La Colombia sta vivendo una fase decisiva per lo sviluppo della propria agroindustria del mirtillo.
Negli ultimi anni il Paese ha avviato un percorso di espansione rapido, sostenuto da nuovi investimenti, ampliamento delle superfici e crescente apertura ai mercati internazionali.
Le prospettive per il biennio 2025–2026 indicano un comparto in piena trasformazione, con numeri che attirano l’attenzione di produttori, esportatori e investitori globali.
Un frutto strategico per l’agroexport colombiano
Il mirtillo (blueberry) si è affermato a livello mondiale come uno dei piccoli frutti a più alto potenziale commerciale. La domanda globale cresce spinta dai trend salutistici e dall’interesse per alimenti freschi, nutrienti e disponibili tutto l’anno.
In questo scenario, la Colombia si trova in una posizione particolarmente interessante: il settore è ancora giovane, ma sta registrando una crescita significativa sia in termini di superfici coltivate sia di volumi esportati. Una dinamica che apre nuove opportunità lungo tutta la filiera, dalla produzione primaria ai servizi di supporto, fino alla logistica e all’export.
Secondo i dati dell’Instituto Colombiano Agropecuario (ICA), oggi sono oltre 250 i produttori attivi nella coltivazione del mirtillo in Colombia. Per il 2025 si stimano circa 600 ettari coltivati, con proiezioni che indicano un’ulteriore espansione nei prossimi anni.
Il dato è particolarmente significativo se si considera che, fino a pochi anni fa, il mirtillo rappresentava una coltura marginale nel panorama agricolo nazionale. L’incremento delle superfici testimonia una crescente fiducia nel potenziale economico del comparto.
Export in forte accelerazione: +609% previsto entro il 2026
I numeri dell’export confermano il cambio di passo. Nel 2024 la Colombia ha esportato 628.235 kg di mirtilli, generando oltre 3,3 milioni di dollari (circa 3 milioni di euro) di ricavi.
Un risultato rilevante per un settore ancora in fase di consolidamento. Le prospettive sono ancora più ambiziose. Secondo le proiezioni dell’Unidad de Planificación Rural Agropecuaria (UPRA), entro il 2026 il valore delle esportazioni potrebbe superare i 10 milioni di dollari (circa 9,2 milioni di euro), con una crescita stimata del +609% rispetto ai livelli attuali.
Anche i dati di ProColombia confermano il trend positivo: tra gennaio e agosto 2024 le esportazioni di mirtilli hanno registrato un incremento del 305% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per un mercato giovane, si tratta di un segnale chiaro: la Colombia sta costruendo le basi per ritagliarsi uno spazio nel mercato globale dei piccoli frutti.
Uno degli asset più rilevanti della Colombia è rappresentato dalle sue condizioni agroclimatiche. Il mirtillo può essere coltivato oltre i 2.000 metri sul livello del mare, permettendo una produzione potenzialmente attiva per 52 settimane l’anno. Questo aspetto offre un vantaggio strategico rispetto ai Paesi con stagionalità marcata.
Diversificazione territoriale
Oltre alle aree tradizionali di Bogotá e Boyacá, regioni come Antioquia, Cauca, Eje Cafetero e Nariño presentano condizioni favorevoli per l’espansione. Attualmente, secondo dati di settore, Antioquia, Cundinamarca e Boyacá sono tra i dipartimenti più attivi.
La distribuzione geografica consente di:
- ridurre il rischio climatico,
- programmare la produzione lungo l’arco dell’anno,
- sfruttare diversi livelli altitudinali.
Apertura dei mercati e standard sanitari
Il lavoro dell’ICA ha permesso di aprire nuovi mercati internazionali e di rafforzare il rispetto degli standard fitosanitari e qualitativi, prerequisito essenziale per competere nell’export. La crescita non è priva di criticità. L’accesso ai mercati internazionali richiede buone pratiche agricole, certificazioni, controllo fitosanitario e conformità normativa. Il supporto istituzionale resta determinante per accompagnare i produttori, in particolare i piccoli e medi.
La coltivazione del mirtillo comporta investimenti in tecnologia, formazione tecnica e gestione post-raccolta. Logistica e catena del freddo sono elementi chiave per mantenere la qualità del prodotto destinato all’export. La Colombia si inserisce in un contesto latinoamericano già presidiato da importanti esportatori di berries. Qualità, continuità di fornitura e competitività dei costi saranno fattori decisivi. Un’espansione troppo rapida potrebbe generare squilibri: eccesso di offerta, pressione sulle risorse idriche, carenze infrastrutturali o logistiche. Pianificazione e governance saranno centrali per garantire uno sviluppo equilibrato.
Dove si concentrano le opportunità
Per investitori e operatori della filiera, il comparto offre diverse aree di sviluppo:
- Nuovi impianti produttivi, soprattutto in zone con altitudine adeguata e buoni collegamenti logistici.
- Servizi tecnici e agronomici, fornitura di input specializzati, gestione post-raccolta, confezionamento e certificazioni.
- Logistica ed export, con potenziale verso Stati Uniti, Europa, Asia e altri mercati.
- Innovazione e segmentazione, con focus su sostenibilità, tracciabilità, packaging innovativo e nicchie premium o biologiche.
Uno sguardo al 2026: finestra strategica per entrare nel settore
L’agroindustria del mirtillo in Colombia sta attraversando una fase di espansione accelerata, sostenuta da condizioni climatiche favorevoli, apertura commerciale e domanda globale in crescita.
Per consolidare questo percorso saranno necessari investimenti mirati, infrastrutture adeguate, formazione tecnica e rispetto rigoroso degli standard internazionali.
Il biennio 2025–2026 rappresenta una finestra strategica: chi entra oggi nel settore può posizionarsi in un mercato con forti prospettive di crescita, scalabilità e integrazione nei flussi globali del commercio dei piccoli frutti.
Fonte: Maria Antonia Eusse Paulo da LinkedIn
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