Il cranberry, o mirtillo rosso americano (Vaccinium macrocarpon), è da tempo associato al benessere delle vie urinarie.
Ma quando si parla di cranberry e cistite ricorrente la domanda scientificamente corretta non è se questo piccolo frutto “curi” un’infezione, bensì se alcuni prodotti a base di cranberry possano contribuire a ridurre il rischio di nuovi episodi nelle persone predisposte.
La distinzione è importante. La cistite riguarda le basse vie urinarie, soprattutto la vescica, mentre il termine infezione delle vie urinarie, o IVU, comprende condizioni diverse. Le prove più solide disponibili riguardano soprattutto la prevenzione delle recidive, non il trattamento di un episodio già in corso.
Perché la cistite ricorrente è un tema importante
Le infezioni urinarie possono ripresentarsi più volte nel corso dell’anno e proprio questa tendenza alle recidive ha alimentato l’interesse verso strategie non antibiotiche di prevenzione.
Il cranberry è tra le più studiate, ma la letteratura comprende prodotti molto diversi: succhi, concentrati, capsule e polveri di frutto.
La revisione Cochrane aggiornata nel 2023 ha incluso 50 studi e 8.857 partecipanti appartenenti a differenti popolazioni a rischio.
Nelle donne con infezioni urinarie ricorrenti, l’analisi di otto studi su 1.555 partecipanti ha rilevato un rischio relativo di 0,74 per le infezioni sintomatiche confermate da urinocoltura: una riduzione relativa del rischio di circa il 26% rispetto ai controlli.
La certezza dell’evidenza è stata giudicata moderata e i risultati presentavano una certa variabilità tra gli studi.
Non tutti i gruppi hanno ottenuto lo stesso risultato. La revisione non ha rilevato un beneficio chiaro nelle donne in gravidanza, negli anziani istituzionalizzati e negli adulti con problemi neurologici di svuotamento vescicale.
Parlare genericamente di “cranberry contro la cistite” semplifica quindi un quadro più complesso.

Cranberry e cistite ricorrente: cosa ha osservato lo studio del 2025
Uno dei dati più recenti arriva da uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo pubblicato nel 2025 su The American Journal of Clinical Nutrition.
I ricercatori hanno coinvolto 150 donne sane tra 18 e 65 anni con una storia di infezioni urinarie ricorrenti.
Per sei mesi, le partecipanti hanno assunto ogni giorno una capsula contenente 500 mg di polvere di frutto intero di cranberry standardizzata, commercializzata come Pacran, oppure un placebo.
Non si trattava quindi di cranberry fresco né di succo: un dettaglio fondamentale per interpretare i risultati.
L’esito principale era l’incidenza di infezioni urinarie confermate dalla coltura.
Nel gruppo cranberry il rischio è risultato inferiore del 52% rispetto al placebo, con un rischio relativo aggiustato di 0,48. Lo studio ha inoltre rilevato un tempo più lungo prima del primo episodio e un numero medio inferiore di infezioni per partecipante.
Non tutti gli indicatori, però, sono migliorati. Non sono emerse differenze statisticamente significative per gli episodi sospetti basati sui soli sintomi né per la disuria, cioè dolore o bruciore durante la minzione, associata a coltura positiva.
Non sono stati segnalati problemi di sicurezza rilevanti.
Lo studio è stato finanziato da Swisse Wellness attraverso il CSIRO australiano.
Gli autori hanno dichiarato di non avere conflitti di interesse; il manoscritto è stato visionato dallo sponsor e dal fornitore della materia prima prima della pubblicazione, pur senza, secondo gli autori, influenzarne il contenuto.

Un risultato promettente non equivale a una prova definitiva
Il trial del 2025 rafforza l’ipotesi di un effetto preventivo, ma non chiude la questione.
Nel 2025 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, EFSA, ha valutato una richiesta di indicazione salutistica relativa alla stessa polvere Pacran e ha concluso che le evidenze disponibili non erano sufficienti per stabilire un rapporto di causa-effetto tra il consumo del prodotto e la difesa dalle infezioni batteriche delle basse vie urinarie.
EFSA ha considerato favorevole il risultato dello studio recente, ma ha osservato che un altro intervento condotto in condizioni simili non aveva mostrato un effetto altrettanto coerente. Ha inoltre giudicato limitate le prove sul meccanismo biologico nell’uomo.
