistica distributiva e la reale soddisfazione del consumatore.
Questo compromesso, costruito per anni intorno alla necessità di garantire resistenza, shelf-life e trasportabilità, rischia oggi di frenare la crescita di un mercato che vale già 125.000 tonnellate.
L'analisi storica del comparto mostra come il successo innescato dai programmi genetici a libero accesso degli anni Ottanta e Novanta sia stato progressivamente sostituito da un'era di forte privatizzazione varietale.
Nel lampone, in particolare, il controllo delle cultivar è oggi dominato da modelli a club, brevetti di lunga durata e accesso selettivo al materiale genetico.
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Il rischio del collo di bottiglia genetico
Quando poche linee d'élite vengono riutilizzate in modo ricorrente, la filiera rischia di ridurre la propria diversità genetica proprio nel momento in cui servirebbero adattabilità, resilienza e maggiore flessibilità agronomica.
La concentrazione della proprietà intellettuale può proteggere l'investimento dei breeder, ma può anche aumentare i costi per i produttori e limitare la capacità di innovazione locale.
Lamponi: tra varietà club, royalty e accesso limitato al germoplasma
Il lampone è oggi il segmento in cui la pressione proprietaria appare più marcata.
Il passaggio da programmi pubblici o a libero accesso verso modelli privati e varietà a club ha modificato profondamente l'equilibrio economico della coltivazione.
Per i produttori, l'accesso alle migliori genetiche comporta spesso vincoli contrattuali, royalty e limitazioni commerciali. Questo può garantire maggiore controllo qualitativo e coordinamento di mercato, ma riduce l'autonomia delle aziende agricole.
Il consolidamento del settore breeding, con operazioni come l'acquisizione di Planaza e ABB da parte di EW Group, accentua ulteriormente questa dinamica, concentrando in pochi soggetti il controllo su linee genetiche strategiche.
More: dalla crisi di fiducia alla frontiera del sapore
Il segmento delle more ha vissuto una crisi qualitativa più profonda, legata a decenni di selezione orientata soprattutto a resa, resistenza e trasportabilità.
L'esigenza di far viaggiare il prodotto per migliaia di chilometri, come avviene nelle forniture fuori stagione provenienti da areali come Marocco e Messico, ha favorito varietà sode e resistenti, ma spesso penalizzate sul piano organolettico.
Il risultato è stato un prodotto talvolta aspro, ricco di semi e poco coerente con le aspettative del consumatore. In molti casi, la raccolta anticipata per esigenze logistiche ha impedito il pieno sviluppo degli zuccheri e ha aumentato i rischi di perdita qualitativa lungo la catena distributiva.
Oggi il paradigma sta cambiando: la nuova frontiera competitiva è il sapore. La qualità gustativa, la consistenza dei semi, l'equilibrio tra acidità e dolcezza e la piacevolezza al consumo diventano criteri centrali, non più elementi sacrificabili in nome della sola shelf-life.
| Fattore critico | Effetto sulla filiera | Risposta strategica |
|---|---|---|
| Concentrazione genetica | Accesso limitato alle cultivar e aumento dei costi di licenza. | Sviluppo di programmi indipendenti e uso strategico dell'Esenzione del Costitutore. |
| Modelli a club | Maggiore controllo qualitativo, ma minore autonomia per i produttori. | Valutare attentamente rapporto tra royalty, prezzo atteso e rischio commerciale. |
| More poco soddisfacenti | Perdita di fiducia del consumatore e riduzione dei riacquisti. | Riposizionare il breeding su sapore, semi più tollerabili e qualità sensoriale. |
| Competizione del Marocco | Pressione sui produttori europei nella finestra invernale. | Differenziare per qualità, origine, freschezza e adattamento locale. |
| Carenza di offerta | Il mercato non riesce a esprimere pienamente il proprio potenziale di crescita. | Ampliare la base produttiva con genetiche più adatte ai microclimi locali. |
Il Marocco come piattaforma strategica per l'inverno europeo
Il ruolo del Marocco è diventato centrale nell'equilibrio del mercato europeo di lamponi e more.
Con oltre 64.000 tonnellate esportate, il Paese si è imposto come il principale fornitore invernale per l'Unione Europea.
La forza del modello marocchino risiede nella combinazione tra genetica proprietaria, condizioni climatiche favorevoli, disponibilità operativa e capacità di servire il mercato europeo in una finestra ad alto valore.
Questo assetto genera una pressione competitiva significativa sui produttori europei, che spesso utilizzano la stessa genetica ma operano con costi più elevati e condizioni climatiche meno favorevoli.
Verso un ecosistema ibrido dell'innovazione
Per aggirare le rigidità dei grandi breeder e recuperare margini di autonomia, sta prendendo forma un ecosistema dell'innovazione ibrido.
Aziende vivaistiche, produttori strutturati e consorzi indipendenti iniziano a sviluppare genetica in-house, con l'obiettivo di creare varietà più adatte ai propri microclimi, ai propri modelli produttivi e alle specifiche esigenze commerciali.
In questo quadro, l'Esenzione del Costitutore prevista dal Regolamento UE 2100/94 assume un ruolo strategico. La norma consente di utilizzare varietà protette come materiale di partenza per nuovi incroci, permettendo lo sviluppo legale di cultivar distinte e indipendenti.
Il risultato potenziale è la nascita di nuove varietà royalty-free o comunque meno vincolate ai grandi monopoli, più calibrate sulle esigenze locali e più flessibili nella gestione commerciale.
La nuova competizione si gioca sul sapore
Nel Rubus, la logistica resta fondamentale, ma non può più essere l'unico criterio di selezione.
La crescita futura dipenderà dalla capacità di combinare shelf-life, adattabilità agronomica e una qualità gustativa capace di generare fiducia, riacquisto e disponibilità a pagare.
Allineare genetica, microclimi e catena del freddo
L'architettura futura del settore richiederà un maggiore allineamento tra sviluppo genetico, areali produttivi e gestione post-raccolta.
Una cultivar eccellente sul piano genetico può perdere valore se non è adatta al microclima in cui viene coltivata o se viene gestita con una catena del freddo non adeguata.
Al contrario, genetiche selezionate per specifici contesti locali, abbinate a una logistica impeccabile, possono migliorare la resa commerciale a scaffale e rafforzare la fiducia del consumatore.
Nel caso delle more, questo passaggio è particolarmente delicato: la biologia del frutto, l'elevata respirazione e la sensibilità agli sbalzi termici impongono una gestione tecnica molto più rigorosa rispetto a quanto il mercato abbia spesso percepito in passato.
In sintesi
Il mercato europeo di lamponi e more dispone di un potenziale ancora significativo, ma la crescita non potrà fondarsi solo sull'aumento dei volumi.
Nel lampone, il tema centrale è l'accesso alla genetica e la sostenibilità economica dei modelli a club. Nella mora, la priorità è ricostruire la fiducia del consumatore attraverso varietà realmente più buone, meno aspre e più coerenti nell'esperienza di consumo.
La filiera europea del Rubus entra quindi in una fase di ridefinizione: meno dipendenza passiva dai grandi monopoli genetici, più innovazione locale, maggiore attenzione al sapore e una gestione tecnica capace di proteggere il valore dal campo allo scaffale.

