Il Perù sta attraversando una trasformazione genetica profonda nel mirtillo. Le varietà tradizionali, come Biloxi e Ventura, stanno progressivamente perdendo terreno, mentre nuove alternative varietali, tra cui quelle del programma Sekoya di Fall Creek, occupano spazi sempre più rilevanti nella produzione destinata all’export.
In un’intervista a Frutas de Chile, Miguel Bentín, presidente di Proarándanos, ha descritto con chiarezza la portata del cambiamento in corso. Secondo Bentín, negli ultimi anni il Paese ha vissuto un ricambio varietale molto aggressivo, con una progressiva riduzione delle superfici dedicate alle varietà aperte più tradizionali.
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento varietale molto aggressivo. Varietà aperte come Biloxi e Ventura sono praticamente gli unici programmi la cui superficie si sta riducendo. La superficie totale continua invece a crescere. Lo scorso anno avevamo 26.000 ettari certificati per l’export e quest’anno prevediamo di arrivare a 30.000 ettari”, ha spiegato Bentín.
Il dato più significativo riguarda la composizione della crescita. Tra il 2022 e il 2025, secondo Bentín, il 39% dell’incremento deriva da nuove superfici, mentre il 61% è legato a reimpianti e sostituzioni varietali. In altre parole, la crescita del comparto non è più soltanto espansione quantitativa, ma anche riconfigurazione qualitativa della base produttiva.
“Praticamente tutti i programmi genetici crescono, in misura diversa, mentre solo la combinazione Biloxi e Ventura perde importanza. È molto probabile che queste varietà scompaiano progressivamente, lasciando spazio a una nuova mappa varietale. Anche altre varietà usciranno dal mercato, perché l’evoluzione è completamente orientata a disporre della migliore genetica possibile”, ha affermato.

Più produttività, più qualità, più resilienza
Alla base del cambiamento varietale non c’è solo la ricerca di una maggiore resa. Il driver principale è un equilibrio più avanzato tra produttività, resistenza e qualità del frutto.
“Si cambia varietà perché si cerca più produttività, maggiore resilienza e un prodotto migliore. Oggi esiste un equilibrio più interessante tra questi fattori rispetto a qualche anno fa, e questo ha permesso di migliorare la qualità media dei mirtilli disponibili sul mercato. Anche le tendenze di consumo spingono in questa direzione, perché il produttore medio sta diventando sempre più efficiente”, ha spiegato Bentín.
Il presidente di Proarándanos ha sottolineato come anche gli standard commerciali si siano evoluti rapidamente. Alcuni anni fa venivano commercializzati frutti da 9 millimetri; successivamente lo standard è salito a 10, 11 e 12 millimetri. Oggi alcuni mercati richiedono già calibri minimi di 12 millimetri.
“Un tempo un frutto da 15 millimetri era considerato premium e uno da 18 millimetri eccezionale. Oggi questi standard sono ancora più elevati. Ma non si tratta solo di calibro: contano anche altri attributi qualitativi”, ha osservato.
Il riferimento è alla combinazione di elementi che oggi definisce il valore commerciale del mirtillo: dimensione, consistenza, croccantezza, sapore, shelf life, uniformità e capacità di arrivare bene al consumatore finale.
Il ruolo dei programmi premium
Tra i programmi varietali premium, Bentín ha citato in particolare Sekoya, il programma di Fall Creek.
“Il programma più sviluppato per le varietà premium è Sekoya. Tuttavia esistono molte varietà molto competitive, e questo rende ogni stagione più impegnativa. Entrano poi in gioco altri fattori, come l’adattamento di ciascuna varietà alle diverse aree di coltivazione”, ha aggiunto.
Il tema dell’adattamento territoriale è centrale. Il Perù non sta semplicemente introducendo nuove varietà: sta costruendo una vera e propria nuova geografia produttiva del mirtillo, nella quale genetica, areale, calendario di raccolta e destinazione commerciale devono essere pianificati in modo coordinato.
Cile davanti a una nuova realtà competitiva
Bentín ha affrontato anche il rapporto con il Cile, storicamente uno dei principali riferimenti mondiali per il mirtillo. In passato, Perù e Cile avevano finestre produttive più complementari. Il Perù puntava a iniziare il più presto possibile per evitare sovrapposizioni con l’offerta cilena.
Oggi, però, lo scenario è cambiato. La capacità di fornitura peruviana si è ampliata e il mirtillo è ormai disponibile per gran parte dell’anno. Le finestre stagionali si sono ridotte e la competizione si gioca sempre meno sul calendario e sempre più sulla qualità effettiva del prodotto immesso sul mercato.
“Le capacità di fornitura del Perù si sono ampliate e oggi il Cile diventa in qualche modo un concorrente. Tuttavia competiamo anche con noi stessi, perché i mirtilli sono ormai disponibili tutto l’anno e le finestre stagionali sono praticamente scomparse”, ha dichiarato Bentín.
Secondo il presidente di Proarándanos, la principale sfida per il Cile riguarda proprio la qualità. Il Cile è una filiera matura, con esperienza, infrastrutture e servizi consolidati, ma il processo di introduzione di nuove varietà è stato più lento, anche per ragioni climatiche e per i tempi necessari alla riconversione varietale.
“È evidente che il Cile ha perso competitività rispetto al frutto peruviano. Vedo però positivamente il fatto che il Paese stia lavorando in modo organizzato per concentrarsi su fattori chiave, come l’export di frutta della massima qualità, in modo da mantenere una posizione competitiva e redditizia”, ha commentato.
