10 lug 2026

Fall Creek Connect per la prima volta in estate a Sondrio

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Sintesi della presentazione di Andrea Pergher (North EMEA Area Manager at Fall Creek®), effettuata il 1 luglio 2026 nell'ambito dell'evento Fall Creek® Connect svoltosi a Sondrio.

La redditività di un impianto di mirtillo si decide molto prima della prima raccolta.

Le scelte iniziali su qualità delle piante, densità di impianto, architettura del frutteto, varietà ed efficienza di raccolta determinano infatti la sostenibilità economica dell'intero ciclo produttivo.

Nella coltivazione dei piccoli frutti, dominata dall'aumento dei costi di manodopera, materiali e gestione tecnica, l'ottimizzazione della produttività dipende sempre più dalla riduzione degli errori di pianificazione.

L'intervento di Andrea Pergher evidenzia con dati concreti come risparmi apparentemente marginali nella fase di avvio possano trasformarsi, nell'arco di vent'anni, in perdite economiche molto significative.

Takeaway chiave

1. Il risparmio iniziale sulle piante può generare perdite enormi.
Scegliere piante di mirtillo economiche e di bassa qualità per risparmiare circa 10.000 euro all'avvio dell'impianto può tradursi, nell'arco di un ciclo ventennale, in una perdita produttiva stimata in 1.000 quintali, pari a circa 500.000 euro di mancati ricavi.

2. I sesti d'impianto troppo ampi possono incidere pesantemente sulla redditività.
Layout larghi, come il 4x1,2 metri con circa 2.000 piante per ettaro, generano spazi vuoti improduttivi. Rispetto a sesti moderni più fitti, come 3x0,8 metri o 3,2x0,8 metri, la perdita può arrivare fino a 1 milione di euro in vent'anni, a parità di costi fissi.

3. La pezzatura riduce drasticamente i costi di raccolta.
Poiché la raccolta rappresenta oltre il 50% dei costi di produzione, varietà con frutti superiori ai 20 mm consentono di aumentare le rese di raccolta da 4-5 kg/ora a oltre 12-15 kg/ora, riducendo l'incidenza di questa voce dal 50% a circa il 10% del fatturato.

4. I nuovi impianti devono essere progettati anche per la meccanizzazione.
Per contenere l'aumento del costo della manodopera, i produttori devono progettare impianti con palificazioni adeguate al passaggio di macchine, agevolatori e sistemi a spazzola, capaci di ridurre le perdite di frutta a terra che nelle macchine standard possono arrivare vicino al 30%.

5. La strategia varietale si articola su piattaforme differenziate.
L'innovazione varietale globale si struttura oggi su tre livelli: Open Catalogue per tutti i coltivatori, Fall Creek® Collection basata su royalty e programma premium blindato Sekoya®, pensato per rispondere alle richieste della Grande Distribuzione Organizzata.

Cosa emerge dall'intervento

La redditività di un impianto di mirtilli dipende dalla prevenzione sistematica degli errori.

Gli sbagli compiuti nella fase iniziale non restano confinati al momento dell'investimento, ma continuano a incidere sull'intero ciclo produttivo del frutteto.

Se sommati su un orizzonte di circa vent'anni, errori apparentemente limitati possono compromettere in modo significativo la sostenibilità economica dell'azienda.

Un risparmio iniziale stimato in circa 30.000 euro per ettaro, ottenuto acquistando piante più economiche e adottando sesti d'impianto troppo ampi, può generare perdite complessive fino a 1,5 milioni di euro nel ciclo di vita dell'impianto.

Il dato chiarisce un principio fondamentale: nella coltivazione moderna del mirtillo, il costo reale non è quello sostenuto all'inizio, ma quello che deriva dalla produttività mancata negli anni successivi.

Il falso risparmio è il primo rischio economico

Risparmiare su piante, densità e progettazione dell'impianto può sembrare conveniente nella fase di avvio.

Ma nel mirtillo, coltura pluriennale ad alto investimento, ogni errore iniziale viene moltiplicato per vent'anni di produzione mancata, raccolta inefficiente e costi fissi invariati.

Piante di qualità: il primo investimento produttivo

Il primo errore da evitare riguarda la qualità del materiale vivaistico.

Acquistare piante economiche e di bassa qualità può consentire un risparmio iniziale di circa 10.000 euro, ma il beneficio si rivela ingannevole.

