Nel corso del webinar Berry Trend 2026, Carlo Lingua (Amministratore Delegato di RK Growers e Presidente di Berryway) ha delineato una visione pragmatica e orientata alla sostenibilità economica della filiera, mettendo in luce i nodi strutturali che frenano i produttori italiani e le leve strategiche necessarie per la crescita del settore.
La sua posizione si articola su sei punti chiave:
Impennata dei costi di produzione e criticità della manodopera
Uno dei principali ostacoli allo sviluppo dei berries in Italia risiede nei costi di produzione elevati e nella difficoltà di reperire e gestire manodopera qualificata. Lingua ha citato l'esperienza della propria azienda, dove lavorano raccoglitori di 20 nazionalità diverse che spesso non parlano italiano né inglese; questa barriera linguistica crea inefficienze operative e fa lievitare i costi.
A ciò si aggiungono le sfide climatiche: a causa del caldo estremo, le rese di alcune coltivazioni (come i lamponi) sono crollate di oltre il 50% a parità di piante.
Critica alla logica del "primo prezzo" e tutela dei produttori
Lingua ha criticato l'approccio di molta Grande Distribuzione Organizzata (GDO), basato sull'idea che l'unico strumento per vendere di più sia l'abbassamento del prezzo a scaffale. Questo meccanismo si trasforma in un "massacro" per gli agricoltori, i quali rischiano di non coprire i costi di produzione.
Per sostenere la filiera è indispensabile garantire un giusto riconoscimento economico al contadino, senza il quale i produttori abbandoneranno le colture.
Superamento della frammentazione e necessità di alleanze
Un limite storico del modello italiano è la forte frammentazione dei produttori, che finiscono per farsi una concorrenza distruttiva tra loro (arrivando ad avere fino a 11 fornitori diversi per la sola linea primo prezzo di un singolo supermercato).
Lingua sostiene la necessità di aggregarsi e creare alleanze strategiche di filiera per presentarsi uniti e strutturati sul mercato.
Centralità dell'innovazione varietale e della qualità organolettica
Il futuro della categoria risiede nella qualità ed edibilità del prodotto: il consumatore non deve acquistare un frutto solo perché costa poco, ma perché è buono, croccante, aromatico e con un'ottima shelf-life.
Per questo Berryway ha investito fortemente nell'esclusiva di nuove varietà premium (come le linee Eureka, IQ Berries e Sekoya). Le linee premium offrono margini più sani e registrano una crescita costante, arrivando a rappresentare anche il 20% delle vendite in alcune catene.
Modello d'offerta e gestione delle rimanenze a scaffale
Pur riconoscendo l'efficacia del modello britannico (iper-segmentato), Lingua richiama il modello spagnolo di Mercadona come esempio di efficienza: poche referenze di peso (es. 250g e 500g) abbinate a una rigida selezione di varietà e calibri (es. calibro 14-18 e 19-21). Un'eccessiva ed esasperata proliferazione di referenze rischia infatti di generare rimanenze e invenduti nei supermercati.
Grazie agli investimenti in areali produttivi al Sud (es. oltre 20 ettari in Sicilia), Berryway è oggi in grado di garantire mirtillo italiano da gennaio a settembre.
Sostenibilità ambientale e packaging biodegradabile
Infine, Lingua ha evidenziato l'impegno sul fronte della sostenibilità, sviluppando materiali plastici biodegradabili nel suolo derivati da matrici agricole (come lo zucchero) anziché dal petrolio, con l'obiettivo di arrivare a cestini 100% compostabili per rispondere alle crescenti richieste dei mercati internazionali.
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