Un 2020 positivo per il fatturato berries di NCX Drahorad

NCX Drahorad ha rafforzato nel 2020 la sua specializzazione nella commercializzazione internazionale dei piccoli frutti realizzando un incremento del fatturato e del numero di clienti.

Dal 1982 NCX Drahorad, con sede a Spilamberto (Modena), fornisce servizi per la distribuzione internazionale di prodotti ortofrutticoli freschi e da oltre 12 anni ha sviluppato la categoria dei berries come elemento strategico del suo portafoglio vendite.

Grazie alla pluridecennale specializzazione negli scambi internazionali, NCX Drahorad ha sviluppato una rete di clienti e fornitori nei principali snodi del panorama mondiale dei piccoli frutti, facendo crescere negli anni flussi commerciali in importazione e esportazione che coprono 52 settimane l’anno.

Il presidente Thomas Drahorad traccia in questa intervista un quadro delle attività della società nel settore dei piccoli frutti, di cui questo blog “Italian Berry” è solo la punta dell’iceberg.

Partiamo dai risultati: come è andato il 2020 per i piccoli frutti commercializzati da NCX Drahorad?

Anche per noi i mirtilli si confermano decisamente come il prodotto di punta nella categoria dei berries. Per NCX Drahorad il 2020 si chiuderà per i mirtilli con un incremento del 25% sia a quantità che a valore, con un valore unitario mediamente invariato rispetto al 2019. Per i lamponi prevediamo di chiudere con una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente.

La sede di NCX Drahorad a Spilamberto (Modena)

Come è composto questo risultato, in particolare per i mirtilli?

Per quanto riguarda i mirtilli il fatturato si suddivide equamente tra esportazione (circa 50%) e importazione (circa 50%). Per i lamponi invece i flussi sono esclusivamente in importazione.

Che ruolo gioca quindi la produzione italiana sui mercati internazionali?

Per l’esportazione di mirtilli la nostra finestra coincide tradizionalmente con la stagione di produzione precoce e media del Nord-Italia, in particolare dal Piemonte e dal Veronese. Infatti le zone più precoci sono in collisione con Spagna e Marocco che nel periodo febbraio-maggio offrono normalmente prezzi molto aggressivi e poco sostenibili per i produttori italiani.

Nel 2020 la partita dei mirtilli per l’export si è giocata quindi fondamentalmente in un periodo ben definito tra giugno e luglio?

In linea di massima sì: il Duke italiano si è inserito bene a partire dalla seconda settimana di giugno, dopo l’ondata di prodotto da Spagna e Marocco, mentre altre produzioni (Serbia e Romania) nel 2020 non avevano ancora raggiunto uno spessore commerciale sufficiente per infastidire il flusso di prodotto dall’Italia. 

Non c’è preoccupazione per chi deve basare il successo di una stagione sull’andamento di una varietà buona, ma comunque standard, come Duke?

Non dimentichiamo che la maggior parte del mercato europeo si gioca ancora sulle varietà standard e che Duke è una varietà conosciuta ed apprezzata. La minaccia principale viene dai paesi dell’Europa dell’Est che in futuro potrebbero giocare una partita dura sui costi e quindi sui prezzi, a parità di stagione e di varietà.

Impianto di Mirtillo Duke in provincia di Cuneo

Su cosa potrà quindi puntare l’Italia per sostenere le proprie posizioni sui mercati internazionali?

Già da qualche anno stiamo realizzando programmi commerciali sulle linee premium per i supermercati inglesi: si tratta di referenze nelle quali possono rientrare solo certe varietà e certi calibri. Ad esempio un Duke di primo stacco (che potremmo agevolmente fare calibrare e offrire come 16mm+) non viene considerato premium nonostante il calibro siccome la varietà è considerata standard come gusto e consistenza.

D’altra parte stiamo lavorando bene con Draper, una varietà a maturazione media abbastanza diffusa tra i migliori produttori italiani, che ha gusto superiore e calibro che generalmente soddisfa in gran parte le richieste minime di 16mm.

Quali sono i mercati principali serviti da NCX Drahorad?

La nostra più importante destinazione internazionale per i mirtilli italiani è tuttora il Regno Unito, dove esportiamo prodotto standard e premium, in cestini e in rinfusa, convenzionale e biologico. Seguono Olanda, Germania e da qualche anno alcuni mercati extraeuropei (Asia in particolare) che serviamo con spedizioni via aerea.

C’è quindi spazio per i mirtilli italiani anche nei mercati asiatici?

I supermercati dell’Estremo Oriente chiedono principalmente mirtilli di segmento premium, con varietà di buon calibro e sapore, confezionate in packaging attraenti e che ricordino l’Italia sull’etichetta e nella grafica.

Per quanto riguarda l’import, come si sta sviluppando il mercato italiano?

Il mercato italiano sta entrando in una fase di maggiore maturità; gli incrementi nelle vendite vengono sempre più gestiti tramite forti partnership con la produzione d’oltremare. Diventa sempre meno strategico lavorare giorno per giorno, mentre aumenta l’importanza di rafforzare i legami tra i clienti e i produttori più affidabili tramite una programmazione di medio-lungo termine.

Qual è il ruolo di NCX Drahorad in questo processo?

I clienti italiani ci riconoscono la capacità di proporre fornitori e regioni di produzione interessanti per gestire in modo dinamico i diversi periodi dell’anno. I produttori internazionali vedono in noi la possibilità di entrare nel mercato italiano tramite un partner professionale e competente.


Altre informazioni sull’attività di NCX Drahorad e sui servizi offerti per l’internazionalizzazione degli scambi ortofrutticoli possono essere trovati sul sito web aziendale di NCX Drahorad.

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