19 ott 2026

Fontana, la mora a pianta compatta che punta a trasformare resa e costi di produzione

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Pairwise presenta una varietà primocane alta circa la metà di una mora convenzionale, coltivabile a maggiore densità e con un ciclo più breve. Le rese dichiarate arrivano teoricamente a 91 tonnellate per ettaro all’anno, ma provengono dall’azienda e richiedono una validazione indipendente.


Non una mora semplicemente più grande, dolce o conservabile, ma una pianta progettata per occupare meno spazio, anticipare la produzione e semplificare le operazioni colturali. È questa la proposta di Fontana™, nuova varietà primocane presentata da Pairwise per il mercato del fresco.

La caratteristica distintiva è l’architettura compatta: la pianta raggiungerebbe un’altezza compresa fra 1,1 e 1,5 metri, approssimativamente la metà di una mora convenzionale. Secondo Pairwise, questo permetterebbe di aumentare la densità d’impianto, ridurre il lavoro necessario per la gestione dei sostegni e rendere i frutti più facilmente accessibili durante la raccolta.

Fontana deriva da una varietà di Plant Sciences Genetics (PSG) già apprezzata per gusto e qualità del frutto. Pairwise afferma di essere intervenuta soprattutto sulla struttura della pianta, mantenendo le caratteristiche commerciali della mora originaria.

Dalla qualità del frutto all’efficienza della pianta

L’aspetto più interessante del progetto è il cambiamento dell’obiettivo varietale. Nella mora, il miglioramento genetico si è concentrato tradizionalmente su assenza di spine, dolcezza, consistenza, calibro e conservabilità. Fontana introduce invece l’architettura della pianta come elemento centrale della redditività.

Una pianta più bassa e compatta può potenzialmente offrire diversi vantaggi:

  • maggiore numero di piante per ettaro;

  • minore sviluppo vegetativo da gestire;

  • riduzione o eliminazione delle potature durante il ciclo;

  • minore lavoro per sostegni e tutori;

  • frutti più facilmente raggiungibili;

  • calendario produttivo più breve e concentrato;

  • possibilità di realizzare più cicli nello stesso anno.

Pairwise indica che Fontana non richiederebbe potature intermedie e avrebbe esigenze limitate di gestione del sistema di sostegno. Questi elementi potrebbero incidere sul costo della manodopera, particolarmente rilevante per una specie che conserva una forte dipendenza dalla raccolta manuale.

Non sono stati però pubblicati dati dettagliati sulle ore di lavoro necessarie per ettaro, sulla densità effettiva degli impianti o sul costo di raccolta per chilogrammo.

Un ciclo compreso fra 109 e 125 giorni

Secondo i dati aziendali, Fontana arriverebbe alla raccolta in 109–125 giorni, contro circa 180 giorni indicati da Pairwise come riferimento per una mora primocane convenzionale.

La maggiore precocità, abbinata a una finestra produttiva più concentrata, consentirebbe di realizzare fra 1,6 e 1,8 cicli all’anno, contro 1–1,4 del sistema utilizzato come confronto.

Il dato non significa automaticamente che Fontana possa produrre quasi due cicli completi in qualsiasi ambiente. Il risultato dipenderà da temperatura, luce, tecnica colturale, disponibilità di piante, gestione delle primocane e durata effettiva della stagione nelle diverse aree produttive.

Le prestazioni comunicate si riferiscono infatti a nuovi sistemi produttivi sperimentati in California e America Latina. Pairwise non ha ancora fornito risultati distinti per località, epoca di impianto o condizioni di coltivazione.

La resa teorica supera 90 tonnellate per ettaro

I dati più sorprendenti riguardano la produttività.

Pairwise utilizza come unità di misura casse da 2,04 chilogrammi. Per Fontana indica:

  • da 7.500 a 10.500 casse per acro in ogni ciclo;

  • da 1,6 a 1,8 cicli all’anno;

  • fino a 18.000 casse per acro all’anno.

Convertito nel sistema metrico, l’intervallo per singolo ciclo corrisponde indicativamente a 37,8–52,9 tonnellate per ettaro. Il massimo annuale dichiarato, pari a 18.000 casse per acro, raggiungerebbe circa 90,7 tonnellate per ettaro.

Per la mora standard utilizzata come termine di paragone, Pairwise indica invece un massimo annuale di 8.400 casse per acro, equivalente a circa 42,3 tonnellate per ettaro.