Un singolo studio ben disegnato può quindi rafforzare un segnale, ma la certezza scientifica richiede risultati riproducibili.
Come potrebbe agire il cranberry sulle vie urinarie
L’ipotesi biologica più studiata riguarda le proantocianidine, o PAC, composti polifenolici presenti nel cranberry. Studi sperimentali indicano che alcune PAC possono ostacolare l’adesione di ceppi di Escherichia coli alle cellule che rivestono le vie urinarie.
L’idea è diversa da quella di un’azione antibiotica: il cranberry non dovrebbe “uccidere” direttamente i batteri, ma potrebbe rendere più difficile la loro adesione all’urotelio. Tuttavia, un effetto osservato in laboratorio non dimostra automaticamente un beneficio clinico nell’organismo umano.
EFSA ha infatti giudicato limitate le prove che collegano questo meccanismo alla riduzione delle infezioni nella pratica.
Succo, capsule e polvere non sono la stessa cosa
La revisione Cochrane comprende succhi, capsule, compresse e polveri con composizioni e quantità di PAC differenti. Gli autori hanno concluso che non ci sono dati sufficienti per stabilire con sicurezza se le compresse siano più o meno efficaci del succo, né quale dose di PAC sia ottimale.
Per questo i 500 mg al giorno utilizzati nello studio del 2025 non rappresentano una “dose di cranberry” valida in generale.
Si riferiscono a una specifica polvere standardizzata e non è corretto convertirli automaticamente in una quantità equivalente di frutto fresco o succo.
Allo stesso modo, i risultati ottenuti con una formulazione concentrata non possono essere attribuiti automaticamente al consumo alimentare del frutto intero.
Prevenire non significa trattare un’infezione in corso
Qui si trova il confine più importante.
Una revisione Cochrane dedicata specificamente al trattamento delle infezioni urinarie, aggiornata nel 2023, non ha trovato studi clinici randomizzati idonei a dimostrare che il cranberry sia efficace nel curare un’infezione già presente.
Le evidenze sulla prevenzione delle recidive non possono quindi essere trasferite al trattamento della cistite acuta. In presenza di sintomi di un’infezione urinaria è necessaria una valutazione appropriata: il cranberry non deve essere considerato un sostituto delle terapie indicate dal medico.
Cosa possiamo concludere oggi
Nel complesso, la ricerca su cranberry e cistite ricorrente offre un segnale interessante ma circoscritto.
La revisione Cochrane suggerisce che i prodotti a base di cranberry possano ridurre il rischio di nuove infezioni sintomatiche confermate da coltura nelle donne con episodi ricorrenti; il trial del 2025 aggiunge un risultato favorevole ottenuto con una specifica polvere di frutto intero assunta per sei mesi.
Restano aperte domande importanti: quale formulazione sia più efficace, quale quantità di principi attivi sia necessaria, quali persone possano beneficiarne maggiormente e quanto l’effetto sia riproducibile tra prodotti diversi.
Non esiste inoltre una base scientifica per utilizzare il cranberry come trattamento di una cistite già in corso.
Il messaggio più solido è quindi prudente: il cranberry potrebbe avere un ruolo come supporto alimentare o strategia preventiva in alcune persone predisposte alle recidive, ma non è una terapia e non esiste una dose universale da consigliare.
Come ogni singolo alimento, va inserito nel contesto di una dieta varia ed equilibrata.
Le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere di medici, dietisti o nutrizionisti.
🫐 Benessere & Salute con i frutti di bosco 🍓Questo articolo fa parte della rubrica dedicata al progetto editoriale Benessere & Salute con i frutti di bosco, che avvicina la ricerca scientifica alla vita quotidiana, promuovendo i piccoli frutti come alleati del benessere. La rubrica propone contenuti chiari, aggiornati e basati su evidenze scientifiche, pensati per informare i consumatori e supportare tutti gli operatori della filiera dei frutti di bosco. |
Fonte:
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Jepson RG, Mihaljevic L, Craig JC, “Cranberries for treating urinary tract infections”, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2023, 12(12). DOI: 10.1002/14651858.CD001322.pub2. PMID: 38096261.
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