Sintesi dell'intervento "Espansione globale: i mirtilli come opportunità su scala sovranazionale" di Mario Steta (IBO - International Blueberry Organization) presentato nell'ambito del programma della Berry Area 2026 (Macfrut)
Il mercato globale dei mirtilli attraversa una fase di transizione cruciale, passando da una crescita basata sulla semplice espansione delle superfici a un modello guidato dall'efficienza agronomica, dall'innovazione varietale e dalla capacità di presidiare i segmenti premium.
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Le dinamiche produttive internazionali mostrano un profondo riassetto degli equilibri competitivi, con l'ascesa di potenze primarie come Cina e Perù e la necessità di riposizionamento strategico per i bacini storici.
Nel contesto attuale, caratterizzato dal superamento dei 2,15 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, gli operatori devono misurarsi con sfide strutturali decisive: manodopera, acqua, rese per ettaro, genetica e differenziazione qualitativa.
Comprendere questi macro-trend è fondamentale per intercettare le opportunità di un consumo sempre più esigente, polarizzato tra offerta standard e prodotti ad alto valore percepito.
Takeaway chiave
1. La produzione globale ha superato per la prima volta i 2 milioni di tonnellate.
Nel 2024 la produzione mondiale di mirtilli ha oltrepassato la soglia dei 2 milioni di tonnellate, sostenuta da quasi 300.000 ettari coltivati. Le proiezioni indicano un possibile raggiungimento di 3,2 milioni di tonnellate entro il 2028.
2. La competitività si gioca su rese e innovazione varietale.
Produzioni inferiori alle 10 tonnellate per ettaro non garantiscono più la sostenibilità economica. L'aggiornamento genetico diventa indispensabile per non perdere quote di mercato, come dimostra la crisi del modello cileno.
3. Cina e Perù guidano due modelli diversi di leadership.
La Cina si è consolidata come primo produttore mondiale per volumi, con oltre 698.000 tonnellate nel 2024, sebbene con una quota rilevante destinata all'industria. Il Perù, invece, domina i mercati internazionali del fresco grazie a una rapida espansione spinta da capitali, tecnologia e nuove varietà.
4. Manodopera e acqua sono i colli di bottiglia strutturali.
La disponibilità di personale per la raccolta e l'accesso alle risorse idriche rappresentano le criticità più rilevanti per l'espansione futura, interessando sia i bacini produttivi storici sia le aree emergenti.
5. Il mercato si polarizza verso un pricing bimodale.
Il settore registra un tasso di crescita annuo stimato all'8,9% per i prossimi cinque anni, ma il valore non cresce in modo uniforme. Il mercato premia sempre più il prodotto premium, generando una forbice di prezzo crescente rispetto all'offerta standard.
Cosa emerge dall'intervento
L'espansione globale dei mirtilli ha assunto proporzioni inedite, ma le regole del gioco per mantenere competitività e quote di mercato stanno cambiando radicalmente.
I dati dell'International Blueberry Organization indicano che la superficie coltivata è più che raddoppiata negli ultimi undici anni, arrivando a sfiorare i 300.000 ettari globali.
Tuttavia, la vera spinta alla crescita dei volumi non deriva più esclusivamente dall'aumento delle aree coltivate.
Il raggiungimento dei 2,15 milioni di tonnellate nel 2024 segnala infatti un passaggio più profondo: la crescita futura dipenderà sempre più dall'aumento delle rese, dall'efficienza tecnica e dalla capacità di introdurre varietà più performanti.
La nuova soglia competitiva: 10 tonnellate per ettaro
Nel mercato globale del mirtillo, produrre meno di 10 tonnellate per ettaro significa esporsi a una perdita progressiva di competitività.
La redditività dipende ormai da rese elevate, genetica aggiornata, qualità costante e capacità di servire mercati sempre più selettivi.
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Il superamento della soglia dei 2 milioni di tonnellate rappresenta un punto di svolta per il settore.
Il mirtillo non è più una categoria emergente o di nicchia, ma una delle colture frutticole globali a più rapida espansione.
Le proiezioni verso il 2028 indicano un potenziale produttivo di circa 3,2 milioni di tonnellate, confermando un percorso di crescita ancora molto sostenuto.
Questa espansione, tuttavia, non sarà neutrale per gli equilibri di mercato. L'aumento dei volumi renderà ancora più evidente la differenza tra chi produce commodity e chi riesce a posizionarsi su qualità, continuità, gusto e affidabilità commerciale.
La crescita quantitativa, da sola, non sarà sufficiente a proteggere i margini.
Cina e Perù: due leadership diverse
Il panorama competitivo globale appare ormai fortemente diviso tra modelli produttivi differenti.
La Cina si è affermata come primo produttore mondiale in termini di volumi, con oltre 698.000 tonnellate nel 2024.
Una quota significativa di questa produzione è destinata all'industria di trasformazione, che assorbe una parte rilevante del prodotto raccolto a livello globale.
Il Perù, invece, rappresenta il caso più emblematico di trasformazione rapida nel mercato del fresco. In appena dieci anni, il Paese è passato da circa 4.000 ettari a una posizione dominante nelle forniture internazionali.
