Cestino in cellulosa

Cestini di cellulosa: quale futuro?

I cestini di cellulosa sono stati oggetto di un improvviso e diffuso interesse nel 2019, quando la reputazione della plastica ha raggiunto il punto più basso da quando era apparsa sul mercato degli imballaggi negli anni ’50.

L’anno scorso quindi i produttori di imballaggi per alimenti si sono trovati a far fronte a richieste da parte dei clienti per prodotti non ancora disponibili sul mercati. Hanno dovuto mettere in atto un grande sforzo progettuale per portare in tempi brevi sul mercato le soluzioni richieste dalla filiera. In particolare i piccoli frutti, per la loro immagine di naturalità, sembravano essere tra le categorie più interessate a questi nuovi materiali.

Ma la crisi Covid-19 ha rapidamente ridimensionato l’interesse per queste soluzioni, riportando l’attenzione sulle materie plastiche a causa degli indiscutibili vantaggi in termini di performance, costo e disponibilità.

Luca Rivoira, sales manager di Retarder, azienda piemontese specializzata in soluzioni per imballaggio e conservazione, analizza per Italian Berry il presente e il futuro di questo nuova categoria di imballi.

Di che materiale stiamo parlando?

Si tratta di un mix composto da 80% di cellulosa derivata da riciclo di sfridi di carta Kraft e da 20% di cellulosa, utilizzata per dare la necessaria consistenza all’imballaggio.

Quali prestazioni ha questo cestino?

Il cestino ha prestazioni confrontabili agli imballaggi in R-PET: è termosadabile, coperchiabile e può essere utilizzato nelle stesse linee di confezionamento già presenti negli stabilimenti di lavorazione.

In quali formati è disponibile?

Lo offriamo in tre formati: il 125/150g, il 250g e il più grande 500g.

Qual è la resistenza di questo materiale?

La principale criticità è teoricamente rappresentata dall’umidità che si sviluppa nelle celle di conservazione e durante i trasporti refrigerati. Ma questo materiale ha dimostrato ottime caratteristiche di resistenza; anche a distanza di settimane il materiale non si sfalda e conserva la sua robustezza. Dal punto di vista della resistenza è quindi confrontabile ai più diffusi cestini in R-PET.

Come sta reagendo il mercato?

Dopo una forte ondata di interesse registrata fino a 6 mesi fa, adesso le vendite si concentrano nel segmento locale. Gli agricoltori acquistano questi cestini per la vendita diretta nei banchetti sulle strade oppure nei mercati contadini. I supermercati invece non hanno ancora mostrato interesse concreto nell’adottare questa soluzione.

Qual è il principale ostacolo alla sua diffusione?

Il costo è superiore del 50% a quello dell’omologo cestino in R-PET. Sebbene parliamo di pochi centesimi è comunque un costo che non viene recuperato nel prezzo di vendita e non ha un immediato effetto commerciale positivo. Inoltre il cestino di cellulosa richiede adeguati settaggi delle linee di confezionamento che ne rendono meno flessibile l’adozione.

In quali ambiti sta trovando quindi maggiore applicazione?

Il segmento del biologico, oppure generalmente del prodotto più “naturale” come può essere percepito quello venduto direttamente dai produttori ai consumatori, è quello che più si adatta alle caratteristiche di questo prodotto. Se serve a valorizzare maggiormente il prodotto presso un consumatore più sensibile alla sostenibilità, il maggior costo ha facilmente una giustificazione nel premium che il produttore realizza.

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