Il potenziale delle varietà ad alto fabbisogno di freddo
Bentín ha evidenziato anche alcuni vantaggi competitivi della filiera cilena: esperienza, efficienza, infrastrutture e servizi. A questi si aggiunge un possibile ritorno di interesse verso le varietà ad alto fabbisogno di freddo.
“Ho l’impressione che il Cile stia lavorando intensamente su varietà con alto fabbisogno di freddo, un segmento che era passato un po’ in secondo piano con lo sviluppo delle varietà low chill. Questo potrebbe rappresentare una grande opportunità per il sud del Paese”, ha spiegato.
Secondo Bentín, le varietà ad alto fabbisogno di freddo tendono spesso a essere più vicine alle caratteristiche originarie della coltura. Ma il punto decisivo è un altro: tutti i Paesi produttori devono adattarsi agli standard del mercato, che cambiano continuamente.
“È fondamentale che tutti i Paesi produttori si adattino ai nuovi standard di mercato, perché questi sono in continua evoluzione. Il settore è estremamente dinamico. Finché il miglior prodotto possibile sarà disponibile tutto l’anno, la domanda crescerà e l’intera categoria ne beneficerà”, ha sottolineato.
Competitività: ciò che si può controllare
Il forte aumento delle esportazioni peruviane ha inevitabilmente generato pressioni sui prezzi, soprattutto nei momenti di maggiore concentrazione dell’offerta. Bentín ha però chiarito che il prezzo resta una variabile di mercato che i produttori non possono determinare direttamente.
“Il prezzo è una variabile di mercato che non controlliamo. Quello che possiamo controllare sono la genetica che utilizziamo, la produttività, la precocità, la facilità di raccolta, la resistenza ai fattori esterni e l’efficienza produttiva. Per essere competitivi dobbiamo offrire la migliore qualità possibile e produrre nel modo più efficiente possibile”, ha spiegato.
La competitività peruviana passa quindi da una logica molto chiara: ridurre il costo per chilogrammo prodotto, migliorare la consistenza qualitativa e posizionare il prodotto nelle fasce di mercato in grado di riconoscere il massimo valore disponibile.
Il miglioramento continuo, in questo senso, diventa una condizione necessaria per mantenere la redditività. Non si tratta solo di produrre di più, ma di produrre meglio, con maggiore prevedibilità e con una qualità più costante.
Il problema delle concentrazioni produttive
Uno dei nodi più delicati per il Perù riguarda la distribuzione temporale dell’offerta. Il Paese dispone di finestre produttive molto lunghe, ma i volumi tendono ancora a concentrarsi fortemente nei mesi di ottobre e novembre.
“Abbiamo periodi di raccolta molto lunghi, ma fortemente concentrati in ottobre e novembre. Abbiamo registrato per otto settimane consecutive rese settimanali tra 18 e 20 milioni di chilogrammi. Questo mette alla prova la capacità di assorbimento del mercato”, ha spiegato Bentín.
Per questo motivo, uno degli obiettivi strategici della filiera è distribuire meglio i volumi nel corso della stagione. L’ideale sarebbe ridurre i picchi produttivi e aumentare l’attività in altri momenti dell’anno.
Anche in questo caso, la genetica gioca un ruolo decisivo. Alcune varietà sono più flessibili di altre e consentono una maggiore modulazione del calendario di produzione. La nuova mappa varietale peruviana non riguarda quindi solo il miglioramento della qualità, ma anche la gestione del timing commerciale.
Dove si trova il limite della crescita?
Resta aperta una domanda centrale: fino a dove può crescere il Perù nel mirtillo?
Bentín ammette che il limite non è ancora chiaro. “Non sappiamo esattamente dove sia il limite. Quello che sappiamo è che la penetrazione del mirtillo, anche negli Stati Uniti, ha ancora molto spazio di crescita. È vero che un eccesso di offerta può causare una riduzione dei prezzi, ma stimola anche il consumo e attrae nuovi consumatori”, ha dichiarato.
La crescita trainata solo dall’eccesso di offerta può però essere costosa per i produttori. Per questo, secondo Bentín, la strategia migliore è agire in anticipo, sviluppando nuovi mercati e nuovi canali di vendita.
“In Perù abbiamo concentrato gran parte dei nostri sforzi sull’apertura di nuovi mercati. Dobbiamo creare tutti i possibili sbocchi commerciali per distribuire i volumi in modo sano. Per questo incoraggiamo costantemente i produttori ad aprire nuovi mercati. Di fatto, negli ultimi anni le spedizioni verso mercati diversi da quelli tradizionali sono aumentate in modo significativo”, ha concluso.
Una lezione per tutta la filiera del mirtillo
Il caso peruviano mostra con chiarezza che la nuova competitività del mirtillo non si costruisce più soltanto sull’espansione delle superfici. La vera partita riguarda la capacità di combinare genetica, efficienza produttiva, qualità costante, pianificazione varietale e diversificazione dei mercati.
Per il Perù, il passaggio da Biloxi e Ventura a una nuova generazione di cultivar rappresenta una scelta strategica necessaria per restare competitivo in un mercato sempre più esigente. Per gli altri Paesi produttori, dal Cile all’Europa, è un segnale altrettanto importante: la categoria cresce, ma cresce insieme agli standard richiesti da buyer, retailer e consumatori.
Nel mirtillo globale, la domanda può ancora aumentare. Ma la crescita futura premierà soprattutto chi saprà offrire il prodotto giusto, nel momento giusto, con la genetica giusta e con una qualità riconoscibile dal mercato.
Fonte: Fruchthandel

