18 mar 2026

Ottimizzare la produzione di mirtilli: Intervista a Sebastián Ochoa sulle migliori pratiche agronomiche

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Il mercato globale dei mirtilli è sempre più esigente. Per competere nei mercati ad alto valore, i produttori devono garantire frutti freschi, sodi, con un buon sapore, un colore attraente e la caratteristica pruina ("bloom") intatta. Ma quali sono i fattori determinanti per raggiungere questi standard qualitativi?

Ne abbiamo parlato con Sebastián Ochoa, Gerente General di CASM Blueberries, Ingegnere Agronomo e Master in Tecnologie Agricole. In questa intervista, analizziamo gli errori più comuni, le strategie di investimento e i piani di miglioramento per i produttori europei.

Quali sono i tre errori agronomici più comuni che attualmente limitano la resa e la qualità nei nuovi impianti di mirtillo nell'Europa mediterranea?

I tre errori principali che riscontro frequentemente sono: una gestione errata dell'irrigazione e della fertilizzazione, potature scorrette e criticità nella gestione fitosanitaria. 

Per quanto riguarda la nutrizione, nei moderni impianti – soprattutto in fuori suolo – questa deve avvenire tramite una fertirrigazione continua. Se si sbagliano parametri come il pH o la conducibilità elettrica (EC), si rischiano stress osmotici o carenze. 

Dobbiamo bilanciare bene elementi come il Fosforo, vitale per l'espansione radicale, e il Calcio, essenziale per la stabilità delle pareti cellulari e la consistenza del frutto in post-raccolta. 

Dal punto di vista fitosanitario, le malattie fungine come la Botrytis cinerea e i parassiti come la Drosophila suzukii (che attacca i frutti invaiati e ricchi di zuccheri) possono danneggiare seriamente la qualità commerciale e la resa. 

Serve un piano di controllo continuo e accurato.


Quando valuta un progetto su mirtillo in una nuova area di coltivazione, quali parametri considera decisivi per stimarne la reale redditività (non solo le rese)?

Non basta guardare ai volumi. I fattori decisivi sono: le date di raccolta in combinazione con le varietà scelte, il clima, la disponibilità e qualità dell'acqua e, infine, la logistica. Il clima incide pesantemente: piogge durante i raccolti o temperature estremamente alte influenzano direttamente la qualità del frutto. 

Per quanto riguarda l'acqua, la composizione chimico-fisica è fondamentale. Dobbiamo valutare i livelli di salinità totale, problemi di infiltrazione nel suolo e la tossicità derivante da specifici ioni come cloruri, sodio e boro, che possono limitare l'assorbimento nutrizionale. 

La logistica, infine, non perdona: il trasporto dal campo al centro di confezionamento deve avvenire con veicoli dotati di buone sospensioni per evitare impatti che degraderebbero la frutta.

Lei sottolinea spesso il legame tra gestione agronomica e scelta varietale: quali combinazioni di "varietà + sistema di produzione" ritiene oggi più promettenti per il mercato europeo?

Dipende molto dalle zone agroclimatiche, dal fabbisogno in freddo (Southern o Northern Highbush) e dalla distanza dai mercati. Entrambi i gruppi varietali funzionano molto bene sia in suolo (se di buona qualità) che in vaso (fuori suolo). 

Nei sistemi in vaso, la scelta del substrato è cruciale: serve una fibra di cocco adeguata che fornisca un buon volume di ritenzione idrica e l'ossigenazione necessaria per le radici. Per il gruppo Northern Highbush, ritengo eccellenti le varietà del gruppo Sekoya e Duke. 

Per il Southern Highbush, vedo promettenti il programma OZblu, Sekoya Pop e Planasa (ad esempio la varietà Maldiva, ottima per i mercati vicini). In base al clima e alla finestra commerciale di raccolta, il Southern Highbush può essere protetto con successo sotto tunnel.

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Cosa stanno insegnando oggi ai coltivatori europei i grandi Paesi produttori (Perù, Messico, Cile, ecc.) e quali pratiche NON possono essere trasferite direttamente in Italia?

L'Italia ha caratteristiche molto simili al Cile: può coltivare efficacemente sia varietà Southern che Northern Highbush. Anche Cina (Yunnan) e Messico presentano somiglianze nei sistemi produttivi climatici. Il Marocco è invece più simile al Perù, dove si coltiva solo Southern Highbush a "zero freddo". 

La Cina attualmente sta imparando, non insegnando. La pratica che in assoluto non può essere trasferita direttamente è la potatura. Capita di vedere consulenti stranieri applicare nei territori ad alto fabbisogno di freddo (high chill) potature drastiche (hard pruning) nate per climi a zero freddo come il Perù: il risultato è un disastro totale. 

La gestione della chioma e la potatura vanno assolutamente adattate alla zona e alla fisiologia locale.

Se un coltivatore europeo Le chiedesse oggi un piano di miglioramento di 24 mesi, da dove comincerebbe (impianto, nutrizione, irrigazione, potatura, raccolta o post-raccolta) e con quale priorità?

Seguirei esattamente questo ordine di priorità:

  1. Sistema d'impianto: Un'adeguata progettazione iniziale è la base di tutto. Include l'orientamento dei filari (idealmente da nord a sud per l'esposizione alla luce) e la selezione di piante sane, di origine meristematica, con oltre l'80% di radici nel contenitore.
  2. Combinazione Irrigazione/Nutrizione: Queste due pratiche camminano insieme. Se irrigo in modo scorretto, altero direttamente la nutrizione. Non guadagno nulla fornendo ottimi nutrienti se l'acqua viene gestita male. Uso di sistemi a goccia per l'efficienza e il monitoraggio di evapotraspirazione (ET0) e coefficienti colturali (Kc) sono obbligatori.
  3. Potatura: Regolando il carico produttivo attraverso la potatura, posso definire la qualità dei germogli e la loro ubicazione sulla pianta. Questo impatta direttamente sulla qualità futura del frutto e sulla sua tenuta in post-raccolta.
  4. Raccolta: Coglieremo i risultati solo raccogliendo al punto ottimale. I raccoglitori non devono lanciare la frutta nei contenitori e, specie con temperature sopra i 25-27°C, la frequenza di passaggio non deve superare i 5-7 giorni.
  5. Post-raccolta: Anche se si trova alla fine, ha la stessa importanza di tutto il resto. Se commettiamo errori qui, distruggiamo tutto il lavoro costruito nei mesi precedenti. Mantenere la catena del freddo è il fattore più importante in assoluto: il mirtillo va raffreddato il più rapidamente possibile, in non più di 3 ore dal distacco dalla pianta.

Foto: CASM


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