Uno degli inontri più partecipati del ricco programma della Berry Area è stata la tavola rotonda "Fragole 2026, il punto su mercato, varietà e qualità: le opinioni degli operatori" organizzata dal Crea, che ha visto la partecipazione di Mirco Zanelli (Apofruit Italia), Federico Stanzani (CIV - Consorzio Italiano Vivaisti), Pietro Ciardiello (Mediterraneo Group), Salvatore Pecchia (Comitato Fragola Basilicata IGP), Francisco del Rosal Garcia (Cuna de Platero), Enrique Muñoz (Freson de Palos). Non ha potuto partecipare Carmela Suriano (Nova Siri Genetics). La moderazione era affidata a Cristina Giannetti (CREA).
Cinque concetti chiave
- L’integrazione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi predittivi nel breeding genetico punta a rivoluzionare le tempistiche della ricerca: progetti pilota nordamericani, a cui partecipano partner italiani, mirano a dimezzare i tempi di sviluppo delle nuove cultivar di fragola, passando dagli attuali 7-10 anni a soli 3 anni.
- Le anomalie climatiche nel bacino del Mediterraneo, con forti precipitazioni in Italia e gravi blackout per maltempo in Spagna, impongono una revisione agronomica orientata verso cultivar caratterizzate da elevata rusticità e resilienza, capaci di tollerare gli stress termici evitando drastici accavallamenti dell’offerta commerciale.
- L’ottenimento dell’IGP “Fragola della Basilicata” consolida una massa critica di 750 ettari e oltre 150.000 quintali previsti: la scelta strategica di consentire il co-branding permette di valorizzare simultaneamente la garanzia territoriale dell’indicazione geografica e la riconoscibilità dei marchi privati della GDO a scaffale.
- La drastica riduzione delle molecole chimiche disponibili per la difesa fitosanitaria spinge la fragolicoltura italiana verso tecniche avanzate di rigenerazione dei suoli: contrariamente ai competitor iberici orientati al fuori suolo, in Italia si investe su solarizzazione e introduzione di microbioma per combattere parassiti critici come il ragnetto rosso direttamente a terra.
- La frammentazione dell’attenzione dei consumatori, esposti a circa 20.000 referenze nei supermercati, richiede investimenti in marketing emozionale: modelli cooperativi aggreganti, come il bacino spagnolo di Huelva, dimostrano che l’utilizzo di partnership di alto livello con marchi dell’intrattenimento risulta decisivo per far inserire la fragola nel carrello della spesa familiare.

Mediterraneo laboratorio di cambiamento
La fragolicoltura euromediterranea attraversa una fase di profonda transizione strutturale, stretta tra l’estremizzazione degli eventi climatici e il rincaro generalizzato dei costi operativi. Nonostante una campagna complessa che ha messo a dura prova le rese e la stabilità logistica sia in Sud Italia sia nel grande polo produttivo spagnolo di Huelva, il comparto dimostra una forte spinta reattiva guidata dall’innovazione biotecnologica e da inedite logiche di aggregazione.
La ricerca genetica, un tempo dipendente dagli standard californiani, vede oggi i centri nazionali assumere un ruolo preminente nello sviluppo di cultivar adattate ai microclimi locali. Parallelamente, l’evoluzione delle strategie di branding commerciale delinea le nuove direttrici fondamentali per difendere la marginalità di un prodotto percepito sempre più come premium.

Il delicato equilibrio tra campo e mercato
L’attuale scenario della filiera fragolicola evidenzia una netta interdipendenza tra la crescente complessità agronomica in campo e il dinamismo delle strategie commerciali. La campagna in corso ha certificato il superamento definitivo del concetto di “annata standard”: eventi atmosferici estremi hanno colpito duramente sia gli areali meridionali italiani sia le superfici spagnole, generando prolungati blocchi vegetativi seguiti da improvvisi picchi di offerta che hanno temporalmente saturato i mercati a ridosso delle festività pasquali.
Per gestire una simile volatilità, l’innovazione varietale assume una funzione strutturale e non più accessoria. Il paradigma della ricerca si sta evolvendo verso una collaborazione integrata tra enti pubblici e imprese private, con un terzo degli accordi orientato allo sviluppo congiunto per decodificare e anticipare le precise richieste della grande distribuzione organizzata.

Non solo precocità
Sul fronte genetico, i parametri di selezione si sono spostati dalla mera precocità alla massima rusticità delle piante. La filiera italiana si sta progressivamente svincolando dalla storica dipendenza dai materiali californiani, implementando selezioni nazionali capaci di coprire calendari di raccolta estesi da gennaio a giugno e assicurando un prodotto qualitativamente costante e alto-performante.
A questo si affianca la promettente frontiera del breeding assistito dall’intelligenza artificiale, che si pone l’obiettivo industriale di contrarre i cicli di selezione delle nuove cultivar, fornendo al mercato risposte varietali rapide ai mutamenti climatici.

Parallelamente, la gestione fitosanitaria impone l’adozione di un nuovo approccio tecnico. Con la progressiva revoca delle molecole di sintesi efficaci contro avversità endemiche, l’attenzione agronomica è rivolta alla vitalità del suolo.
Fuori suolo in Spagna. E in Italia?
Mentre le grandi realtà iberiche, forti di estensioni aziendali triple rispetto alla media nazionale, accelerano le transizioni verso impianti fuori suolo, la strategia italiana si concentra sulla rigenerazione dei terreni mediante solarizzazione e apporti mirati di microrganismi utili, mantenendo saldo il legame qualitativo tra la coltura e la terra.

IGP: la strada italiana per il valore
Sul piano del posizionamento commerciale si osserva un consolidamento del valore tramite l’identità del prodotto. Se i giganti cooperativi spagnoli capitalizzano su volumi imponenti e marketing mass market cross-settoriale per emergere a scaffale, l’Italia massimizza i ritorni attraverso i marchi di tutela.
L’avvio del progetto Fragola della Basilicata IGP ha dimostrato la fattibilità di aggregare produttori storicamente concorrenti per generare volumi commercialmente rilevanti, ricorrendo al co-branding per elevare simultaneamente il prestigio del territorio e la forza delle singole marche private.

