Sebbene l’industria indiana del mirtillo si trovi ancora in una fase iniziale di sviluppo, i prossimi cinque anni saranno decisivi per capire se potrà diventare una categoria commerciale affidabile.
Secondo Jamie Petchell, comproprietario e direttore di Global Plant Genetics (GPG), il Paese asiatico ha comunque molto da offrire. In un’intervista rilasciata a Portalfruticola.com, Petchell sottolinea come il settore stia mostrando segnali concreti di slancio.
«C’è un vero impulso: produttori pionieri, una curiosità crescente da parte dei retailer e un appetito sempre maggiore per la frutta fresca premium tra i consumatori urbani», afferma Petchell.
L’esperto evidenzia però che l’industria deve ora dimostrare di poter andare oltre i progetti pilota, garantendo qualità e volumi costanti.
Verso un settore più stabile
«La categoria sta ancora validando i propri fondamenti su scala: dalla genetica e dai sistemi produttivi fino all’esecuzione della catena del freddo e all’educazione del consumatore», aggiunge.
Secondo Petchell, diversi traguardi determineranno il passaggio dell’India da mercato “emergente” a mercato “consolidato”. Tra questi figurano lo sviluppo di modelli produttivi specifici per i diversi climi del Paese, il raggiungimento di una costanza multistagionale su scala commerciale e la creazione di una stagione nazionale del mirtillo in grado di generare fiducia nel consumatore e acquisti ripetuti.
Viene inoltre sottolineata la necessità di una rapida professionalizzazione del settore, che includa una gestione standardizzata, catene del freddo più solide e un’agronomia basata sui dati.
«Questa è una fase critica», afferma Petchell. «Molti mercati emergenti si bloccano proprio qui».
La genetica come chiave di successo
Petchell spiega che la genetica avrà un ruolo decisivo nel determinare il successo del settore del mirtillo in India, considerate le condizioni climatiche calde e umide e gli inverni miti.
«Il clima indiano offre opportunità ma anche complessità», osserva. «Molte regioni sono calde, gli inverni sono miti e le condizioni possono essere umide e favorevoli allo sviluppo di malattie. Questo rende la genetica assolutamente fondamentale per il successo».
Secondo il manager, l’adattamento a bassi fabbisogni in freddo, la tolleranza al caldo, la fermezza del frutto, la shelf life e un profilo aromatico costante sono caratteristiche chiave.
«Nei mercati in fase iniziale si può talvolta procedere con volumi ridotti, ma non con frutta deludente», sottolinea Petchell.
Varietà adatte al contesto indiano
GPG ritiene che le varietà sviluppate dal programma di miglioramento genetico dell’University of Georgia abbiano una particolare rilevanza per il contesto indiano.
«Queste varietà combinano bassi o nulli fabbisogni in freddo con caratteristiche di qualità commerciale del frutto, soprattutto in termini di fermezza e resistenza post-raccolta», spiega Petchell. «Nei mercati in cui la catena del freddo è ancora in fase di sviluppo, la shelf life non è solo un vantaggio commerciale, ma una necessità strutturale».
La genetica, avverte inoltre, deve essere compatibile con i sistemi produttivi diffusi in India, inclusi la coltivazione in contenitore e su substrato in ambienti protetti.
Affrontare gli ostacoli infrastrutturali
Secondo Petchell, la catena del freddo rappresenta il vincolo più immediato per la crescita del settore, soprattutto per l’impatto sull’esperienza del consumatore.
«La catena del freddo, i sistemi produttivi e l’educazione del mercato sono tutti elementi importanti», afferma. «Ma in questo momento il principale collo di bottiglia è la coerenza dell’esperienza del consumatore, spesso compromessa dalle debolezze nella catena del freddo e nelle pratiche di manipolazione».
Petchell avverte che una cattiva prima impressione può frenare la domanda nelle categorie premium.
«Si possono coltivare mirtilli eccellenti, ma se arrivano caldi, molli o con una shelf life ridotta, è improbabile che i consumatori li riacquistino, soprattutto a prezzi premium».
Costruire isole di eccellenza
Come soluzione a breve termine, suggerisce di concentrarsi su filiere selezionate e ben eseguite.
«Il settore dovrebbe dare priorità alla costruzione di “isole di eccellenza”: alcune rotte in cui catena del freddo, manipolazione ed esecuzione retail siano costantemente corrette dal campo allo scaffale», spiega.
Petchell cita FD Berries come esempio di partner locale disciplinato e orientato ai sistemi, capace di contribuire allo sviluppo della categoria.
«Non trattano i mirtilli come una coltura di diversificazione rapida», osserva. «Stanno invece investendo sui fondamentali: la genetica giusta, l’agronomia corretta e il giusto percorso verso il mercato».
Potenziale di consumo e opportunità
Sottolinea inoltre come partner locali solidi siano essenziali nei mercati emergenti, grazie alla loro conoscenza delle condizioni regionali, delle dinamiche della manodopera e dei comportamenti della distribuzione.
Il consumo pro capite di mirtilli in India resta basso, ma secondo Petchell questo rappresenta una grande opportunità. Basandosi sulle esperienze di altri mercati emergenti, il manager ribadisce che gusto e qualità devono venire prima del volume.
«La lezione più importante che arriva dagli altri mercati emergenti del mirtillo è semplice: la domanda si crea attraverso una qualità di consumo costante, non attraverso i volumi», afferma. «Una cattiva esperienza può vanificare molti sforzi di marketing».
Se il settore riuscirà ad allineare genetica, sistemi produttivi, gestione della catena del freddo ed esperienza del consumatore, Petchell ritiene che i progressi possano accelerare rapidamente.
«L’opportunità è enorme, ma solo se le fondamenta vengono costruite nel modo giusto», conclude.
Fonte testo e immagine: www.portalfruticola.com

