21 gen 2026

Dal Re dei Mirtilli allo Standard Bluetooth: come una passione vichinga ha connesso il mondo

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Non tutti sanno che l’origine del nome “Bluetooth” — la tecnologia che consente al nostro smartphone di collegarsi all’auricolare o al trattore automatizzato nei campi — affonda le sue radici nella storia scandinava e, sorprendentemente, nei mirtilli.

Intorno all’anno 958, regnava in Danimarca Harald I, detto “Blåtand”, che in antico norreno significa Dente Blu. Soprannome singolare, attribuito secondo le cronache perché uno dei suoi denti appariva scuro — forse per un difetto di pigmentazione o, secondo la leggenda più gustosa, per la sua passione travolgente per i mirtilli selvatici che tingeva le labbra e lo smalto dei denti di blu-violaceo.
Harald Blåtand non fu solo un buongustaio: fu anche un unificatore, capace di connettere tribù e territori frammentati sotto un’unica corona. Un “connettore naturale”, proprio come la tecnologia che mille anni dopo avrebbe preso il suo nome.

Quando i mirtilli incontrarono la tecnologia

Nel 1996, durante un progetto di standardizzazione delle comunicazioni wireless, gli ingegneri Jim Kardach di Intel e Sven Mattisson di Ericsson cercavano un nome evocativo per la nuova tecnologia che avrebbe “unito” dispositivi diversi come se parlassero la stessa lingua.
Kardach, appassionato di storia vichinga, suggerì “Bluetooth” in omaggio a Harald Blåtand. La metafora era perfetta: un re nordico che unificò popoli e un protocollo digitale che connette telefoni, computer e sensori.

Da allora, quel piccolo logo blu, che unisce le rune nordiche H e B, è diventato un simbolo universale di connessione. E così, in un certo senso, l’amore di un antico sovrano per i mirtilli continua a vivere — non nei boschi del fiordo, ma nei circuiti elettronici di ogni dispositivo contemporaneo.

Un curioso legame con i piccoli frutti di oggi

Per gli operatori del settore dei piccoli frutti, questa storia rivela un parallelismo interessante: così come Harald Blåtand unificò popoli e il Bluetooth unisce tecnologie, i piccoli frutti uniscono territori, culture e filiere — dal produttore al consumatore, dal laboratorio al mercato globale.
Mirtilli, lamponi e ribes sono oggi il “Bluetooth della natura”: piccoli connettori di gusto, salute e innovazione, capaci di dialogare con le nuove tecnologie di tracciabilità e precision farming.

Dalle saghe nordiche ai campi d’Europa, il filo blu che unisce passato e futuro continua a parlarci di connessioni: tra persone, tra mondi, tra geni e gigabyte — e, naturalmente, tra un re vichingo e i suoi amatissimi mirtilli.


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