Nel programma genetico Berry Blue sono emerse selezioni con note tropicali, speziate e perfino riconducibili al popcorn. Non si tratta ancora di nuove varietà commerciali, ma di un segnale preciso: il sapore sta diventando un obiettivo centrale del breeding del mirtillo.
Mirtilli con richiami aromatici di mango, pesca, frutto della passione e ananas, ma anche selezioni con note più insolite, associate alla cannella o al popcorn. Sono alcuni dei profili sensoriali individuati nel materiale sperimentale esaminato dal programma genetico collegato a MBG Marketing e Naturipe Farms.
Non si tratta di frutti aromatizzati, né di varietà già disponibili sul mercato. Le caratteristiche derivano dalla naturale diversità genetica del mirtillo e sono state rilevate durante l’assaggio delle selezioni ottenute attraverso gli incroci. Soltanto una frazione minima di questo materiale supererà però l’intero percorso di valutazione agronomica e commerciale.
La notizia è interessante soprattutto perché mostra come il breeding del mirtillo stia ampliando il proprio concetto di qualità. Calibro, consistenza e shelf life rimangono fondamentali, ma il settore sta cercando di affiancarvi un’identità gustativa più riconoscibile.
Il programma Berry Blue di MBG Marketing
Il lavoro viene svolto da Berry Blue LLC, il programma genetico proprietario di MBG Marketing, cooperativa statunitense di produttori che commercializza i propri berries attraverso Naturipe Farms.
La ricerca è guidata da un gruppo di breeder, genetisti, tecnici e produttori. Tra questi figura Beth Alger, assistant plant breeder di Berry Blue e responsabile delle attività di ricerca e sviluppo per MBG Marketing e Naturipe.
Ogni anno vengono realizzati centinaia di incroci. Migliaia di nuove piante sono quindi osservate e selezionate sulla base di un insieme molto ampio di caratteristiche: produttività, epoca di raccolta, vigoria, resistenza alle malattie, adattabilità climatica, calibro, colore, consistenza, conservabilità e qualità organolettica.
Nel 2025 Naturipe ha riferito che, in una sola stagione, presso la struttura di ricerca Berry Blue nel Michigan erano stati impollinati manualmente 45.000 fiori. Il dato restituisce la scala del lavoro necessario per produrre la variabilità genetica dalla quale individuare pochi candidati realmente promettenti.
Dal seme alla varietà può trascorrere oltre un decennio
La presenza di un aroma originale non è sufficiente per trasformare una selezione in una varietà commerciale.
Secondo Naturipe, il processo completo può richiedere normalmente da sette a dodici anni, dalla produzione del seme fino all’eventuale introduzione sul mercato. Meno di una pianta ogni 10.000 riuscirebbe a raggiungere lo status commerciale.
Le selezioni vengono sottoposte a prove in diversi Stati americani e in Canada, spesso senza protezioni, per verificarne il comportamento in presenza di gelate, ondate di calore e condizioni climatiche differenti. Un frutto particolarmente aromatico potrebbe essere eliminato se la pianta risultasse poco produttiva, sensibile alle malattie o inadatta alla raccolta e alla distribuzione.
Anche consistenza e tenuta post-raccolta sono determinanti. Un mirtillo con un profilo tropicale molto marcato, ma incapace di sopportare conservazione e trasporto, difficilmente potrebbe entrare nei programmi della grande distribuzione.
Per questo le note di mango, pesca o frutto della passione devono essere considerate, almeno per ora, caratteristiche di selezioni sperimentali, non promesse di un prossimo lancio commerciale.
Il sapore diventa uno strumento di segmentazione
L’aspetto più rilevante è la direzione indicata dal programma. Per molti anni l’innovazione varietale nel mirtillo si è concentrata soprattutto su resa, adattabilità, dimensione del frutto, consistenza e vita commerciale. Questi obiettivi hanno permesso di estendere calendari e distanze logistiche, ma non sempre hanno prodotto un’esperienza gustativa facilmente distinguibile dal consumatore.
La ricerca di profili aromatici specifici potrebbe aprire una nuova fase. Un mirtillo riconoscibile per note tropicali, floreali o speziate offrirebbe al retailer un elemento di differenziazione più immediato rispetto alle sole indicazioni di calibro e croccantezza.
Naturipe sta già lavorando sulla segmentazione premium attraverso linee come Sweet Selections e varietà proprietarie quali Envoy, Charisma e Keepsake. Nel 2026 l’azienda ha dichiarato che la propria categoria di mirtilli premium dolci aveva raggiunto 15 milioni di libbre entro giugno, con una crescita del 45%.
L’evoluzione verso sapori più caratterizzati potrebbe quindi inserirsi in una strategia commerciale già orientata a distinguere l’offerta standard da quella premium.
Non basta misurare i gradi Brix
La dolcezza rimane un parametro essenziale, ma non descrive da sola la qualità sensoriale. Due mirtilli con valori Brix simili possono offrire esperienze molto diverse a causa dell’acidità, della consistenza e soprattutto dei composti aromatici volatili.
Una ricerca pubblicata nel 2026 su Food Chemistry ha analizzato 147 cultivar di mirtillo, identificando 103 composti volatili e cinque grandi profili aromatici: erbaceo-legnoso, dolce-fruttato, verde-fresco, floreale-fruttato intenso e fruttato leggero.
Lo studio conferma che nel germoplasma del mirtillo esiste una diversità aromatica molto più ampia di quella normalmente percepibile nell’offerta commerciale. Sono stati inoltre individuati 16 composti utilizzabili come marcatori per distinguere i diversi profili.
La sfida del breeding consiste nel trasferire questa complessità sensoriale in varietà che mantengano prestazioni produttive, uniformità e affidabilità logistica.
Verso mirtilli venduti per esperienza gustativa?
Se alcune delle selezioni sperimentali riuscissero a superare l’intero percorso, il risultato potrebbe incidere anche sul modo in cui il mirtillo viene presentato al consumatore.
Oggi le indicazioni commerciali si concentrano prevalentemente su origine, biologico, calibro, croccantezza o dolcezza. In futuro potrebbero comparire descrizioni simili a quelle utilizzate per mele, uva da tavola, vino o caffè, con riferimenti a specifiche note aromatiche e occasioni di consumo.
Prima di arrivare a questo scenario occorrerà però verificare almeno tre aspetti: la stabilità del sapore in ambienti e stagioni differenti, la capacità dei consumatori di riconoscerlo e apprezzarlo e la disponibilità a pagare un prezzo superiore.
La comparsa di note di mango o frutto della passione in una selezione non garantisce infatti che queste rimangano identiche cambiando area produttiva, maturazione o condizioni post-raccolta. Il rapporto tra genetica, ambiente e gestione agronomica resta decisivo.
Il messaggio proveniente dal programma Naturipe è comunque chiaro: il futuro del mirtillo premium potrebbe non essere definito soltanto da frutti più grandi, sodi e conservabili, ma da varietà capaci di avere una vera identità aromatica.
Fonti: Naturipe Farms – profilo di Beth Alger e programma Berry Blue · Naturipe Farms – struttura di breeding del Michigan · MBG Marketing – Berry Blue Breeding Program · Food Chemistry – classificazione dei profili aromatici del mirtillo
Italian Berry - Tutti i diritti riservati

