Coltivazione fuori suolo del mirtillo: pratiche, costi di impianto e gestione secondo Fondazione Mach

Tommaso Pantezzi, responsabile dell’unità frutticoltura e piccoli frutti di Fondazione Mach che, come unità del centro trasferimento tecnologico, si occupa di consulenza e sperimentazione nell’ambito dei piccoli frutti e del ciliegio. In occasione del convegno Italian Berry Day, Tommaso Pantezzi ha descritto le peculiarità della coltivazione fuori suolo del mirtillo gigante americano in riferimento all’area di coltivazione del Trentino-Alto Adige, ambito territoriale di attività della fondazione.


La diffusione del mirtillo in Trentino-Alto Adige si realizza nella “zona dei piccoli frutti”: la Valsugana, dove esistono i suoli più adatti (la coltivazione di questo prodotto nasce infatti in suolo). Il terreno deve presentare: pH acido (essendo la pianta di mirtillo una pianta acidofila), assenza di calcare attivo e una buona disponibilità idrica, in caso contrario l’acqua va opportunamente trattata acidificandola.

La forma di coltivazione più diffusa è quella tradizionale e più naturale: il cespuglio; con questo portamento viene allevata sia nel suolo che nel vaso e la densità d’impianto che si utilizza in questi ambienti è di circa 230-240 piante su 1000m2.

Il materiale vegetale che si utilizza per realizzare gli impianti fuori suolo è formato da piante di uno o due anni che vengono fornite in vaso e che in Trentino vengono trapiantate in primavera; anche se utilizzando piante trasferite in vaso, l’epoca di trapianto è abbastanza flessibile.

Essendo l’impianto di mirtillo di lunga durata (15 anni circa), con le tecniche di potatura è possibile ottimizzare la produzione: nel primo anno è importante eliminare tutti i fiori per permettere un miglior sviluppo della pianta, mentre negli anni successivi questi ultimi non verranno più diradati, ma si opererà con la potatura per equilibrare la pianta.

Il mirtillo è una specie frutticola abbastanza resistente alle malattie e alla pioggia, ma questo dipende dalle varietà a cui facciamo riferimento. Ultimamente vengono utilizzate le coperture antipioggia che limitano lo sviluppo di malattie fungine e il “craking” (che può verificarsi in caso di piogge prolungate e intense).

Solitamente la copertura si abbina alla rete antinsetto per il problema riscontrato da ormai qualche anno: la Drosophila suzukii, maggior problematica di questa cultura.

Un’altra pratica importante è quella di garantire un’impollinazione ottimale durante il periodo della fioritura, a tal proposito si posizionano sia api che bombi, che lavorano in condizioni di temperatura differenti, in maniera alternativa o anche contemporaneamente.

Per una corretta impollinazione non è necessario posizionare più varietà. Ad esempio, per Draper o Duke (le varietà più diffuse in Trentino), anche la presenza di una sola delle due garantisce un’impollinazione sufficiente.

La raccolta è una delle operazioni più importanti, è scalare e richiede più stacchi. In generale, dura dai 20 ai 30 giorni circa, richiede appunto più stacchi (3 o 4) ogni 7-10 giorni. La produzione su 1000 m2, (con le densità citate precedentemente) varia da 1,2 a 2 tonnellate con una resa di raccolta di 3-5 kg/h.

Per il fuori suolo è importante la scelta del substrato (in commercio ne esistono vari, che sono delle miscele di torba acida, perlite, fibra di cocco e che garantiscono il mantenimento delle caratteristiche fisiche per un adeguato periodo), che implica l’utilizzo della fertirrigazione.

L’acqua va acidificata (con acido fosforico, solforico o nitrico) ed è importante avere un’idea della salinità dell’acqua, in particolare quando questa è dovuta a bicarbonati che possono essere limitanti per la coltivazione. È fondamentale, per avere un buon controllo della fertirrigazione, eseguire dei monitoraggi e dei controlli sui diversi componenti in gioco: il substrato, la soluzione fertirrigua in uscita e il drenaggio.

Parlando infine dei costi medi per la realizzazione di un impianto di mirtillo (1000 m2) fuori suolo che riguardano le coperture (antipioggia e antinsetto), gli impianti di fertirrigazione, le piante, i contenitori e il substrato, possiamo concludere che si aggirino intorno ai 10.000 €.

Riguardo i costi di gestione totali annuali, invece, l’importo è di circa 8.700-6.900€.


Advertisements

Ti è piaciuto questo articolo?

Vota per rendere Italian Berry sempre più interessante.

Voto medio 5 / 5. Numero voti: 1

Vota per primo questo articolo!

Se ti è piaciuto questo articolo...

seguici sui social media!