Con l’avvicinarsi del picco della stagione britannica dei piccoli frutti, il settore si trova a fare i conti con uno scenario sempre più complesso. Il conflitto in Medio Oriente, giunto alla sua terza settimana, sta generando effetti a catena che arrivano fino agli scaffali dei supermercati del Regno Unito, incidendo in modo significativo sui costi di produzione di mirtilli, lamponi, more e ribes.
Costi energetici e logistici in aumento
Secondo Nick Marston, presidente della British Berry Growers, le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz stanno influenzando direttamente il comparto. Questa rotta è infatti cruciale non solo per il trasporto globale di petrolio, ma anche per il commercio internazionale di fertilizzanti. Le interruzioni stanno provocando un’impennata dei prezzi, con ripercussioni immediate sui produttori.
Il costo del diesel, in particolare, ha registrato aumenti sensibili, spingendo al rialzo le tariffe dei trasportatori. A ciò si aggiungono rincari anche per il cosiddetto “red diesel” utilizzato nelle attività agricole, oltre ai maggiori costi del gas necessario per riscaldare serre e tunnel permanenti.
Fertilizzanti e input agricoli sotto pressione
Il tema fertilizzanti rappresenta un ulteriore elemento critico. La dipendenza da rotte internazionali vulnerabili rende il settore particolarmente esposto alle tensioni geopolitiche. L’attuale instabilità nello Stretto di Hormuz si traduce quindi in un incremento significativo dei costi degli input per i produttori britannici.
Nonostante l’aumento generalizzato dei costi energetici e logistici, la voce più rilevante resta quella del lavoro. Per i produttori di piccoli frutti, la manodopera rappresenta almeno il 50% dei costi totali di produzione. In questo contesto, l’incremento del 4,3% del National Living Wage per i lavoratori over 21, previsto per aprile 2026, si inserisce come un ulteriore fattore di pressione, superando il tasso di inflazione.
Una sfida per tutta la filiera
L’insieme di questi fattori delinea uno dei contesti più difficili degli ultimi anni per i produttori britannici. Tuttavia, secondo Marston, emerge anche un’opportunità: rafforzare la collaborazione tra agricoltori e retailer per distribuire in modo equo l’impatto dei costi lungo tutta la filiera.
In un momento di forte incertezza globale, la sostenibilità economica della produzione di piccoli frutti nel Regno Unito dipenderà sempre più dalla capacità di creare partnership solide lungo la supply chain. Solo attraverso una condivisione equilibrata delle pressioni sui costi sarà possibile garantire continuità negli investimenti e una fornitura stabile per i consumatori.
Fonte testo e immagine: www.fruitnet.com

