Il 2025 ha segnato una svolta epocale per il commercio mondiale dei piccoli frutti: l’Europa occidentale e centrale si è ufficialmente imposta come la maggiore regione d'importazione di mirtilli freschi al mondo, superando il Nord America sia in termini di volume che di valore economico.
Secondo il IBO Report 2026, sebbene gli Stati Uniti conservino saldamente il primato di singolo Paese importatore su base individuale (rappresentando il 29% delle importazioni globali), l'aggregato macro-regionale europeo ha ridefinito le gerarchie della distribuzione globale, guidato da una crescita strutturale dei consumi e accelerato da improvvise frizioni doganali sul mercato statunitense.
I numeri del sorpasso: l'esplosione dei volumi europei
La crescita del mercato europeo nel 2025 non è stata una semplice fluttuazione temporanea, ma il consolidamento di un trend di lungo termine. I volumi totali di mirtilli freschi importati nell'area dell’Europa occidentale e centrale hanno raggiunto la cifra record di 456.580 tonnellate (456,58 mila tonnellate), surclassando ampiamente i volumi di importazione freschi degli Stati Uniti che, pur crescendo del 6% fino a un livello record, si sono fermati a 325.310 tonnellate.
Il report (294 pagine - inglese) può essere scaricato gratuitamente dal sito dell'IBO.
Il motore di questa straordinaria performance europea è stato il sistema logistico e distributivo dei suoi principali hub e mercati nazionali:
- Paesi Bassi: Il principale snodo d’importazione e ridistribuzione del continente ha registrato un'impennata del 29% dei volumi ricevuti, raggiungendo 174.540 tonnellate nel 2025.
- Germania: Ha consolidato la sua posizione di mercato chiave con 85.650 tonnellate importate.
- Regno Unito: Ha registrato una robusta crescita del 15%, salendo a 82.630 tonnellate.
- Spagna: Ha visto un incremento notevole delle importazioni, toccando le 59.580 tonnellate.
- Polonia: Ha continuato la sua ascesa con 30.520 tonnellate.
Il catalizzatore geopolitico: le tariffe USA e l'effetto "riallocazione"
Se la crescita organica della domanda europea ha gettato le fondamenta di questo storico sorpasso, la spinta decisiva è arrivata dalle politiche commerciali degli Stati Uniti. Nel corso dell'ultimo anno, l'introduzione di tariffe doganali del 10% (con dazi all'importazione che, secondo la Sezione 301 del Trade Act del 1974, hanno raggiunto il 12,5% per circa 60 Paesi esportatori, inclusi Perù, Cile e Marocco) ha modificato l'attrattività del mercato statunitense.
Fatta eccezione per il Messico e il Canada, tutelati dalle esenzioni dell'accordo USMCA, i produttori e gli esportatori dell'emisfero sud hanno dovuto fare i conti con un aumento immediato dei costi di sdoganamento negli Stati Uniti. Questo scenario ha spinto molti dei principali paesi d'origine a riallocare e deviare flussi massicci di prodotto verso il mercato europeo, privo di simili barriere tariffarie, al fine di massimizzare i propri ritorni economici.
Una crescita multicentrica: non solo grandi mercati
La forza del modello europeo risiede nella sua natura multicentrica. A differenza del mercato nordamericano, fortemente centralizzato, la domanda di mirtilli in Europa è sostenuta con vigore da una fitta rete di economie medie e piccole che registrano tassi di crescita straordinari:
- Scandinavia: Ha vissuto un vero e proprio boom con un incremento del 42% delle importazioni nel 2025. I paesi scandinavi dominano la classifica europea per prezzo medio pagato al chilogrammo (con tre nazioni nella top 5 e quattro nella top 10). Gli esportatori considerano la grande distribuzione scandinava come il gold standard per massimizzare i margini, spingendo i buyer locali a collaborare direttamente con i vivaisti per assicurarsi le varietà varietali premium e a sperimentare nuovi formati di packaging dedicati allo snacking da viaggio.
- Svizzera: Ha registrato un incremento del 21% delle importazioni, confermandosi il paese con il prezzo medio al chilo più alto d'Europa.
- Irlanda: Ha vissuto una crescita spettacolare del 183% in un solo anno, moltiplicando per quasi otto volte i propri volumi rispetto al 2022 e diventando l'11° importatore europeo.
- Italia: Si sta rapidamente trasformando in un mercato di consumo primario, registrando un balzo del 45% delle importazioni nel 2025.
Prospettive per la filiera B2B
Per gli operatori professionali e i distributori, lo scenario delineato dall'IBO Report 2026 impone un cambio di paradigma. L'Europa occidentale non rappresenta più un mercato di riserva o un'alternativa secondaria rispetto a quello nordamericano, ma il baricentro delle importazioni globali di mirtillo fresco.
In un contesto in cui l'offerta globale cresce e i prezzi medi all'importazione tendono a una progressiva compressione naturale, la partita si sposterà sempre di più sulla capacità di presidiare i canali premium ad alto valore (come sono attualmente la Scandinavia e la Svizzera), tenendo contemporaneamente nel mirino anche i mercati ad elevata crescita come Italia e Irlanda.
Il successo commerciale premierà gli operatori capaci di garantire continuità di fornitura, innovazione nei packaging e, soprattutto, una qualità varietale superiore in grado di conquistare consumatori europei sempre più esigenti e orientati alla freschezza.
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