Fontana potrebbe quindi più che raddoppiare la produzione annuale per unità di superficie. Si tratta tuttavia di un confronto aziendale e non di una media produttiva ottenuta da prove indipendenti pluriennali. Per valutarne la sostenibilità economica serviranno almeno quattro informazioni aggiuntive:

  1. numero di piante per ettaro;

  2. resa commerciale netta, dopo scarti e frutti fuori calibro;

  3. ore di raccolta necessarie per chilogrammo;

  4. stabilità produttiva nei cicli successivi al primo.

Una resa biologica molto elevata non coincide necessariamente con la resa vendibile e può comportare maggiori esigenze di nutrizione, irrigazione, raccolta e raffreddamento.

Frutti più grandi e minore regressione del colore

Fontana produrrebbe more dal peso compreso fra 8 e 10 grammi, rispetto ai 6–7,5 grammi utilizzati come riferimento per il prodotto convenzionale.

Pairwise indica inoltre:

  • consistenza elevata;

  • bassa regressione del colore;

  • rapporto fra gradi Brix e acidità compreso indicativamente fra 10:1 e 16:1;

  • shelf life paragonabile a quella delle more convenzionali.

Quest’ultimo punto è importante. L’azienda non presenta Fontana come una varietà dotata di una durata commerciale eccezionalmente superiore, ma indica una conservabilità “in linea” con il prodotto standard, il cui intervallo viene collocato fra tre e dodici giorni.

Il vantaggio commerciale principale dovrebbe quindi derivare dalla combinazione fra maggiore consistenza, bassa regressione del colore, calibro superiore e maggiore efficienza produttiva.

Anche l’indicazione relativa al rapporto Brix-acidità non dimostra da sola che il frutto sia più dolce. Per valutare l’esperienza sensoriale servirebbero i valori separati di zuccheri e acidità, insieme a panel di assaggio condotti sui frutti provenienti da ambienti diversi.

Fontana è una mora CRISPR?

Pairwise è una delle aziende più attive nell’applicazione della tecnologia CRISPR alle colture alimentari. Nel 2024 aveva già annunciato una mora senza semi ottenuta attraverso la propria piattaforma Fulcrum®, combinando questo carattere con assenza di spine e portamento compatto.

Nel comunicato dedicato a Fontana, tuttavia, l’azienda non dichiara esplicitamente che questa specifica varietà sia stata ottenuta mediante gene editing. Fontana viene descritta come basata su una varietà PSG e sviluppata con un’architettura compatta, senza precisare il metodo utilizzato per introdurre il carattere.

Non è quindi corretto, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, presentarla come “mora CRISPR”. Occorrerà attendere una conferma diretta di Pairwise ed eventuali informazioni regolatorie.

La distinzione è particolarmente importante in Europa, dove il percorso autorizzativo e commerciale dipenderebbe dal metodo effettivamente utilizzato e dalla classificazione normativa della pianta.

La prima di una nuova generazione di more

Fontana rappresenta soltanto il primo prodotto di un programma più ampio. Pairwise sta sviluppando altre more con caratteri quali assenza di spine e di semi, oltre alla fruttificazione già nel primo anno.

La strategia sembra procedere in due direzioni complementari. La prima riguarda il consumatore, con frutti più facili da mangiare e potenzialmente più costanti. La seconda interessa direttamente il produttore: piante più piccole, maggiore densità, raccolta anticipata e riduzione delle operazioni più costose.

È quest’ultima componente a rendere Fontana particolarmente interessante. Se i risultati dichiarati saranno confermati su scala commerciale, la varietà potrebbe modificare non soltanto la quantità prodotta per ettaro, ma anche il modo in cui vengono progettati gli impianti di mora.

Prima di valutarne il potenziale per l’Europa e per gli ambienti mediterranei sarà però necessario conoscere disponibilità delle piante, condizioni di licenza, compatibilità con coltivazione protetta e fuori suolo, fabbisogno termico, risposta alle alte temperature e prestazioni dopo la conservazione e il trasporto.

Fontana propone in ogni caso un cambio di prospettiva significativo: per aumentare la competitività della mora, il breeding non deve necessariamente intervenire soltanto sul frutto. Può cominciare ridisegnando la pianta che lo produce.

 Redazione 

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