Piante meno performanti, non uniformi o con sviluppo vegetativo rallentato generano fallanze, minore vigoria, entrata in produzione più lenta e rese inferiori.

Nel corso di un ciclo produttivo ventennale, questa scelta può comportare una perdita stimata in 1.000 quintali di prodotto, pari a circa 500.000 euro di mancati ricavi.

Il materiale vegetale non è quindi una voce su cui comprimere il budget in modo indiscriminato.

Nel mirtillo, la pianta è la base dell'intero modello economico: se la partenza è debole, anche il miglior protocollo agronomico fatica a recuperare il potenziale perso.

Sesti d'impianto: quando lo spazio vuoto diventa perdita

Il secondo elemento critico riguarda la densità di impianto.

Layout troppo ampi, come il 4x1,2 metri, portano a circa 2.000 piante per ettaro e generano ampi spazi vuoti improduttivi.

Questi spazi non producono frutti, ma continuano a generare costi: irrigazione, pacciamatura, pali, gestione del suolo, manutenzione e operazioni colturali restano sostanzialmente invariati.

Il risultato è una perdita strutturale di efficienza.

Rispetto a sesti più moderni e fitti, come 3x0,8 metri o 3,2x0,8 metri, con oltre 4.000 piante per ettaro, la perdita economica può arrivare fino a 1 milione di euro in vent'anni.

Mantenere una fila piena significa sfruttare meglio la superficie, aumentare la produttività per ettaro e diluire i costi fissi su una maggiore quantità di prodotto raccolto.

Scelta tecnicaErrore frequenteImpatto economico potenziale
Materiale vivaisticoAcquisto di piante economiche e poco performanti.Fino a 500.000 euro di mancati ricavi in 20 anni.
Sesto d'impiantoLayout troppo ampio con spazi vuoti improduttivi.Fino a 1 milione di euro di perdita potenziale in 20 anni.
Pezzatura del fruttoVarietà a frutto piccolo e raccolta lenta.Costo di raccolta fino a 2,5 euro/kg.
RaccoltaImpianto non predisposto per agevolatori o meccanizzazione.Maggiore dipendenza dalla manodopera e minore efficienza operativa.
Strategia varietaleMancato allineamento tra clima, mercato e canale commerciale.Riduzione del valore, minore shelf-life e accesso più difficile alla GDO.

La raccolta è il vero collo di bottiglia economico

Il terzo nodo riguarda la raccolta, una delle voci più pesanti nel conto economico del mirtillo.

Secondo quanto emerso nella presentazione di Andrea Pergher, questa operazione può incidere per oltre il 50% sui costi di produzione.

La variabile decisiva è la pezzatura del frutto.

Varietà tradizionali a frutto piccolo limitano la resa del raccoglitore a circa 4-5 kg/ora, con un costo di raccolta vicino a 2,5 euro/kg.

Al contrario, varietà moderne con calibri superiori ai 20 mm consentono di raggiungere agevolmente 12-15 kg/ora.

Questo salto di efficienza abbatte il costo di raccolta a circa 0,70-0,80 euro/kg e riduce l'incidenza dell'operazione dal 50% a circa il 10% del fatturato.

La pezzatura, quindi, non è solo un attributo commerciale o estetico: è una leva diretta di redditività.

Meccanizzazione: progettare oggi per raccogliere domani

La crescita del costo del lavoro rende sempre più urgente progettare gli impianti in funzione dell'efficienza di raccolta.

Anche nei contesti montani, dove la meccanizzazione può sembrare più complessa, la struttura dell'impianto deve essere pianificata in anticipo.

Palificazioni, larghezza dei filari, accessibilità, uniformità delle piante e gestione della parete produttiva devono essere valutate non solo in base al lavoro manuale attuale, ma anche considerando possibili passaggi meccanici futuri.

Gli agevolatori, come scuotitori, cestini mobili a cintura e sistemi a spazzola, possono diventare strumenti decisivi per ridurre l'incidenza della manodopera.

Particolare attenzione va posta alle perdite a terra: nelle macchine tradizionali possono arrivare vicino al 30%, un livello difficilmente sostenibile su prodotto destinato al fresco di qualità.

Le nuove soluzioni devono quindi puntare non solo a raccogliere più velocemente, ma anche a preservare il valore del frutto.

La raccolta si decide già in fase di impianto

Un impianto non progettato per essere raccolto in modo efficiente diventa più costoso ogni anno.

