Il cambiamento climatico orienta la ricerca genetica per i piccoli frutti

Daniela Segantini è agronomo con un Ph.D. in Orticoltura rilasciato dalla ‘Universidade Estadual Paulista’, UNESP, Brasile ed ha esperienze professionali in primari contesti internazionali.

In questa intervista parla delle dinamiche che hanno guidato la diffusione della produzione dei piccoli frutti in climi più caldi e temperati, dando un forte impulso a nuove aree di produzione e creando nuove e interessanti opportunità di mercato.

Nel nostro immaginario i frutti di bosco crescono nei climi freschi e temperati. Come è possibile che tra i principali paesi produttori stiano crescendo invece zone climatiche molto più calde come il Nord Africa o l’America del Sud?

Lamponi, more e mirtilli sono frutti a clima temperato e normalmente hanno bisogno di accumulare ‘ore di freddo’ (< 7,2°C) durante l’inverno, per soddisfare il loro fabbisogno e garantire germogliamento e fioritura uniforme durante la primavera con conseguente buona produttività. Questo significa che, se il fabbisogno in freddo di una varietà è di 800 ore, questa varietà deve essere coltivata in un’area dove l’accumulo di ore sotto 7,2°C sia vicino a 800 ore. In passato, i ‘berries’ erano coltivati maggiormente in zone temperate, dove erano soddisfatte le necessità di freddo delle varietà. Dopo decenni di ricerca, i genetisti sono stati però capaci di ridurre il fabbisogno in ore di freddo dei lamponi, more e mirtilli. Oggi, è possibile coltivare queste specie anche in regioni più calde come in Marocco, Cile, Perù, Messico e Sud Europa, qualcosa di impensabile 40 anni fa.  

Che implicazioni ha questo trend dal punto di vista agronomico, in particolare per i lamponi?

More e lamponi possono essere classificati come varietà del tipo ‘primocane-fruiting’ e ‘floricane-fruiting’. Le varietà del tipo ‘floricane-fruiting’ producono frutta solo sulle canne del secondo anno (floricanes), queste canne hanno bisogno di essere svernate e accumulare freddo durante l’inverno, per produrre frutta nella prossima primavera/estate. Invece le varietà del tipo ‘primocane-fruiting’ sono capaci di produrre frutta sia sulle canne della stagione in corso (primocanes), sia sulle canne del secondo anno (floricanes).

Pertanto, i genotipi del tipo ‘primocane-fruiting’ hanno la capacità di produrre 2 raccolte per ciclo, una in primavera-estate sulle floricanes e l’altra in estate-autunno sulle primocanes. La produzione di frutta sulla canna della stagione in corso significa la possibilità di espandere la coltivazione dei lamponi e delle more nelle aree subtropicali e tropicali, poiché le ‘primocanes’ non hanno bisogno di essere svernate per produrre frutta. 

Esiste anche nelle more questo carattere che permette una distribuzione del materiale vegetale e una fruttificazione più efficiente?

Il carattere ‘primocane-fruiting’ è comune nei lamponi, ma non nelle more. Solo, nel 2004, l’Università dell’Arkansas ha rilasciato “Prime-Jim®” e “Prime-Jan®”, le prime varietà commerciali del tipo ‘primocane-fruiting’.

Nel 2009 è stata rilasciata la prima varietà di mora del tipo ‘primocane-fruiting’ con eccellente capacità di conservazione della frutta durante la spedizione, “Prime-Ark® 45”, le piantagioni commerciali sono state istituite nel 2010. Invece, “Prime-Ark® Traveller” è la prima varietà di mora del tipo ‘primocane-fruiting’ senza spine commercializzata al mondo, di alta qualità e capacità di conservazione durante la spedizione [2].

I mirtilli nascono più di 100 anni fa negli stati dell’America del Nord, con inverni freddi e climi continentali. Come si è evoluta l’offerta varietale per questa che è attualmente il piccolo frutto più diffuso al mondo?

Attualmente, le varietà di mirtilli possono richiedere da 0 a 1000 ore di freddo e possono essere classificate come Northern Highbush (High Chill) e Southern Highbush (Low Chill). Così come le more e i lamponi, alcune varietà di mirtilli possono sopportare 2 raccolte, una durante la primavera-estate e un’altra durante l’autunno.

I mirtilli appartengono alla famiglia delle Ericaceae. Le varietà commerciali più importanti di mirtilli sono tetraploidi (4x) e derivano principalmente dalla specie Vaccinium corymbosum (Gruppo Highbush). Altre specie di mirtilli sono il Vaccinium virgatum syn. V. ashei (Gruppo Rabbiteye), coltivata nel sud degli Stati Uniti e Vaccinium angustifolium (Gruppo Lowbush), coltivata nel nord degli Stati Uniti. Vaccinium myrtillus ha una certa importanza nei paesi del Nord Europa. Tuttavia, la qualità della frutta di Vaccinium corymbosum è superiore.

L’Università della Florida e l’Università della Georgia negli Stati Uniti hanno introdotto nuove varietà di mirtilli con zero e/o basso fabbisogno di freddo, chiamate anche varietà di tipo ‘evergreen’ (sempreverdi). Ciò è stato possibile grazie a molti esperimenti e incroci realizzati soprattutto tra Vaccinium corymbosus e Vaccinium darrowii. La prima specie utilizzata perché di elevata qualità e produttività, la seconda per la resistenza al calore e il basso fabbisogno di freddo.

Leggi l’articolo completo su FoodHub: Tecnologie genetiche al servizio del miglioramento dei piccoli frutti

Il portale FoodHub sull’innovazione agroalimentare offre informazione e formazione per trasferire l’innovazione sostenibile nell’agrifood. Ha l’obiettivo di diventare la prima community in Italia a promuovere l’informazione e la formazione di tutti gli stakeholder del settore agroalimentare.

Foto credit: rawpixel.com – www.freepik.com

Ti è piaciuto questo articolo?

Vota per rendere Italian Berry sempre più interessante.

Voto medio 0 / 5. Numero voti: 0

Vota per primo questo articolo!

Se ti è piaciuto questo articolo...

seguici sui social media!