In Germania, alla vigilia del “Tag der deutschen Erdbeere”, la Bundesfachgruppe Obstbau denuncia le promozioni aggressive del discount Netto: 500 grammi di fragole a 2,49 euro, un prezzo ritenuto insufficiente a coprire i costi reali di produzione.
In breve
- Il discount Netto ha promosso fragole tedesche a 2,49 euro per 500 grammi, innescando la reazione della Bundesfachgruppe Obstbau.
- Secondo l’organizzazione dei frutticoltori tedeschi, il prezzo non copre nemmeno approssimativamente i costi di produzione stimati dalla Landwirtschaftskammer Nordrhein-Westfalen.
- Il settore denuncia un effetto “corsa al ribasso”, con altri retailer pronti ad allinearsi su livelli promozionali simili.
- Il tema centrale è il costo della manodopera: raccolta, cura delle piante, selezione e confezionamento restano attività ad alta intensità di lavoro manuale.
- Il rischio di lungo periodo è l’ulteriore riduzione dell’autosufficienza tedesca, con un aumento delle importazioni, soprattutto dalla Spagna.

Il 24 maggio in Germania si celebra il Tag der deutschen Erdbeere, la giornata dedicata alla fragola nazionale. Ma per molti produttori tedeschi quest’anno non c’è molto da festeggiare. Proprio in una fase delicata della stagione, il discount Netto ha lanciato una promozione su fragole in confezione da 500 grammi a 2,49 euro, suscitando una dura presa di posizione da parte della Bundesfachgruppe Obstbau, l’organizzazione che rappresenta i frutticoltori tedeschi.
Secondo la Bundesfachgruppe, il prezzo comunicato da Netto sarebbe largamente inferiore ai costi reali sostenuti dai produttori tedeschi. L’organizzazione fa riferimento a calcoli della Landwirtschaftskammer Nordrhein-Westfalen, secondo cui un livello promozionale di questo tipo non permetterebbe nemmeno di avvicinarsi alla copertura dei costi di produzione. Il problema, denuncia il settore, non riguarda solo una singola insegna: altre catene avrebbero iniziato a seguire la stessa direzione, alimentando una vera e propria corsa al ribasso.
Una promozione nel momento più sensibile della stagione
La critica arriva in un momento particolarmente sensibile. La primavera fresca ha ritardato la raccolta, riducendo la disponibilità di prodotto nazionale proprio nel periodo in cui la domanda tende ad aumentare. Il fine settimana di Pentecoste rappresenta tradizionalmente uno dei picchi di consumo per le fragole in Germania: una fase in cui, secondo i produttori, il mercato dovrebbe valorizzare l’origine tedesca, non utilizzarla come prodotto civetta.
Claus Schliecker, presidente della Bundesfachgruppe Obstbau, ha definito la strategia “completamente irresponsabile”. Il punto, secondo l’organizzazione, è che la fragola non può essere trattata come una commodity promozionale qualsiasi. La sua produzione richiede un elevato impiego di lavoro manuale, dalla cura delle coltivazioni alla raccolta, dalla selezione fino alla preparazione del prodotto per il mercato.
Il nodo dei costi: la manodopera pesa sempre di più
La fragola è tra i prodotti ortofrutticoli più labour intensive. La raccolta meccanica, almeno per il prodotto destinato al fresco, non rappresenta una soluzione praticabile su larga scala, perché qualità, grado di maturazione e integrità del frutto dipendono ancora in modo decisivo dalla raccolta manuale. Questo rende il costo del lavoro una componente strutturale e non comprimibile.
Negli ultimi dieci anni, sottolineano i produttori tedeschi, il salario minimo legale in Germania è quasi raddoppiato. I costi aziendali sono quindi aumentati in modo significativo, mentre i prezzi riconosciuti al produttore non avrebbero seguito la stessa dinamica. Il risultato è una pressione crescente sui margini, con il rischio che una parte delle aziende riduca gli investimenti, accorci la stagione o abbandoni progressivamente la coltivazione.
Importazioni in crescita e autosufficienza in calo
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio: la Germania importa già oggi una quota crescente di fragole, in particolare dalla Spagna. Il grado di autosufficienza nazionale è in calo da anni e, secondo la Bundesfachgruppe Obstbau, politiche commerciali troppo aggressive da parte della distribuzione rischiano di accelerare ulteriormente questa tendenza.
Il punto sollevato dai produttori tedeschi non è solo economico, ma anche strategico. Se il consumatore vuole fragole regionali, coltivate secondo standard ambientali elevati e con salari conformi alla normativa tedesca, deve accettare che questo modello abbia un prezzo. La pressione promozionale permanente, al contrario, indebolisce proprio quella produzione locale che la GDO spesso utilizza come leva di marketing.
Fragole come prodotto civetta: un rischio per tutta la filiera
La richiesta della Bundesfachgruppe Obstbau al commercio è chiara: non usare le fragole come prodotto civetta. Non ora, nel pieno della stagione nazionale. E non in modo strutturale, perché la promozione sistematica sotto costo rischia di compromettere la sostenibilità economica della coltura.
Per il settore dei piccoli frutti, il caso tedesco rappresenta un segnale importante anche oltre i confini nazionali. Fragole, mirtilli, lamponi e more sono categorie ad alto valore, ma anche ad alta complessità produttiva. La crescita dei consumi e la centralità del reparto ortofrutta non possono poggiare su una compressione continua dei prezzi alla produzione. Senza una corretta remunerazione della filiera, l’origine locale diventa sempre più fragile e il mercato finisce per dipendere da approvvigionamenti esteri.
La partita, quindi, non riguarda soltanto il prezzo di una vaschetta da 500 grammi. Riguarda il modello di sviluppo dei piccoli frutti europei: una filiera capace di sostenere qualità, lavoro e standard produttivi, oppure una competizione fondata su promozioni aggressive e progressivo spostamento dell’offerta verso aree a costo inferiore.
Fonte: Fruchthandel