La scelta delle varietà, dei sesti, della palificazione e dell'accessibilità deve anticipare l'evoluzione della disponibilità di manodopera e della meccanizzazione.

Calendario produttivo: l'Italia può coprire da gennaio a ottobre

La scelta varietale deve essere coerente con il clima locale e con la filiera commerciale di riferimento.

L'Italia presenta una straordinaria varietà di microclimi, dalle aree a bassissimo fabbisogno in freddo della Sicilia fino agli ambienti del Nord ad alto accumulo di freddo.

Questa articolazione consente, se correttamente gestita, di costruire un calendario commerciale molto ampio, da gennaio a ottobre.

Per riuscirci, tuttavia, non basta piantare mirtilli in areali diversi.

Serve un'attenta combinazione tra genetica, fabbisogno in freddo, epoca di raccolta, qualità del frutto, shelf-life e destinazione commerciale.

Il vantaggio competitivo nasce dalla capacità di presidiare finestre di mercato precise, evitando sovrapposizioni e valorizzando al massimo ogni fase del calendario produttivo.

Dalla Duke alle nuove piattaforme varietali

La transizione dai vecchi standard varietali, come Duke, verso piattaforme innovative rappresenta uno dei passaggi più rilevanti per il mirtillo italiano.

Il mercato richiede frutti più consistenti, croccanti, uniformi e capaci di mantenere qualità lungo la catena logistica.

Le nuove piattaforme sviluppate da Fall Creek® rispondono a questa evoluzione attraverso modelli di accesso differenziati.

L'Open Catalogue consente l'accesso a varietà disponibili per tutti i coltivatori.

La Fall Creek® Collection introduce un modello basato su royalty, con genetiche selezionate e maggiore contenuto innovativo.

Il programma Sekoya®, invece, presidia il segmento premium blindato, pensato per la GDO e per programmi commerciali ad alto valore.

Questa segmentazione riflette un cambiamento strutturale del mercato: non tutte le varietà hanno lo stesso ruolo, non tutti i produttori servono lo stesso canale e non tutte le genetiche sono pensate per la stessa strategia commerciale.


La qualità richiesta dalla GDO

La Grande Distribuzione Organizzata richiede continuità, shelf-life, uniformità e affidabilità.

Il produttore non deve più ragionare solo in termini di chili per ettaro, ma anche di qualità commerciale stabile.

Frutti più croccanti, consistenti e resistenti alla manipolazione permettono di ridurre scarti, reclami e perdite di valore lungo la filiera.

La conservabilità a scaffale diventa quindi un elemento centrale della redditività.

Una varietà moderna deve rispondere contemporaneamente a più esigenze: produttività in campo, efficienza di raccolta, attrattività per il consumatore e tenuta logistica.

Il blind test con 6 varietà

Al termine delle presentazioni, i partecipanti hanno condotto un blind test su 6 varietà, la cui identità è stata resa nota solo alla presentazione dei risultati.

Sono state valutate Duke, Blue Ribbon, Top Shelf, Draper, ArabellaBlue® 'FC14-062' e Valor® ‘ZF08-070’.

La varietà che ha raccolto il maggior gradimento complessivo è stata ArabellaBlue® 'FC14-062', risultata la favorita anche per la consistenza, scelta dal 52% dei votanti, e per il sapore, indicata dal 44%.

Top Shelf ha ricevuto il maggior numero di voti per la pezzatura, con il 32%, mentre Valor® ‘ZF08-070’ ha registrato il gradimento più alto per l'aspetto, con il 32%.

In sintesi

L'intervento di Andrea Pergher mette in evidenza un messaggio chiaro: nel mirtillo, la redditività non dipende da una singola scelta, ma dalla coerenza dell'intero progetto d'impianto.

Piante di qualità, densità adeguata, varietà moderne, pezzatura elevata, efficienza di raccolta e predisposizione alla meccanizzazione sono tasselli dello stesso modello economico.

Risparmiare all'inizio può significare perdere centinaia di migliaia di euro nel tempo.

Al contrario, progettare correttamente l'impianto consente di massimizzare la produttività, ridurre i costi di raccolta, migliorare l'accesso ai canali premium e valorizzare il potenziale dei diversi areali italiani.

Per i produttori di mirtilli, la vera sfida non è solo piantare, ma costruire un sistema capace di generare valore per vent'anni.


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