Questa crescita è stata sostenuta da investimenti mirati, forte disponibilità di capitale, rapidità nell'adozione di nuove genetiche e capacità di rispondere con continuità alle esigenze della distribuzione mondiale.
| Fattore strategico | Dato o dinamica chiave | Implicazione per la filiera |
|---|---|---|
| Produzione globale | Oltre 2,15 milioni di tonnellate nel 2024. | Il mirtillo entra in una fase di piena maturità globale. |
| Superfici coltivate | Quasi 300.000 ettari a livello mondiale. | La crescita futura dipenderà sempre più dalle rese e non solo da nuovi ettari. |
| Benchmark produttivo | Soglia critica intorno alle 10 tonnellate per ettaro. | Le aziende sotto questa soglia rischiano di perdere sostenibilità economica. |
| Cina | Oltre 698.000 tonnellate nel 2024. | Primo produttore mondiale, con forte incidenza dell'industria. |
| Perù | Espansione rapidissima guidata da investimenti e genetica. | Leadership nei mercati internazionali del fresco. |
Il caso Cile: il costo del ritardo varietale
Il caso del Cile rappresenta il monito più chiaro per l'intera filiera mondiale del mirtillo.
Per anni il Paese ha avuto una posizione di leadership nelle esportazioni, ma il ritardo nel rinnovamento varietale e nel miglioramento delle rese ha progressivamente indebolito il suo posizionamento competitivo.
In un mercato in cui la distribuzione richiede frutti più consistenti, gustosi, croccanti, uniformi e capaci di mantenere qualità lungo la catena logistica, la permanenza su varietà non più adeguate diventa un fattore di rischio strutturale.
Il Cile dimostra che una posizione storica di leadership non basta a garantire il futuro.
Senza aggiornamento genetico continuo, capacità di adattamento e investimenti sulla qualità, il vantaggio competitivo può erodersi rapidamente.
La resa per ettaro diventa il primo indicatore di sostenibilità
Dal punto di vista operativo, la redditività delle aziende agricole dipende oggi da benchmark molto più severi rispetto al passato.
La soglia delle 10 tonnellate per ettaro emerge come riferimento minimo per rimanere competitivi in molti contesti produttivi.
Al di sotto di questo livello, i costi di manodopera, input, gestione agronomica, logistica e post-raccolta rischiano di comprimere eccessivamente i margini.
La produttività, tuttavia, non può essere separata dalla qualità.
Il mercato richiede contemporaneamente volumi, continuità, shelf-life, calibro, consistenza e profilo organolettico. Per questo l'innovazione varietale diventa una condizione vitale, non un semplice miglioramento tecnico.
La genetica è la nuova infrastruttura competitiva
Nel mirtillo globale, la varietà non è più solo una scelta agronomica.
È un fattore che determina resa, costo unitario, qualità percepita, accesso ai mercati, shelf-life e capacità di ottenere un premio di prezzo.
Manodopera e acqua: i limiti della crescita futura
Accanto alla genetica e alle rese, il settore deve affrontare due colli di bottiglia strutturali: la disponibilità di manodopera e l'accesso all'acqua.
La raccolta del mirtillo resta un'attività ad alta intensità di lavoro, soprattutto nei segmenti destinati al fresco premium.
La scarsità di personale non riguarda più soltanto i Paesi occidentali ad alto reddito, ma inizia a manifestarsi anche in bacini produttivi emergenti o storicamente caratterizzati da maggiore disponibilità di lavoratori, come Messico e Cina.
Questo spinge la filiera verso impianti più razionali, varietà con maturazione più uniforme, maggiore predisposizione alla raccolta meccanizzata e organizzazione più efficiente dei picchi produttivi.
Il secondo limite è l'acqua. La competizione per le risorse idriche e l'aumento degli stress climatici costringono i Paesi produttori a investire in infrastrutture, tecnologie di irrigazione di precisione e modelli agronomici più resilienti.
Il mercato entra nel pricing bimodale
La crescita dei volumi non significa uniformità del valore.
Il mercato dei mirtilli sta entrando in una fase di polarizzazione, con un vero e proprio pricing bimodale.
Da un lato esiste un'offerta standard, più esposta alla pressione competitiva e alla volatilità dei prezzi. Dall'altro si afferma un segmento premium, capace di ottenere riconoscimenti economici più elevati quando garantisce gusto, consistenza, calibro, freschezza e affidabilità.
Questa dinamica allarga progressivamente la distanza tra prodotto indifferenziato e prodotto ad alto valore percepito.
Per i produttori, la sfida non è solo entrare nel mercato, ma posizionarsi nella parte più remunerativa della domanda.
Una crescita prevista all'8,9% annuo
Le prospettive restano positive.
Il settore mostra un tasso di crescita annuo composto stimato all'8,9% per i prossimi cinque anni, confermando che la domanda globale non ha ancora esaurito il proprio potenziale.
Tuttavia, questa crescita premierà in modo selettivo gli operatori più efficienti.
La semplice disponibilità di prodotto non sarà sufficiente: serviranno organizzazione, qualità, genetica, continuità di fornitura, sostenibilità produttiva e capacità di differenziare l'offerta.
In un mercato che punta verso 3,2 milioni di tonnellate entro il 2028, il rischio principale sarà produrre volume senza generare valore.
In sintesi
Il mercato globale del mirtillo è entrato in una fase di piena maturità competitiva.
Il superamento dei 2,15 milioni di tonnellate nel 2024 e la prospettiva di raggiungere 3,2 milioni di tonnellate entro il 2028 confermano la forza strutturale della domanda, ma anche l'intensificazione della concorrenza.
La Cina domina per volumi, il Perù per capacità di presidiare l'export del fresco, mentre il caso cileno dimostra i rischi di un mancato aggiornamento varietale.
Per la filiera, il messaggio è netto: il futuro non sarà determinato dalla sola espansione delle superfici, ma dalla capacità di produrre di più e meglio, con rese sostenibili, genetica moderna, gestione efficiente di acqua e manodopera e un posizionamento chiaro nei segmenti premium.

