Ilario Ioriatti: piccoli frutti in Trentino, tutto iniziò negli anni ’60

Articolo tratto da AT – Agricoltura Trentina (7/2019)

Ilario Ioriatti, figura di riferimento e memoria storica, ha visto e vissuto l’evoluzione dei piccoli frutti nella provincia di Trento.
Dopo aver frequentato la scuola di S. Michele per 5 anni diventa tecnico delle colture minori presso ESAT, Ente per lo Sviluppo dell’Agricoltura Trentina e in seguito diventa direttore dell’Associazione Produttori Agricoli Piccoli Frutti Sant’Orsola fino al 2005. Ora è coltivatore vivaista.

ilario Ioriatti: gli inizi

Partiamo dal principio. Nella tradizione e ancora negli anni dell’infanzia di Ilario, i piccoli frutti erano esclusivamente quelli che si ottenevano attraverso la raccolta spontanea perché non erano ancora considerati piante da coltivazione. Le famiglie e i bambini praticavano soprattutto la raccolta dei mirtilli, oltre a quella dei porcini, e il ricavato spesso serviva per acquistare i libri scolastici. Un giorno, quando Ilario era ancora piccolo, lo zio Silvio Bernardi piantò nell’orto delle piantine di lamponi ricevute da un amico di ritorno dall’Olanda.

Quando diventarono praticamente delle infestanti, regalò i frutti anche a sua mamma, Ida, che un giorno del 1972 decise di venderne l’eccedenza portandoli in una scatola da scarpe a Zeni Ortofrutta di Baselga di Piné. Lì mamma Ida venne a sapere che i lamponi erano venduti ad una fortuna a Verona, e immediatamente intuì l’opportunità di guadagno. Che si tratti di una coincidenza il fatto della somiglianza tra il nome di Ida e il nome scientifico del lampone, Rubus idaeus? Nomen omen, questo crede Ilario, un vero presagio.

Inizialmente la coltivazione dei piccoli frutti in Trentino è partita da un processo coevolutivo, per così dire, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta. Bisogna ricordare le iniziative private di tre famiglie, Serafini, Mosca e Alessandrini, tutte ruotanti attorno al colle di Tenna. La moglie di Serafini era di Bassano, e al mercato aveva notato che in pianura mancavano le fragole a luglio perché ormai era finita la stagione. Da qui l’idea della coltivazione in quota per avere prodotto a luglio.

Probabilmente gli anni ‘70 sono stati tempi maturi per lo sviluppo del mercato dei piccoli frutti freschi. Sono partite varie iniziative quasi in contemporanea, anche se slegate fra loro, in varie parti del Trentino (Valsugana, Val di Cembra, Coredo, Vigolo Vattaro, Bleggio, Lomaso). Alcune spinte progettuali si sono spente presto altre si sono accresciute e sviluppate. Negli anni ‘68-80 la produzione era in gran parte a favore della ditta Zipperle di Merano che produceva succhi di frutta e che quindi aveva una forte richiesta di ribes nero e amarene. Questo sbocco commerciale diventa un binario morto quando la ditta decide di delocalizzare e spostare le produzioni nell’allora Jugoslavia.

Anche i genitori di Ilario nel 1973 mettono a coltura 400 mq di piante per la produzione di lamponi. Le prime titubanze in quel periodo erano date dall’incertezza di poter vendere il prodotto. Si sapeva solo che c’era richiesta di lamponi da Lazzaretti per fare il succo di lampone o di fragole e dalle gelaterie delle zone turistiche come ad esempio nella zona di Riva del Garda.

Nel 1974 la famiglia Ioriatti entra in contatto con Luciano Mattivi, iniziando una collaborazione ‘competitiva’ che si svilupperà negli anni a venire con Ilario. Al gruppo si aggiunge Mariano Avi che pianta lamponi nel ‘75. Inizialmente Ioriatti, Mattivi e Avi conferivano la produzione a Mosca, che da produttore era diventato commerciante. Un grande merito deve essere riconosciuto al dott. Pallaoro, funzionario PAT per la frutticoltura e al dott. Zanoni suo caposervizio, che si sono impegnati molto per far sviluppare queste nuove colture tant’è che iniziano i primi finanziamenti provinciali.

1973: nasce l’associazione

Nel 1973 nasce l’Associazione Produttori Agricoli, che poi diventerà Associazione Produttori Agricoli s.c.ar.l. nel ‘79 quando ci sarà l’obbligo di avere partita IVA. Dal 1973 al 1982 il responsabile operativo dell’APA è Sergio Paoli di Viarago, aiutato dal braccio destro Federico Oss di Canzolino di Pergine. Significativo il fatto che già allora l’attività della associazione non si limitasse alla pura vendita della frutta, ma che si occupasse anche della distribuzione delle piante e degli altri mezzi di produzione, con una forte spinta al coinvolgimento di sempre nuovi produttori.

All’inizio ci si appoggiava ai magazzini delle mele, per lo più a Caldonazzo e i maggiori clienti erano Slomp Renzo e Luciano di Lavis; poi finalmente la società riesce a costruire il primo proprio magazzino su un terreno dell’ASUC di S.Orsola.

Gli anni ’80 dalla difficoltà ai primi successi

Gli inizi di Sant’Orsola sono stati difficili, l’anno ‘83 sembrava dovesse mettere la  parola fine perché i piccoli frutti erano considerati coltura minore. C’era poi una ciclicità settimanale di vendite, erano acquistati dal consumatore per lo più verso il fine settimana, per fare dolci e macedonie. Tante erano le difficoltà, di produzione, ma soprattutto di conservazione e vendita, perché stagionali ed estremamente deperibili.

Il 1985 è stato l’anno della svolta grazie alla scoperta delle fragole rifiorenti. Venivano comprate in aprile in Olanda e si raccoglieva da luglio a ottobre. A fine agosto però veniva dato il primo acconto ai coltivatori che serviva a finanziare le spese in una sorta di microcredito. In questo modo molti contadini riuscivano a produrre fragole, spesso in integrazione o affiancamento ad altre colture.

Produrre piccoli frutti cominciava a funzionare, perché era una coltura adatta anche al part time e dava soddisfazione economica. Nel 1980 sarà Andrea, fratello di Ilario, a piantare 2000 mq di more a Civezzano e a diventare il primo produttore a tempo pieno di piccoli frutti. Negli stessi anni poi Paoli e Oss riescono a importare dalla Francia la varietà rifiorente di lamponi Heritage, che garantiva una produzione lunga e di qualità con frutto sodo e da raccogliere senza picciolo. Sant’Orsola in questo modo riesce a crescere esponenzialmente e a fine anni Ottanta passa già ad avere 600 soci.

Gli anni ’90; nuovi mercati e nuove colture

Dopo il lampone e la fragola, nel ‘90 si comincia a produrre il ribes e in particolare Dallabrida di Vigolo Vattaro investe nella sua coltivazione. Quando arriva il mirtillo gigante dall’America viene apprezzato e coltivato soprattutto in Val di Cembra. Il principale concorrente negli anni è stato il Piemonte, che però produceva per l’industria e stentava a passare al fresco, al contrario del Trentino che lo fa fin da subito diventando negli anni Novanta leader di mercato in Italia.

Un altro competitor negli anni è stato l’Alto Adige con la Val Martello, l’unica zona che riusciva a fornire fragole in agosto. Un nuovo momento di crisi cade in coincidenza con i forti investimenti di Sant’Orsola che stava costruendo il nuovo magazzino a Zivignago.

Nel 1992 avviene la prima liberalizzazione dei mercati europei dell’ortofrutta e in un attimo gli importatori italiani di fragole olandesi e belghe passano da tre ad un centinaio. Per tentare di risolvere, Ioriatti e Mattivi hanno l’idea di introdurre una varietà unifera di fragole, la Elsanta, dal gusto ottimo e di buona conservazione.

Le piante erano tenute in frigo e messe a dimora in modo da allungare la stagione produttiva. Mattivi intuisce le potenzialità della coltivazione fuori suolo, risultata poi vincente, che permette di fare la rotazione cambiando solo il substrato. I vantaggi sono molti: si risparmia tempo di reimpianto, c’è maggiore comodità di lavorazione e si mantengono i tunnel antipioggia (unica maniera di fare frutta di qualità e con meno residui). Infine si decide di formare nuovi tecnici specializzati per prodotto.

Nella prima metà degli anni Novanta parte in questo modo la vera modernizzazione e la vendita alla grande distribuzione, con gli stessi supermercati che facevano richiesta di piccoli frutti. La storia dei piccoli frutti in Trentino è iniziata così. Nel tempo poi le cose sono evolute anche in altre direzioni con la nascita di nuove iniziative e l’introduzione anche di altri frutti come il ciliegio; ma questa è un’altra storia.

Photo by Isaac Quesada on Unsplash

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